Politica

A Padova il primo tribunale islamico: fermiamo subito questa follia

Arriva la Sharia in Italia: una camera arbitrale per l'applicazione prioritaria dei precetti della sharia per le decisioni secondo diritto e l'interpretazione del Paese islamico d'origine

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Avevamo già lanciato l’allarme poche settimane fa da queste pagine: se le autorità italiane non vietano fermamente burqa e niqab sui volti delle donne arabe, questa pratica sarà il cavallo di Troia per istituire sul nostro territorio nazionale la sharia, la famigerata legge islamica. E così è stato.

Un tribunale islamico

A Padova, in via Armistizio 13, è stata costituita la Camera arbitrale islamica italiana, un’associazione privata che dichiara di voler risolvere le controversie all’interno della comunità islamica, e parla appunto di un proprio “Tribunale Sciaraitico”, il quale per giudicare le dispute civili fra musulmani non seguirebbe la legge italiana bensì quelle coraniche e della sunna, ossia l’ḥadīth, i precetti attribuiti a Maometto.

In questo modo, come denunciato dalla dottoressa Souad Sbai, “il diritto italiano è degradato a criterio residuale per colmare le materie non coperte dalla legge islamica”. Ciò è di una gravità assoluta. Il regolamento di questa corte arbitrale musulmana prevede, secondo la loro definizione, “l’applicazione prioritaria dei precetti della sharia comuni alle nazioni islamiche per le decisioni secondo diritto e l’interpretazione del Paese d’origine se le parti ne condividano la cittadinanza”.

Significa che, se una donna è araba o islamica, le è impedito rivolgersi al tribunale italiano e deve invece essere giudicata da questa corte coranica. Da ciò segue che l’intera vita e comportamento dei fedeli musulmani d’ora innanzi non saranno regolati dai codici della Repubblica, bensì dalle norme medievali, oscurantiste, teocratiche e antidemocratiche dell’islam.

Ora, a parte il fatto che ciò è chiaramente vietato da due storiche sentenze del 2003 e del 2018 della Corte europea dei diritti dell’uomo CEDU, massimo organo di diritto europeo; ma è la stessa legge italiana a impedirlo, come spiegato dalla dottoressa Sbai:

La legge italiana non può essere integrativa, poiché l’autonomia negoziale si arresta necessariamente davanti a norme inderogabili, diritti fondamentali, uguaglianza e giusto procedimento. La facoltà di scegliere l’arbitrato non autorizza in alcun modo a sottrarsi ai capisaldi costituzionali“.

E questo è il punto focale: l’arroganza prevaricante dell’islam usa queste strategie per il proprio imperialismo politico, per distruggere i valori democratici e repubblicani dell’Occidente, e instaurarvi al suo posto il Califfato.

Gli pseudo imam che predicano dalle pseudo moschee europee sono la quinta colonna dell’invasione islamica già in atto. Non sono per nulla immigrati da includere e da integrare: sono i nemici dell’Occidente, di tutti i valori liberali da noi conquistati in secoli di lotte: che le sinistre europee, loro complici, non se ne rendano conto è talmente grave da richiedere non un’analisi politica bensì dei consulti psichiatrici.

In troppi Paesi arabi vigono politiche misogine di ordine pubblico ricavate da questa legge islamica del VII secolo, che include impiccagioni, decapitazioni, fustigazioni, lapidazioni, segregazioni. Se vogliamo impedire che tali normative criminali e liberticide si diffondano nella nostra nazione annegandola nell’orrore bisogna subito sradicare sul nascere questi tentativi di jihād.

Esposto alla Procura

Futuro Nazionale, Lega e Fratelli d’Italia il 7 ottobre hanno perciò presentato un esposto alla Procura della Repubblica chiedendo, tra le altre cose, di:

– accertare la natura giuridica, l’organizzazione e le concrete modalità operative della cosiddetta Camera arbitrale islamica italiana.

– acquisire il regolamento arbitrale e verificare la compatibilità delle procedure adottate con i principi costituzionali di uguaglianza, libertà personale, diritto di difesa e tutela giurisdizionale.

– accertare se emergano condotte lesive di diritti fondamentali o altri fatti penalmente rilevanti, adottando, ove ne ricorrano i presupposti, i provvedimenti di competenza.

Continua la dottoressa Sbai: “In questa prospettiva, denunciare il meccanismo significa salvaguardare il primato dello stato di diritto… prima che questa dinamica diventi irreversibile”.

Cosa prevede la Sharia

Ricordiamo alcune norme della sharia, prese qua e là, tanto per chiarire:

– leggi sullo stupro: per ottenere una condanna servono una confessione, quattro testimoni maschi o otto testimoni femmine. Altrimenti, l’accusa si ritorce contro la vittima, accusata di falsa testimonianza. Di fatto, però, quasi sempre alle donne non è consentito testimoniare nei casi di stupro. La loro testimonianza vale la metà di quella di un uomo nelle questioni di natura economica, ma è considerata nulla nei casi di crimini efferati come stupro e omicidio (classificati come reati Hudud). La condizione di vittima maschile di stupro non viene nemmeno riconosciuta.

– assenza di leggi sull’età del consenso: i matrimoni che coinvolgono bambine e minori sono legali.

– alle donne, in Afghanistan ma non solo, è proibita qualsiasi forma di istruzione scolastica.

– circolazione delle donne e uso dei taxi. Agli autisti è imposto di trasportare solo donne che indossano il velo e siano accompagnate da un parente maschio.

– i tassisti hanno l’obbligo di farsi crescere la barba, tenere la musica spenta durante la guida e fermare i veicoli durante la chiamata alla preghiera.

– sono previste punizioni corporali alle donne per infrazioni a come vestirsi in modo immodesto e star fuori senza un tutore maschio.

– in Afghanistan, dove la sharia è applicata rigorosamente, i Talebani hanno ordinato ai canali televisivi di bloccare la trasmissione di drammi e soap opera con attrici donne, e obbligato le conduttrici di telegiornali a indossare il velo.

– alle donne sono impediti i lavori che possono essere eseguiti dagli uomini.

– sempre la sharia talebanica ha vietato la trasmissione di programmi in cui si ride (ve lo ricordate Il nome della rosa?) mettendo al bando gli spettacoli comici e di intrattenimento.

– chi abbandona la religione islamica deve essere giustiziato

– la donna che commette adulterio deve essere lapidata a morte.

– gli omosessuali (maschi) devono essere gettati dal punto più alto e, se miracolosamente sopravvivono, vengono lapidati fino alla morte. In Iran sono impiccati alle gru.

– le donne ricevono metà dell’eredità rispetto agli uomini e la loro testimonianza vale la metà, poiché sono considerate carenti nella religione e nell’intelletto (secondo gli hadith autentici).

– se un uomo teme la disobbedienza della moglie, può ammonirla, astenersi dal condividere il letto con lei e, se ciò non funziona, può picchiarla. Una donna, tuttavia, non può rifiutare il rapporto sessuale col marito (a meno che non sia gravemente malata o simili).

– il profeta Maometto sposò tredici mogli e ne ebbe undici contemporaneamente, mentre per gli altri musulmani il limite massimo è quattro.

– il profeta Maometto sposò Aisha quando lei aveva 6 anni e consumò il matrimonio quando ne aveva 9; all’epoca lui aveva superato i cinquant’anni.

– la schiavitù sessuale è permessa. Le schiave non possono rifiutare il sesso e il loro consenso non è ritenuto necessario.

– un uomo può divorziare dalla moglie per qualsiasi motivo pronunciando semplicemente la parola talaq tre volte, mentre una donna non può.

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