Cronaca

Assalto alla tangenziale, Milano teme nuovi scontri: il piano anti-violenti

Due cortei attraverseranno la città fino alla A51. Dopo le violenze delle scorse settimane, massima attenzione sugli antagonisti e sui gruppi più radicali

Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Milano si prepara a un’altra giornata ad alta tensione. Lo sciopero generale proclamato dall’Usb rischia di trasformarsi in un nuovo banco di prova per l’ordine pubblico, a meno di due settimane dagli scontri che hanno devastato alcune zone del centro cittadino. Questa volta, però, l’obiettivo dei manifestanti è diverso: non piazza Duomo, ma la tangenziale Est. Il sindacato ha annunciato apertamente l’intenzione di bloccare la città, dalle strade alle grandi arterie di collegamento, per protestare contro il carovita, la guerra e il riarmo. In piazza sono attese almeno diecimila persone, tra lavoratori, studenti, collettivi antagonisti, attivisti pro Pal e militanti dei centri sociali. Una mobilitazione imponente che ha fatto scattare un articolato piano di sicurezza, con centinaia di uomini delle forze dell’ordine impegnati a scongiurare nuovi episodi di violenza.

A preoccupare è soprattutto il percorso della manifestazione. Due cortei distinti confluiranno in un unico serpentone diretto verso la periferia nord-orientale di Milano. Il primo concentramento è previsto alle 9.30 in piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico, dove si ritroveranno studenti universitari, liceali e militanti dei collettivi, tra cui il centro sociale Lambretta. Il secondo appuntamento è fissato alle 10 in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale, punto di partenza della manifestazione organizzata dall’Usb, alla quale prenderanno parte anche gli attivisti pro Palestina. Da qui i partecipanti imboccheranno via Vitruvio, raggiungeranno piazza Lima e percorreranno corso Buenos Aires fino a piazzale Loreto, dove è previsto il ricongiungimento dei due cortei.

Da Loreto la manifestazione dovrebbe proseguire lungo via Andrea Costa, via Leoncavallo e piazza Sire Raul, per poi raggiungere l’asse di via Palmanova. La destinazione annunciata dagli organizzatori è la zona di Cascina Gobba, a ridosso della tangenziale Est A51. Nelle interlocuzioni con la Questura era stata prospettata anche una conclusione del corteo nell’area del parco Martiri della Libertà iracheni vittime del terrorismo, lungo la Martesana. Gli appelli diffusi nelle ultime ore dagli organizzatori, tuttavia, indicano chiaramente la volontà di spingersi fino alla tangenziale. E proprio qui si concentrano le principali preoccupazioni degli apparati di sicurezza: l’eventuale occupazione delle carreggiate potrebbe provocare pesanti ripercussioni sulla viabilità, con il rischio che il blocco si prolunghi ben oltre i pochi minuti ipotizzati.

Secondo quanto riportato da Repubblica, la circolazione sulla tangenziale potrebbe essere interrotta precauzionalmente in entrambi i sensi di marcia già una quarantina di minuti prima dell’arrivo dei manifestanti a Cascina Gobba. Una misura pensata per evitare che automobilisti e mezzi pesanti si trovino improvvisamente davanti al corteo. Resta invece impossibile stabilire in anticipo quanto potrebbe durare lo stop. Molto dipenderà dal comportamento dei partecipanti e dall’eventuale presenza di gruppi intenzionati a forzare le indicazioni del servizio d’ordine.

Il precedente che preoccupa maggiormente risale al 3 ottobre 2025, quando circa centomila persone parteciparono allo sciopero dell’Usb in sostegno alla Global Sumud Flotilla. Anche in quell’occasione il corteo raggiunse la tangenziale Est, entrando dallo svincolo di Lambrate. L’accordo prevedeva un passaggio limitato e il successivo rientro in città, ma non tutti rispettarono le indicazioni. Alcune decine di giovani e giovanissimi, molti dei quali a volto coperto, proseguirono lungo l’arteria e ingaggiarono un duro confronto con le forze dell’ordine. Ne seguirono lanci di oggetti, lacrimogeni e l’intervento degli idranti, mentre il traffico rimase paralizzato per oltre un’ora. Nemmeno i tentativi del servizio d’ordine sindacale riuscirono a fermare i gruppi più determinati a cercare lo scontro.

È proprio la possibilità che quel copione si ripeta a tenere alta l’attenzione della Questura. Il dispositivo predisposto per oggi punta a separare la componente pacifica della manifestazione da eventuali frange violente, evitando che piccoli gruppi possano sfruttare la presenza di migliaia di persone per attaccare le forze dell’ordine o danneggiare beni pubblici e privati. Il lavoro preventivo si basa sul monitoraggio delle realtà considerate più a rischio, sulla presenza capillare degli agenti lungo il percorso e sul coordinamento con il servizio d’ordine degli organizzatori. Particolare attenzione sarà riservata ai punti di accesso alla manifestazione, ai possibili spostamenti di gruppi esterni e soprattutto alla zona della tangenziale, dove il contenimento di eventuali azioni non concordate diventerà decisivo.

A Milano il dispositivo coinvolge polizia, carabinieri, guardia di Finanza e polizia locale. Sul territorio sono inoltre presenti i cinquecento militari della Folgore inviati nei giorni scorsi per rafforzare l’operazione Strade Sicure, un presidio di supporto alla sicurezza cittadina che non va confuso con la gestione diretta dei cortei, affidata alle forze di polizia. La strategia, dopo i disordini del 17 e 18 ottobre e le tensioni del fine settimana successivo, è quella di mantenere alta la vigilanza senza trasformare l’intera manifestazione in un problema di ordine pubblico. I controlli preventivi dovrebbero essere meno invasivi rispetto alle giornate più delicate delle ultime settimane, anche grazie alla presenza di interlocutori sindacali e a un percorso preventivamente comunicato alle autorità.

Dall’Usb arrivano intanto rassicurazioni. “Non è nelle nostre intenzioni creare scompiglio”, ha assicurato il delegato Pietro Cusimano – riporta Il Giorno – ribadendo la volontà di dare vita a una manifestazione pacifica. Il sindacato rivendica il carattere politico e sociale della protesta, mentre i collettivi hanno rilanciato sui social la parola d’ordine del blocco della città. Sullo sfondo rimane anche la vicenda di Youssef Siher, tornato libero nelle scorse ore, destinata a trovare spazio negli slogan e negli striscioni degli attivisti pro Pal. Un ulteriore elemento di attenzione per gli investigatori, soprattutto alla luce delle tensioni che hanno accompagnato le mobilitazioni degli ultimi giorni.

La preoccupazione, del resto, non riguarda soltanto Milano. Alla vigilia delle manifestazioni convocate in decine di città italiane, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha riunito in videoconferenza prefetti, questori e vertici delle forze di polizia dei capoluoghi di regione. Il Viminale ha annunciato un “articolato dispositivo” finalizzato a “tutelare il diritto di manifestare pacificamente, garantire la sicurezza di tutta la comunità, isolando chi scende in piazza solo per creare disordini e commettere violenze”. Una strategia che prevede il presidio delle aree sensibili e il monitoraggio delle possibili criticità attraverso il lavoro degli investigatori e dell’intelligence.

Lo stesso Piantedosi ha invitato a non alimentare allarmismi, pur riconoscendo la delicatezza del momento. “Gli allarmi ci sono, perché avete visto questo modo di attivazione delle piazze molto insidioso, ma nulla diverso rispetto a quello che abbiamo trattato finora”, ha spiegato il ministro, esprimendo fiducia nella capacità delle autorità territoriali di gestire anche gli aspetti imprevedibili delle proteste. Il problema, dunque, non è impedire lo svolgimento delle manifestazioni, ma evitare che la partecipazione di gruppi intenzionati allo scontro finisca per compromettere la sicurezza degli altri manifestanti e dei cittadini.

Massimo Balsamo, 30 ottobre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI