Viviamo certamente un momento storico complesso e delicato, una realtà nella quale emergono molteplici fattori, alcuni in atto, alcuni in potenza, di enorme portata di rischio per l’umanità. Le guerre hanno accompagnato da sempre il cammino dell’uomo: il paradigma dei due fratelli, Caino e Abele, l’uno omicida dell’altro, è sufficiente a spiegare tutto. Il dramma della lite familiare si estende ai rapporti tra le persone di una stessa comunità e poi tra comunità diverse. I genitori di Caino e di Abele, del resto, non sono stati in grado di vivere in pace tra loro e con il creato: il frutto dell’albero proibito, la superbia, Adamo che accusa Eva, la cacciata dal Paradiso terrestre.
Quello che narra la Bibbia è il paradigma dell’uomo, della sua perenne insoddisfazione, del suo tentativo, compiuto con tutti i mezzi, di sopraffare l’altro. Il racconto della Genesi spiega tutto, anche la guerra in Ucraina, anche la guerra tra Israele e Palestina. Chiaramente alla spirale di violenza c’è un rimedio che paradossalmente è l’uomo stesso che, grazie alla ragione, può cambiare il corso della storia, dominando quel desiderio congenito di autoaffermazione. A complicare ulteriormente la situazione è intervenuta nell’uomo contemporaneo l’attitudine del gesto eclatante, amplificato dai social nel desiderio che il gesto eclatante raggiunga il risultato. Il problema, però, è che così facendo si ha la certezza non solo di non raggiungere il risultato sperato ma di compromettere decisamente situazioni a rischio implosione.
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È esattamente quanto sta accadendo in merito alla questione della nave Flotilla: il tentativo umanitario rischia non solo di compromettere un aiuto umanitario di gran lunga più massiccio portato avanti dal Governo italiano per vie ufficiali, ma di allargare ulteriormente il conflitto. Est modus in rebus: quando si ha a che fare con le vite di migliaia di persone, la via maestra è quella portata avanti dai governi e le diverse organizzazioni umanitarie hanno il dovere di seguire le direttive governative. Anche in questa occasione il Presidente della Repubblica è intervenuto in modo lungimirante nella questione: pur apprezzando il tentativo umanitario, ha invitato la Global Sumud Flotilla ad accettare la proposta di mediazione che prevede la consegna a Cipro degli aiuti destinati alla Striscia. È chiaro che la risposta di Israele agli attentati del 7 ottobre ha raggiunto livelli spropositati, è chiaro che Hamas è una organizzazione terroristica che va combattuta, parimenti è chiaro che il nostro animo trasale davanti alla disperazione di Gaza: davanti a tutto questo, però, e proprio per far cessare quella disperazione, in questa fase è fondamentale non assecondare chi sostiene che l’obiettivo dell’iniziativa debba essere quello di forzare il blocco navale israeliano.
Anche quanto ha scritto Giorgia Meloni è ispirato a grande prudenza e senso delle Istituzioni: la premier ha, infatti, ringraziato i partiti e gli esponenti dell’opposizione che hanno invitato i membri dell’equipaggio della Flotilla a consegnare gli aiuti a Cipro, al Patriarcato di Gerusalemme. L’alleanza trasversale delle forze politiche, nel sostegno alle parole del Presidente Mattarella, nelle opportune sedi istituzionali, può davvero fare la differenza. Solo la democrazia reca in sé la capacità di un confronto che escluda la guerra come via di soluzione delle contese internazionali. Ricordiamo che la diplomazia agisce sempre nel silenzio, i grandi accordi e le grandi soluzioni sono sempre raggiunti dopo trattative lunghe e penosissime, portate avanti dalla rete diplomatica degli Stati coinvolti, una rete diplomatica che ha come unico obiettivo il perseguimento della pace. Il lavoro della diplomazia non deve essere messo a repentaglio da tentativi che, seppur generosi, sono mossi, talvolta, non da ideali ma da ideologie che, come tutte le ideologie della storia, hanno causato vittime. E le vittime sono, sempre, innocenti.
Suor Anna Monia Alfieri, 30 settembre 2025
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