Oggi si sente sempre più spesso parlare, impropriamente, di “antifascismo”. L’antifascismo è certo un valore costituzionale che deve essere proprio di tutti noi, in quanto da esso è stato possibile abbattere la dittatura e creare uno Stato non perfetto, ma nettamente più libero e senza violenza. Ha ragione Vannacci, però, quando dice che il fascismo è un fenomeno storico ben preciso, slegato dal presente. Il fascismo è morto. Si tratta di un periodo orribile, riconducibile ad un definito contesto storico e a persone specifiche. Una dittatura che ha tolto la libertà alle persone. Finita, per fortuna.
Il problema è che oggi si parla di antifascismo con un atteggiamento teso ad insinuare che l’attuale governo italiano, democraticamente eletto, lo sia. Una vergogna. Si tende ad associare, oggi, la destra italiana al fascismo per un forte attaccamento alla patria. Atteggiamento assolutamente deprecabile in quanto il nazionalismo, quello malsano, è stato certamente, insieme alla violenza, all’ignoranza e alla debolezza delle istituzioni, la base di ogni dittatura, compreso il comunismo!
Gaetano Salvemini fu un fervente antifascista, ma si discostò fortemente anche dal comunismo, specie di stampo sovietico; scriveva di non potersi sentire comunista per le stesse ragioni per cui non era stato fascista. Ci si dimentica troppo spesso che l’antifascismo ed il fascismo non sono qualcosa di destra o di sinistra. La Resistenza la fecero anche monarchici e liberali. I nostri patrioti furono i partigiani di ogni tipo: comunisti, anarchici, cattolici, socialisti, liberali, monarchici. Dirsi dunque oggi “patriota” non significa certo dirsi fascisti, tutt’altro. L’antifascismo è proprio una forma di amore per la patria. Era antifascista anche il partigiano Guido Pasolini, fratello di Pier Paolo, ucciso a Porzûs dai comunisti. Bisognerebbe iniziare a dirsi anche anticomunisti in onore di queste persone che hanno combattuto il fascismo? Forse sì, ma la sinistra cadrebbe in ambiguità ancora più forte di quella di cui accusa alcuni esponenti politici di centro-destra.
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Quel che spiace è non capire che nel nostro mondo si stia vivendo un momento storico, non certo nei Paesi europei, del tutto affine al fascismo, che è un fenomeno storico morto. E di ciò non siamo realmente consapevoli, poiché crediamo di vivere nel mondo della perfetta “modernità”, un punto di arrivo che non riguarda il passato. Nel mondo vi sono ancora dittature, guerre, violenza, morti ingiusti e tanta ignoranza. “Il fascismo si cura leggendo”, scriveva Miguel de Unamuno. Il fascismo è morto, ma nel mondo i suoi criminali difetti sono più vivi che mai, in primis all’interno dei paesi comunisti. Questo proprio a riprova del fatto che le dittature non hanno colore politico.
Sarebbe ora dunque che, chi si definisce “antifascista” in modo puramente teorico e forse anche in malafede, lo dimostri di essere davvero, e si dichiari dunque anche “anticomunista”. In Italia abbiamo avuto il fascismo e non il comunismo, verissimo. Ma se si vuole tenere viva questa retorica di fascismo e antifascismo, porsi contro ogni dittatura attuale e viva resta l’unica cosa veramente possibile, giusta e produttiva da fare. L’antifascismo non deve essere teso a porsi contro un fenomeno storico finito, ma contro ogni manifestazione odierna che gli è affine, anche se proviene da parti ideologiche opposte al tanto e giustamente criticato, fascismo. Ma in Italia, si sa, l’onestà intellettuale è privilegio di pochi.
Flavio Maria Coticoni, 9 agosto 2025
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