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La Corte penale internazionale vuole processare Israele e chiude entrambi gli occhi su Hamas

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Ieri il procuratore dell’International Criminal Court Fatou Bensouda ha consegnato un documento di oltre 100 pagine con il quale chiede alla Pre-Trial Chamber l’autorizzazione ad aprire un procedimento internazionale per crimini di guerra contro Israele.

I fatti contestati si riferiscono ovviamente al conflitto israelo-palestinese ed in particolare a tre circostanze: l’operazione “Protective Edge” condotta dall’IDF nella Striscia di Gaza nel 2014, il trasferimento di civili in Cisgiordania e gli avvenimenti legati alle Marce del Ritorno dal 2018 ad oggi lungo il confine con Gaza.

Nel documento si riprendono le vicende storiche e non si manca di sottolineare più volte lo status di Israele come potenza occupante.

Occupante non solo della Giudea e Samaria ma anche della Striscia di Gaza, nonostante il ritiro unilaterale del 2005. Questo perché “Israele manterrebbe un effettivo controllo marittimo, aereo e terreste e avrebbe imposto dal 2007 un embargo su tale territorio”. Anche se è assolutamente legittimo che Israele voglia controllare accessi ed uscite da un territorio pieno di gente che vorrebbe compiere attentati contro i suoi cittadini. E peccato che anche l’altro confinante, l’Egitto, attui la medesima politica verso Gaza, in quanto non vuole avere a che fare con le organizzazioni terroristiche che dominano la Striscia.

Formalmente la richiesta dell’apertura del procedimento contro Israele appare quanto meno bizzarra. Il procuratore utilizza la maggior parte del documento per giustificare la correttezza della richiesta, ovvero cercare di dimostrare l’esistenza dello Stato palestinese. Infatti un giudizio presso la ICC può svolgersi solo se almeno uno dei due interessati è stato parte del Trattato della Corte.

Secondo i parametri del diritto internazionale la Palestina non sarebbe uno Stato, in quanto mancano i requisiti della territorio definito e di una sovranità effettiva sui determinati territori. Per lo Statuto della Corte invece sì, in quanto la Palestina è stato parte dal 2015. Lo stesso procuratore definisce moltissime volte i suddetti come Territori Palestinesi Occupati. Ma come, se sono occupati come fanno ad essere effettivamente amministrati da un Governo sovrano, verrebbe da chiedersi. Un controsenso evidente.

Il merito della richiesta è ancora più imbarazzante. Una narrazione a senso unico dei crimini dello stato ebraico, senza mai guardare dall’altra parte della barricata. Una sola volta il procuratore sembra accorgersi e dichiara che “anche alcuni atti di Hamas e delle fazioni palestinesi potrebbero essere rilevanti”. Potrebbero. Lanciare migliaia di razzi dal 2014 ad oggi contro cittadini del sud di Israele, beffandosi del criterio di distinzione tra civili e obiettivi militari, è derubricabile ad un “probabile crimine di guerra”. Invece Israele, secondo l’Onu, dovrebbe lasciare i propri soldati al confine come bersagli mobili senza che essi possano rispondere al lancio di pietre, molotov e bombe. Non dovrebbe agire in risposta al lancio di razzi e forse, verrebbe da pensare, non dovrebbe nemmeno esistere.

A questo atto sconsiderato della signora Bensouda hanno già risposto il primo ministro israeliano Netanyahu e il ministro degli esteri Katz definendo la richiesta come una mossa solamente politica volta ad attaccare lo Stato ebraico e mossa dall’unico desiderio di dichiarare come crimine di guerra l’esistenza degli ebrei nella loro terra d’origine. L’AG israeliano ha inoltre dichiarato che la Corte penale internazionale non ha nessuna giurisdizione in materia, per le medesime ragioni che ho descritto prima.

“Israele non è uno stato parte della CPI. Siamo fermamente contrari a questa indagine ingiustificata che prende di mira ingiustamente Israele. Il percorso per una pace duratura è attraverso negoziati diretti”, ha commentato il segretario di Stato Usa Mike Pompeo. E l’Unione europea? E l’Italia?