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Le larghe prese in giro

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Oltre alle promesse di dare la luna ad ogni italiano ed alla formazione delle liste elettorali non sempre dignitosa, serpeggia un dubbio di fondo che, a dire il vero, ha già quasi smesso di strisciare, iniziando invece a camminare a testa alta e trasformandosi in una certezza nemmeno più nascosta dai principali commentatori. Ovvero, qui un po’ tutti, da sinistra a destra, ci stanno prendendo in giro. Ogni campagna elettorale ha le sue bugie più o meno gravi, ma ora stiamo superando il livello di guardia perché se un tempo le coalizioni rispettivamente di centrodestra e di centrosinistra, per quanto raffazzonate, rimanevano le stesse anche dopo il voto, sia che vincessero o che perdessero le elezioni, gli schieramenti in campo oggi paiono destinati a frantumarsi già per il 5 marzo prossimo. Stanno insieme per finta o fingono di combattersi, con la speranza che il voto politico del 4 marzo prossimo consegni un non-risultato. Una palude insomma, nella quale non vi sarà un vero vincitore ed occorrerà ricorrere ad alleanze innaturali fra soggetti non alleati durante la campagna elettorale pur di formare un governo. Le cosiddette larghe intese, per farla breve.

I sospetti maggiori cadono su Berlusconi e Renzi. Il primo non vedrebbe l’ora di sganciarsi soprattutto da Salvini con il quale non c’è molta intesa, neppure umana, a differenza dei tempi di Bossi, per andare a trattare da una posizione di maggiore forza con Matteo Renzi. Il secondo invece, con pochi alleati e con i consensi elettorali dimezzati, ha bisogno anzitutto che non vinca nessuno e necessita di una sponda alla quale appoggiarsi per continuare a contare e per determinare il futuro governo. Chissà poi se, assai segretamente, una riedizione del Nazareno, forse mai del tutto sepolto, non farebbe piacere anche a Salvini e Meloni, liberi così di farsi una destra della testimonianza con un numero discreto di voti, ma senza troppe responsabilità di governo, stile Le Pen o vecchio MSI. Circolano comunque anche ipotesi di larghe intese ancor più mostruose come quelle riguardanti eventuali governi fra grillini e Liberi e Uguali, oppure, addirittura, fra M5S e Lega. Il massimo dell’obbrobrio potrebbe pure essere: M5S-LeU-Lega! Come diceva Giulio Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. In effetti, la stessa legge elettorale con la quale andremo a votare, il cosiddetto Rosatellum, pare studiata apposta per non generare alcuna maggioranza di governo.

E’ stato detto che il Rosatellum è necessario al fine di sbarrare il portone di Palazzo Chigi ai grillini. Chi scrive pensa tutto il male possibile dei cialtroni impreparati a cinque stelle, ma allo stesso tempo non ritiene ammissibile qualsiasi porcata pur di ostacolare una qualsivoglia forza politica. Vi è una disonestà di fondo che colpisce e non è nemmeno paragonabile agli intrighi della Prima Repubblica in cui i leader, sarà impopolare dirlo, erano molto più signori ed esisteva una sorta di equilibrio. Diciamola tutta, con estremo pragmatismo liberalconservatore e senza idealismi populistici. Non è scandaloso quando due o più partiti che prima erano avversari fra loro, una volta preso atto di un deludente risultato senza vincitori certi, provano a formare un governo di responsabilità per evitare di far ripiombare il loro Paese nell’instabilità e in una nuova campagna elettorale. Ovviamente non è scandaloso tutto ciò, se però questi due o più partiti hanno davvero corso prima per loro stessi, in assoluta buonafede e con la volontà di vincere e poi, dinanzi all’inevitabile, si sono dovuti arrendere responsabilmente a qualcosa di più modesto. Succede anche nelle migliori democrazie bipolari ed addirittura bipartitiche. David Cameron anni fa fu costretto a formare un governo con i liberaldemocratici di Nick Clegg e negli USA, repubblicani e democratici a volte collaborano per l’interesse generale della nazione. Lo stesso Donald Trump, il quale non è certo Forlani o Andreotti, proprio nel suo recentissimo discorso sullo Stato dell’Unione ha rivolto anche ai democratici un appello all’unità nazionale. Ma qui, nel Belpaese, è tutto molto diverso perché si agisce in malafede e furbescamente. Qui si dice di combattere per una determinata coalizione e guai a chi afferma il contrario, ma in realtà si sta già lavorando per qualcos’altro, ancor prima di conoscere il risultato elettorale. Questo non è senso di responsabilità nazionale, bensì appetito di potere fine a se stesso.