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Aspettando Di Battista…

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Si è ormai formato un genere letterario intorno al viaggio centro-americano di Alessandro Di Battista: ieri si è esercitato sul tema anche Aldo Grasso sul Corriere della Sera.

La vicenda la conoscete: uno dei due uomini più noti del Movimento 5 Stelle (a parte Grillo, ovviamente), alla fine della scorsa legislatura, ha preso tutti di sorpresa lasciando campo libero all’amico-rivale Luigi Di Maio.

Il campano qui in Italia a vincere le elezioni e a cimentarsi nella (difficile…) prova di governo, e lui invece in giro per il mondo con la famiglia a scrivere articoli per Il Fatto quotidiano, inviare mini-docufilm, e ad alimentare l’attesa.

Naturalmente, intorno a una scelta del genere (intelligente, non solo furba), sono iniziate le speculazioni e il gioco delle ipotesi: sincero desiderio di vedere cose nuove e fare esperienze originali, oppure astuta creazione di un’”alternativa”, di una “riserva” movimentista nel caso (probabile) che Di Maio si consumi?

Da ieri circola la voce secondo cui Di Battista potrebbe non ritornare presto, ma continuerebbe il giro del mondo spostandosi in Africa o in India, chissà.

Non abbiamo nessun elemento per sapere cosa farà Di Battista (al quale vanno i migliori auguri), ma, del tutto a prescindere dalle sue scelte, resta spazio per una considerazione sul nostro tempo politico, che consuma vorticosamente i suoi protagonisti, e ha bisogno di carne e sangue freschi.

Christian Salmon ha parlato di “cerimonia cannibale”: di una ruota mediatica che gira e divora, in cui gli attori sono nello stesso tempo “performer” e “agnelli sacrificali”.

Di Maio – in queste settimane – ha mostrato plasticamente come si possa passare dal centro del ring alle corde, all’angolo. Forse Di Battista non ha fretta di fare la stessa fine, e preferisce alimentare l’attesa. L’attesa come elisir di lunga vita (non) politica.

Daniele Capezzone, 3 dicembre 2018