Commenti all'articolo Il business della povertà: una scomoda verità per l’industria degli aiuti

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8 Commenti
Sciumbasci
Sciumbasci
17 Luglio 2026, 9:59 9:59

Dove credete sia finito il maglioncino che avete messo nell’apposito contenitore vicino alla chiesa? Nel mercato nero africano gestito in società dalle mafie europee ed africane. Tornerà in europa sotto forma di polverina

Mah
Mah
14 Luglio 2026, 5:13 5:13

È un classico delle organizzazioni umanitarie, come di quelle ambientaliste, diventano più utili a se stesse che a chi dovrebbero servire. E la lotta per il potere somiglia alla lotta tra le famiglie mafiose, con gentaglia abbarbicata alla poltrona da anni.

Jay Vickers
Jay Vickers
13 Luglio 2026, 9:14 9:14

Essendo stato nel volontariato so per certo che i vontari sgobbano mentre i caporioni intascano.

Tigre da laptop
Tigre da laptop
11 Luglio 2026, 16:18 16:18

(3) con più efficacia, o vista la situazione, fare in modo che possano “pescare” senza tutti gli impedimenti burocratici o spesso culturali.
Ho scritto Africa perché è il caso più grosso e vistoso, ma come racconta l’articolo non vale solo lì.

Tigre da laptop
Tigre da laptop
11 Luglio 2026, 16:15 16:15

(2) con entusiasmo, dopotutto era roba che gli serviva e poi era gratis, a rimetterci sul breve termine erano gli artigiani, e simili, locali, mentre sul lungo termine era tutta la società. In sostanza la cosa più utile da fare non è dargli un pesce oggi, ma insegnargli a pescare, o a pescare…

Tigre da laptop
Tigre da laptop
11 Luglio 2026, 16:09 16:09

(1)Un dettaglio da sottolineare e ribadire: non è che gli aiuti svanissero o finissero in tasca a quell’industriale/funzionario corrotto o cose del genere, il problema è che arrivavano davvero, (magari in modi e quantità sbagliate) gli africani il cibo, le scarpe, i pannelli solari se li prendevano