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Stati nervosi. Come l’emotività ha conquistato il mondo (William Davies)

Stati nervosi. Come l'emotività ha conquistato il mondo

Autore: William Davies
Anno di pubblicazione: 2019
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Questa è una recensione piuttosto particolare. Si tratta infatti di un piccolo commento ad una recensione fatta da terzi e cioè da Alessandro Baricco agli Stati nervosi di William Davies. Il libro deve essere una bufala pazzesca. Nonostante il curriculum di Davies, subito richiamato da Baricco in questi termini: “l’autore insegna all’University of London e collabora con testate come The Guardian o London review of Books, e insomma è chiaramente iscritto al club degli intelligenti”. Beh, insomma come direbbe Baricco, la percentuale di stupidi, come direbbe invece Carlo M Cipolla, è la medesima tra professori e contadini, tra giornalisti e carpentieri. Vabbè: concediamo pure l’intelligenza per professione.

Resta il solito libro che si occupa della recente lotta tra le elite e le masse. Baricco viene colpito da questa intuizione: “la razionalità è diventata una forma di pensiero unico al servizio del Capitale. Negli ultimi cinquant’anni il neoliberismo ha dato la spallata finale, arruolando i fatti, i numeri la razionalità nella sacra missione di perseguire il progresso” e bla bla bla. E allora ti cadono le braccia. Perché pensi che Baricco sia una persona colta e pensi pure che si sia fatto convincere da questa bufala. E lo è sicuramente. Perché ha una scuola di scrittura. Perché non ha neanche quell’aria da strega che pensa al campiello. Ma quando viene nel tuo campo, l’economia, il liberalismo, beh quando scende sul tuo terreno lo vorresti come sempre lo hai ritenuto: informato. Perché nonostante Baricco non scriva, immagino, per il Gaurdian o insegni a Londra, questa “stronzata”, come direbbe Di Maio, sul neoliberismo potrebbe non ripeterla a pappagallo.

Consiglio a lui e a noi, la rilettura del Bignami degli austriaci (Edmund Butler), oppure i testi più divulgativi di Friedman, qualche passaggio per il torinese Ricossa o Martino, insomma basta che legga un libretto liberale e questa favola del neoliberismo e della razionalità, gli verrebbe smontata in un secondo. I liberali odiano questa razionalità deterministica di numeri e modelli (basta Ricossa), pensano che le nostre società non siano e non debbano essere figlie di un piano razionale, ma sono create da un ordine spontaneo (Hayek e i suoi), credono che il futuro non sia scritto (da Friedman a Taleb) e non ritengono l’opera di pochi eletti fondamentale per il progresso (adirittura uno di loro ritiene che ci sia una mano invisibile).

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4 Commenti

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  1. Il problema di fondo é che con il termine liberale si possono intendere una moltitudine di idee e quindi in astratto anche nessuna. Ad esempio quello che lei intende con il termine liberale é una posizione conservatrice che ha trovato sfogo ideologico in teorie propugnate da Hayek e i suoi seguaci che con foga proprio ideologica sono state prese per vere senza in concreto averlo mai dimostrato (ho studiato, non si preoccupi). Parlando poi di liberalismo la prego di attenersi a ciò che consiglia agli altri: non invadere il campo, perché come sicuramente sa il liberalismo ha più attinenza con aspetti etico morali che non economici. Andrea

  2. Porro che questiona su Baricco suona un po’ come se la Coca Cola si autoproclamasse più buona del Barolo

  3. Per me Baricco dovrebbe tornare ad affabulare su temi sentimentali o para come faceva in onda su Pickwick. Il suo attuale vezzo di esercitare una educazione politica è insopportabile. È un’attività anche pericolosa perché indurrebbe ad un altro pensiero unico antagonista sempre che le attività storiche per il progresso abbiano l’etichetta “Liberismo”.
    È però altrettanto fasullo il concetto che le società si creino in base ad un ordine spontaneo: spontaneo scevre da influenze deterministiche? Non esiste.
    Per me invece un’utopica organizzazione politica dovrebbe essere sviluppata partendo da strumenti e comportamenti generati dalla capacità di astrarre e elaborare indirizzi e soluzioni su un piano razionale. Razionalità quindi che non genera determinismo ma che si espande con comportamenti più neutri e con intrinseco pragmatismo. E già UTOPIA… FANTASCIENZA ? Sono mai esistite, o esisteranno, società dove dei gruppi sociali non prevalgano in modo arbitrario sulla generalità??? Therefore… Look out!

  4. Ma infatti, caro Porro. Tralasciando Baricco, da quello che ho capito preferisci il caos, lo stato di natura dove le belve si prendono ciò di cui hanno fame e gli altri soccombono. No, grazie, mi tengo la razionalità e la programmazione. Esattamente ciò che manca adesso in Italia…

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