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La guerra in Ucraina

Armi in Ucraina, arrivano i primi dubbi degli Stati Uniti

Proseguono le offensive dell’esercito ucraino. Arriva anche la richiesta di Zelensky a Biden: “Più armi per sconfiggere il nemico”

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Giorno numero 208 del conflitto tra Russia e Ucraina. La resistenza locale prosegue nella sua offensiva, in particolare nella regione di Lugansk, dove il governo di Kiev ha annunciato la distruzione della base russa, nella città occupata di Kadiivka. Dall’inizio della guerra, gli invasori hanno perso più di 50mila uomini, tra morti e feriti, ma continua imperterrita la tattica missilistica del Cremlino. Nella notte, infatti, gli ucraini hanno denunciato un bombardamento nella città di Mykolaiv, dove un missile di Mosca è caduto a trecento metri dalla centrale nucleare di Pivdennoukrainsk.

Le tensioni tra Biden e Zelensky

Al di là dei combattimenti sul campo, però, decisamente accese sono anche le relazioni bilaterali tra Biden e Zelensky. Il presidente ucraino, infatti, starebbe spingendo per un incremento americano nell’invio di armi. Non solo: Kiev avrebbe chiesto a Washington pure l’invio di armi nuove e più potenti, il che ha portato alla risposta secca della Casa Bianca: “Stiamo cercando di evitare la terza guerra mondiale”.

I mezzi militari in questione sarebbero sistemi missilistici, con un arco di più di 300 chilometri, e che potrebbero colpire potenzialmente la Russia, da una posizione “sicura” per la resistenza. Lo scoop è stato offerto dal New York Times, il quale ha anche reso noto il principale obiettivo di Zelensky: lanciare una capiente offensiva a partire dagli inizi del prossimo anno, tale da scacciare definitivamente l’invasore. Per di più, sia Biden che i suoi collaboratori concordano sul rischio concreto che Putin possa intensificare i propri attacchi, di fatto ritornando in una fase della guerra più cruenta. Per intenderci, quella che interessò l’assedio di Melitopol oppure il genocidio di Bucha.

Eppure, al di là degli ultimi esiti positivi delle offensive ucraine, gli Stati Uniti sarebbero ben lungi dal definire Kiev la prossima vincente del conflitto. Secondo il presidente Biden, infatti, “attraverso l’aiuto significativo che noi e i nostri alleati stiamo dando, insieme all’incredibile coraggio e determinazione del popolo ucraino, l’Ucraina non sta perdendo la guerra e sta ottenendo guadagni in alcune aree”. Subito dopo, però, arriva il campanello d’allarme: “Vincere la guerra significa far uscire completamente la Russia dall’Ucraina e riconoscerne la sovranità”. Insomma, fine guerra mai. Almeno per adesso.

La risposta del Cremlino

Il Cremlino, infatti, non potrà mai riconoscere l’esistenza di uno Stato, che da sempre ha etichettato come regione ribelle. Per di più, la formula bideniana “far uscire completamente la Russia dall’Ucraina” significa che Putin dovrà legittimare una Crimea solo ed esclusivamente ucraina, così come per il Donbass. Le intenzioni russe, ovviamente, sono ben distanti. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha specificato come la Crimea sia “parte integrante della Federazione Russa e qualsiasi rivendicazione sul territorio russo riceverà una risposta adeguata da Mosca”.

Insomma, la situazione bellica non pare ancora sbloccarsi. L’intenzione della Casa Bianca non sembra quella di sostenere a spada tratta la resistenza locale, ma cercare di contenere Mosca, evitando in qualsiasi modo che la guerra possa ulteriormente espandersi. Nel frattempo, però, l’Ucraina continua la propria offensiva nei territori occupati dal nemico. E tutto ciò la potrà anche mettere in una posizione di forza nei negoziati. Non in uno stato di armistizio, bensì di trattato.

Matteo Milanesi, 19 settembre 2022