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Berlusconi, 90 anni dopo: il Cav fa ancora impazzire la sinistra

Silvio Berlusconi Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Oggi Silvio Berlusconi avrebbe compiuto novant’anni e c’è qualcosa di curioso, quasi paradossale, nel modo in cui il suo nome continua a occupare il dibattito pubblico italiano: il Cavaliere non c’è più, ma basta pronunciarne il nome per riaccendere polemiche, discussioni e antiche contrapposizioni.

È accaduto ancora una volta con l’aeroporto di Milano Malpensa intitolato ufficialmente a Berlusconi. Una decisione che, invece di essere accolta semplicemente come il riconoscimento istituzionale a uno dei protagonisti della storia italiana contemporanea, ha riaperto una ferita evidentemente ancora dolorante per una parte della sinistra italiana.

Pierfrancesco Majorino ha definito l’intitolazione «una brutta pagina», arrivando ad auspicare che in futuro la targa possa essere rimossa; Il Sindaco Sala di Milano non ha partecipato all’inaugurazione parlando astrattamente di coerenza con le sue posizioni contro l’intitolazione. Marco Travaglio, già nel 2024, aveva accompagnato la vicenda con una delle sue consuete invettive contro il Cavaliere, collegando provocatoriamente l’intitolazione alle vicende più oscure della storia italiana. È il segno di una contrapposizione che, evidentemente, non si è esaurita con la morte di Berlusconi. Anzi, per certi versi sembra essersi trasferita dal terreno politico a quello della memoria: non potendolo più combattere nelle urne o nei talk show, lo si combatte attraverso ciò che resta del suo nome, della sua eredità e dei simboli che lo ricordano.

Naturalmente Berlusconi non è stato un santo e la sua vicenda pubblica è piena di controversie, errori, conflitti e pagine sulle quali il giudizio storico resterà inevitabilmente discusso, ma ridurre oltre trent’anni di storia politica, imprenditoriale e culturale italiana alla caricatura del “nemico” significa rinunciare a comprendere la dimensione reale del personaggio.

Berlusconi ha fondato Forza Italia, ha guidato governi della Repubblica, ha cambiato profondamente il linguaggio della politica, ha introdotto nella competizione elettorale strumenti comunicativi allora inediti e ha rappresentato per milioni di italiani una precisa idea del Paese: liberale, occidentale, europeista, orientata all’impresa e alla valorizzazione dell’iniziativa individuale.

Si può essere stati suoi avversari, si può continuare a criticare le sue scelte politiche, ma una cosa è la legittima critica, altra cosa è pretendere che la storia nazionale venga riscritta cancellando ciò che non piace.

Ed è forse proprio qui che si misura la grandezza storica di un personaggio: nella capacità di sopravvivere alla propria stagione politica e di continuare a suscitare discussioni quando ormai non può più intervenire direttamente nel dibattito. Malpensa, in questo senso, è diventata molto più di un aeroporto. È diventata l’ennesimo capitolo della lunga discussione su quale Berlusconi consegnare alla memoria degli italiani.

Quello che colpisce, a tre anni dalla sua scomparsa, è che il Cavaliere continui a provocare reazioni tanto accese. Anche da morto, insomma, Berlusconi riesce ancora a far discutere quella parte della sinistra che per decenni ha costruito una parte della propria identità politica anche nel confronto, e spesso nello scontro con lui.

E poi c’è la mia storia personale, quella che nessun articolo di giornale può raccontare davvero al posto mio. Nel 1994 avevo poco più di vent’anni, avevo appena iniziato il mio percorso nella libera professione ed ero animato da quell’entusiasmo che appartiene a chi si affaccia alla vita con la voglia di costruire, di rischiare e di conquistarsi il proprio futuro. In quel momento l’ingresso di Silvio Berlusconi nella politica italiana mi fece guardare al mio Paese con occhi diversi. Al di là delle appartenenze politiche e di tutto ciò che sarebbe venuto dopo, in quella discesa in campo vidi soprattutto un messaggio di fiducia: l’idea che un italiano potesse partire dal proprio lavoro, dalle proprie capacità e dalla propria intraprendenza e arrivare a costruire qualcosa di grande.

Prima ancora del politico, guardavo infatti all’imprenditore Berlusconi, un uomo che aveva costruito il proprio successo attraverso il lavoro, l’intuizione, il coraggio di investire e la capacità di trasformare le proprie idee in realtà. Si potevano discutere le sue scelte, come quelle di qualunque grande protagonista, ma era difficile non riconoscere la forza di un percorso imprenditoriale costruito in anni di impegno e di lavoro. Quel messaggio aveva un significato particolare: mi faceva sentire che l’Italia poteva essere ancora il Paese delle possibilità, dove l’ambizione non era una colpa, il successo non doveva essere guardato con sospetto e il lavoro poteva rappresentare uno strumento di libertà e di dignità. È anche per questo che, personalmente, il 1994 rimane un anno importante. Fu allora che sentii con maggiore forza di poter essere un italiano libero, orgoglioso della mia identità e desideroso, nel mio piccolo, di contribuire con il mio lavoro a onorare una grande nazione. Per questo oggi sento di dover dire grazie a quell’uomo. Grazie per avermi fatto riscoprire, allora, il valore di una parola che qualcuno sembrava quasi volerci far pronunciare sottovoce: Italia.

E ancora oggi, guardando al nostro Paese, ho la sensazione che quella battaglia culturale non sia affatto conclusa. A mio avviso, l’Italia continua a fare i conti con una mentalità socialista e assistenzialista profondamente radicata, capace di riaffiorare ogni volta che si guarda con sospetto alla libertà individuale, all’impresa, al successo e alla responsabilità personale. È una battaglia culturale prima ancora che politica. Ed è anche per questo che, personalmente, non considero Berlusconi soltanto un ex presidente del Consiglio o un protagonista della storia politica italiana. Lo considero una persona che, nel 1994, contribuì a farmi sentire più libero e più orgoglioso di essere italiano.

A quella persona, oggi, sento semplicemente di dire: grazie, Silvio.

E oggi, nel giorno in cui avrebbe compiuto novant’anni, vale la pena ricordarlo non soltanto per le battaglie che ha combattuto, ma anche per quella filosofia di vita che tante volte volle trasmettere agli altri: «Bisogna sempre avere il sole in tasca e tirarlo fuori al momento giusto, per donarlo, con un sorriso, a tutte le persone con cui venite in contatto».

Massimo Micheli, 29 settembre 2026

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