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	<title>Libri in Libertà</title>
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	<description>Il giornale di Nicola Porro</description>
	<lastBuildDate>Thu, 12 Dec 2024 17:23:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<item>
		<title>Contro woke, gender e immigrazionismo va riscoperta la libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2024 15:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Biblioteca liberale]]></category>
		<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Conservare la libertà", titolo del primo libro di Nello Simonelli, non vuol dire resiste al cambiamento ma affrontarlo difendendo i valori</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<a href="https://www.amazon.it/Conservare-libert%C3%A0-Difendere-valori-cambia-ebook/dp/B0DK42M99Q/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;crid=339SAUYQ57DR4&amp;dib=eyJ2IjoiMSJ9.7-Xvfe6ZhkKwT0lwcxynZUULVXtu6BER9sSb4y648Y57Ggnrldcatu7EBptmpi1ftojJAvo-E0pVnDerj9KEBnGJ_GQAKvDv0qoxmo_wpbW39F48OLNP4kk4VY7_wPGV3tgftQ_OJ2LJ27PiC2oOpZvBf5bYEB0gGxab1-q9HOIXPyJcKnQB39O_tfyq6QWaCW-7rAlNe6y30lx7kt6Mxcvi9YfOEJuYIkHiQ9hmS5ot2BU5QHbEM6nYydkMUzwxRKE6XBNFXpnLupWC_dGjaYL88aibhB7hDN-ENxT9uVM.51e-erECTsW8nrVNn9h_pUZQhFjBeBjy1SvJ-CjR-NY&amp;dib_tag=se&amp;keywords=conservare+la+libert%C3%A0&amp;nsdOptOutParam=true&amp;qid=1732715992&amp;sprefix=conservare+la+libert%C3%A0%2Caps%2C113&amp;sr=8-1" target="_blank" rel="noopener nofollow"><em>Conservare la libertà: difendere i valori in un mondo che cambia</em></a>&#8220;, di <strong>Nello Simonelli</strong> ci offre una guida utile per navigare nelle acque agitate della politica e della società odierna. Il saggio è <strong>un viaggio attraverso le sfide del nostro tempo</strong>: dall&#8217;immigrazione al dibattito sull&#8217;identità di genere, dalla pandemia alla crisi energetica, senza mai perdere di vista il fondamentale principio della <strong>libertà</strong>. Attenzione: non si parla della libertà in astratto, bensì di una libertà concreta, radicata nei valori e tradizioni che hanno fatto grande l&#8217;Occidente.</p>
<p>Simonelli, responsabile in Abruzzo del <em>think tank</em> Nazione Futura e consigliere comunale della città di Avezzano, non ha paura di prendere posizione su temi scomodi. La sua <strong>critica al movimento woke</strong> é netta ma sempre ben argomentata. Non lascia spazio a luoghi comuni o polemiche vuote: ogni capitolo contiene una riflessione che spinge il lettore a farsi domande e, perché no, a mettersi in discussione.</p>
<p>C&#8217;é un&#8217;energia contagiosa in queste pagine. L&#8217;autore ci ricorda che <strong>conservare non significa resistere al cambiamento</strong>, bensì affrontarlo con radici salde. E lo fa parlando col lettore, senza fronzoli, senza remore.</p>
<p>Si spazia dalla difesa della <strong>proprietà privata</strong> alla famiglia, fino al rapporto tra sicurezza e libertà. Simonelli mostra come valori all&#8217;apparenza antichi siano in realtà modernissimo e indispensabili per affrontare le sfide di oggi e, soprattutto, di domani.</p>
<p>Il testo é perfetto per chi sente che il mondo corre troppo veloce e vuole <strong>fermarsi a riflettere</strong>. È un invito a prendere posizione, a non essere spettatori ma protagonisti di un futuro che possiamo ancora costruire.</p>
<p>&#8220;Conservare la libertà&#8221; tiene incollato fino all&#8217;ultima pagina. È quando si chiude, resta la voglia di porsi ancora interrogativi. Un piccolo <em>must have</em> per chi crede che i valori siano alla base del cambiamento.</p>
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		<title>Ci hanno preso per il Covid (AAVV)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/conte-speranza-e-i-pasticci-sul-covid-dimenticare-e-ingiusto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rino Cammilleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2023 13:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[restrizioni]]></category>
		<category><![CDATA[roberto speranza]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti gli interrogativi sul periodo pandemia e sulla gestione di Conte e Speranza che ha minacciato le nostre libertà.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ex assessore lucano e la new entry Giuseppi, che nessuno aveva votati e nemmeno mai sentiti, si sono ritrovati, per nostra punizione divina, al timone d’Italia nella churchilliana ora più buia. <strong>E hanno fatto l’unica cosa che sapevano fare: casino</strong>. Ricordate i no-vax triestini innaffiati dai cannoni della polizia mentre dicevano il rosario? Manco gli sfasciatutto amici di Cospito meritarono tanto. Alla fine della fiera, giustamente denunciati, chi davvero comanda in questo Paese ha debitamente archiviato. Eh, sì, in fondo c’è da capirli: se stabiliamo il principio che un capo di governo può essere condannato per le sue scelte, nessun premier o ministro futuro si salva.</p>
<p>Perciò, cosa fatta capo ha, chi ha avuto ha avuto, <em>scurdammoce ‘o passato</em>, siamo o non siamo il Paese di Pulcinella? Ai cornuti&amp;mazziati, ai fessi&amp;gabbati, ai cretini&amp;contenti non rimane che il voto (finché ce lo permettono, ma si stanno organizzando per sbarazzarsi una volta e per sempre anche di questi ludi cartacei che disturbano il manovratore) e il solito libro di amarcord. Il mio personale, grazie al cielo solo grottesco, è il seguente: io e mia moglie, conviventi e debitamente mascherati, ci stavamo recando in farmacia lungo una via deserta. <strong>Passa l’auto della polizia locale, si ferma e ci intima di separarci</strong>. Spiego, obietto, chiarisco. Niente. Così, su due marciapiedi paralleli ma separati, io e mia moglie ci dirigemmo alla farmacia, dove ci riunimmo tra noi e pure con gli altri clienti. E ora il Paese si ritrova di nuovo con Figliuolo e Bonaccini a coordinare. Eggià: la vaporiera qualcuno deve condurla e pare non ci sia altro sottomano.</p>
<p>Intanto, non ci resta che l’onanismo del «per non dimenticare», ed è per questo, in mancanza di meglio, che segnalo un importante libro: Aa.Vv., <em>Ci hanno preso per il covid. Per non dimenticare tre anni di lockdown, mascherine, vaccini e abusi di potere</em>. <strong>Per non dimenticare l’impennata di morti per miocardite</strong>, misteriose e abbondanti tra gli atleti. La risata della responsabile Pfizer quando in sede Ue le chiesero se i vaccini fossero stati testati. Risposta: naturalmente no, ma siete stati voi politici ad averci messo prescia. <strong>Miliardi di dosi ancora inutilizzate</strong> ma che vanno pagate lo stesso come da contratto. La gente che si è ritrovata inabile per sempre o addirittura cieca (ma aveva firmato la liberatoria alla quale non poteva sottrarsi).</p>
<p><strong>Il segreto militare. Le autopsie negate</strong>. Il mistero sul perché l’Italia, dopo la Cina, sia stata la più colpita al mondo. E, perché no, risalendo per li rami, lo smantellamento precedente della sanità italica perché in<em> camera caritatis</em> ce lo chiedeva l’Europa. Per non dimenticare? No, ce ne dimenticheremo, perché i signori delle tre carte e i loro media (cioè tutti) in questo sono abilissimi. Del resto, è l’unica cosa che sanno fare.</p>
<p>Rino Cammilleri, 8 luglio 2023</p>
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		<title>Beato lui (Pietrangelo Buttafuoco)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/beato-lui-silvio-berlusconi-raccontato-da-buttafuoco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 14:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[pietrangelo buttafuoco]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È in libreria l'ultimo libro dello scrittore e intellettuale siciliano. Un racconto a tutto tondo del Cavaliere.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo la sinossi del nuovo libro di Pietrangelo Buttafuoco &#8220;<a href="https://www.amazon.it/Beato-Panegirico-dellarcitaliano-Silvio-Berlusconi-ebook/dp/B0C788DLZK" target="_blank" rel="noopener nofollow">Beato lui. Panegirico dell&#8217;arcitaliano Silvio Berlusconi</a>&#8221; edito Longanesi.</em></p>
<p>È impossibile scrivere la parola fine al <strong>romanzo di Berlusconi</strong>. Non è scandito da capitoli o da vicende che seguano una logica temporale, i personaggi appaiono elusivi, i periodi sono pieni di incisi e subordinate, le note a margine in continua evoluzione. Il lavoro di un editor ne uscirebbe sconfitto.</p>
<p>La storia di Arcisilvio è piuttosto un affastellarsi di scene, di performance, di brevi novelle dove è possibile affermare una verità e il suo contrario. <strong>Pietrangelo Buttafuoco</strong>, uomo di teatro, sa disvelare tutti i ruoli di Silvio: drammaturgo, scenografo, suggeritore, datore luci, interprete e regista. <strong>Il sipario non scende mai</strong>, il protagonista continua e continuerà per sempre a calcare il palcoscenico perché ogni sua asse l’ha immaginata, costruita e levigata lui.</p>
<p>Buttafuoco si trova quindi, da grande capocomico qual è, a raccontare la commedia del Cavaliere, la cui unicità coincide con l’Italia stessa. <strong>Ogni giorno è il giorno giusto per far uscire questo libro</strong> ma ogni giorno il testo è da rimettere a posto, e dunque non esiste altro criterio che quello dell’arte, dell’improvvisazione teatrale, e giammai del giornalismo, per poter ricostruire la macchina scenica e raccontare la straordinaria epopea del Cavaliere.</p>
<p><strong>Tutti i generi gli si addicono</strong>, tutti i generi sono limitanti. Da Totò contro Maciste all’Armata Brancaleone, dall’Elisir d’amore al Riccardo III di Shakespeare, da Molière a Goldoni.<br />
Pietrangelo Buttafuoco, grande acrobata della parola e cultore della mistica, e quindi dell’invisibile, identifica e ricuce le pezze d’appoggio, individua e unisce nuovi puntini che ritraggono il personaggio più contemporaneo della contemporaneità, colui che come Mary Quant inventò la minigonna e cambiò per sempre i tempi. Facciamocene una ragione.</p>
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		<title>Overgreen (Salvatore Di Bartolo)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/overgreen-come-il-gretinismo-distrugge-leconomia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2023 14:39:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[ecologismo]]></category>
		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[greta thunberg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'ecologismo è la nuova religione dell'Europa. Il libro di Salvatore Di Bartolo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/overgreen-come-il-gretinismo-distrugge-leconomia/">Overgreen (Salvatore Di Bartolo)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un&#8217;Europa sempre più svuotata e in perenne crisi d&#8217;identità, l’ecologismo sembrerebbe essere divenuto a tutti gli effetti il nuovo culto di riferimento. Un&#8217;autentica religione civile, con tanto di Messia, reincarnatosi nel corpo di una giovane attivista svedese, con una propria visione del mondo e dell&#8217;uomo, con i propri riti, i propri sacrifici e i propri proseliti, che sempre più numerosi si prostrano riverenti al &#8220;Dio verde&#8221;.</p>
<p>Il nuovo &#8220;oppio dei popoli&#8221; di un&#8217;Europa ormai scristianizzata, come lo definisce <a href="https://www.nicolaporro.it/autori/salvatore-di-bartolo/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Salvatore Di Bartolo</strong></a> nel suo <a href="https://www.nicolaporro.it/il-futuro-green-puzza-di-marxismo-ed-e-pericoloso/" target="_blank" rel="noopener"><em>Overgreen &#8211; L&#8217;altra faccia della rivoluzione verde</em></a>, parafrasando proprio quel Karl Marx a cui tanto i seguaci del green sembrano ispirarsi. Si, perché, a ben vedere, l’ecologismo presenta tutti i tratti distintivi di un&#8217;ideologia socialista. Infatti, facendo ricorso ai medesimi artifici retorici del marxismo, <strong>gli ecofanatici sono riusciti a sovvertire la realtà</strong> facendo passare l&#8217;idea che la presenza umana sulla terra pregiudicherebbe l&#8217;esistenza stessa del pianeta. In questa perversa concezione del mondo, l&#8217;uomo assurge a nemico giurato dell&#8217;ambiente, in quanto lo sfrutterebbe oltremodo minandone la sostenibilità e pregiudicando altresì le esigenze della generazioni future.</p>
<p>Come fa notare Di Bartolo nel suo libro, dunque, <strong>marxismo ed ecologismo sono due facce della stessa medaglia</strong>, essendo l’ecologismo nient&#8217;altro che l&#8217;ultima e più accattivante trasfigurazione del marxismo.  Su tali presupposti ideologici si erge il culto del green, la religione civile più professata d&#8217;Europa, la nuova ideologia dominante capace di permeare le politiche di un&#8217;Unione sempre più miope, le cui posizioni appaiono spesso e volentieri del tutto incomprensibili e totalmente scollegate dalla realtà.</p>
<p>Proprio sulle discutibili scelte delle istituzioni comunitarie si concentra buona parte del lavoro di Di Bartolo, che nel suo libro riesce a cogliere le principali criticità delle &#8220;direttive green&#8221; in fase di adozione in sede comunitaria, mettendo altresì in guardia il lettore dai potenziali effetti &#8211; devastanti secondo il punto di vista dell&#8217;autore &#8211; sull&#8217;economia e sulla cultura europea connessi al recepimento delle suddette direttive nei paesi membri.<br />
<strong>La posta in gioco è dunque altissima</strong>, come scrive lo stesso Di Bartolo, ad essere a repentaglio sono l’economia e il futuro dell&#8217;Europa, unitamente ai capisaldi della cultura occidentale, che rischiano tragicamente di crollare sotto le martellanti invettive dei profeti della nuova ideologia dominante.</p>
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		<title>DemOligarchisc (Angelo Lucarella)</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/taglio-parlamentari-il-passo-falso-del-m5s/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 May 2023 17:55:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[taglio parlamentari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel libro DemOligarchisc, dal 5 maggio in libreria, Angelo Lucarella analizza come si è arrivati al referendum bandiera dei grillini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/taglio-parlamentari-il-passo-falso-del-m5s/">DemOligarchisc (Angelo Lucarella)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La prima legislatura a Camere ridotte è iniziata a settembre scorso. Nel frattempo <strong>la vittoria del centrodestra ha scardinato</strong>, per certi versi, <strong>diverse posizioni di potere</strong> che il centrosinistra aveva consolidato per tutti i decenni post tangentopoli. Si tratta di due fenomeni asimmetrici nel senso che:</p>
<p><strong>1.</strong> <strong>il taglio parlamentari non ha giovato al M5s</strong> tanto che quest’ultimo ha dimezzato (nel giro di una legislatura) i voti presi nel 2018;</p>
<p><strong>2. la vittoria del centrodestra</strong>, trainata come coalizione dalla crescita esponenziale di Giorgia Meloni, ha destabilizzato il disegno unico che avrebbe portato il M5S a sposarsi definitamente con il Pd rimasto, dopo la crisi del governo Draghi, senza leader e senza temi di lotta storici.</p>
<p>Non è bastato gridare nelle piazze (per anni) di voler <em>“</em>aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno<em>” </em>benché sia stato il <em>leitmotiv</em> per convincere che con il taglio dei parlamentari si sarebbero ridotti i costi della politica ed i relativi privilegi.</p>
<p>In <em>DemOligarchisc</em>, dal 5 maggio in libreria con La Bussola edizioni di Gioacchino Onorati,<strong> Angelo Lucarella</strong> analizza gli elementi psico-demonizzanti che hanno portato alla conferma referendaria del taglio parlamentari da parte degli italiani. Cosa che ha spinto<strong> Luciano Violante</strong>, presidente emerito della Camera dei Deputati, ha scrivere la prefazione.</p>
<p>L’analisi di Lucarella parte dalla riforma costituzionale di “potatura” quale frutto di una sorta di sindrome dell’arto fantasma (concetto preso in prestito dall’ambito medico) nonché di <strong>una tendenza all’imbarbarimento sociale</strong> alimentato di paure. Paure, quest’ultime, che nell’ultimo decennio hanno rappresentato il terreno fertile su cui il grillismo ha seminato e costruito l’ambizione “ghigliottinante” della politica.</p>
<p>Tra queste dinamiche, l’allarme su cui il libro <em>DemOligarchisc</em> si concentra è <strong>il rischio di oligarchia mascherata</strong>. Quale speranza rimane grazie alla Costituzione? Che tra vita democratica e democrazia liberale il limite è sottile e talvolta impercettibile alla massa elettrice. Per evitare una nuova <em>DemOligarchisc, </em>Lucarella mette in chiaro le illusioni create da una delle riforme costituzionali con meno senso sistematico della storia repubblicana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/taglio-parlamentari-il-passo-falso-del-m5s/">DemOligarchisc (Angelo Lucarella)</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Non dimentichiamo l&#8217;importanza dei santi</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/non-dimentichiamo-limportanza-dei-santi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fiorenza Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Oct 2022 14:05:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[santi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei grandi vantaggi dei cattolici è la possibilità di rivolgersi ai santi. “Sequeri!” Dice tra sé e sé la signora Maria Rosa mentre gira affannata per la casa in cerca di qualcosa che ha perduto. Sta citando, storpiandolo un po’, l’incipit di una preghiera popolare rivolta a Sant’Antonio da Padova “si quaeris miracula…” per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-dimentichiamo-limportanza-dei-santi/">Non dimentichiamo l&#8217;importanza dei santi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei grandi vantaggi dei cattolici è la possibilità di rivolgersi ai santi. “Sequeri!” Dice tra sé e sé la signora Maria Rosa mentre gira affannata per la casa in cerca di qualcosa che ha perduto. Sta citando, storpiandolo un po’, l’incipit di una <strong>preghiera popolare rivolta a Sant’Antonio da Padova</strong> “si quaeris miracula…” per ritrovare un oggetto smarrito. Recita così perché, probabilmente, anche la sua mamma lo faceva e forse anche sua nonna, quindi, per lei, è una faccenda affettiva, familiare e Sant’Antonio, si sa, è uno di famiglia.</p>
<p>Anna Rita ha questo nome, perché sua mamma, Fiorina, timorosa e preoccupata per quel suo primo parto così complicato, aveva fatto voto a <strong>Santa Rita e a Sant’Anna</strong>, decidendo dunque di mettersi ben al sicuro con due sante di quel calibro. <strong>San Giuseppe</strong> dormiente invece bada a conciliare i sonni tranquilli di <strong>Camillo</strong> che, fiducioso, scrive le sue intenzioni e le ripone sotto il guanciale della statuina di quel gran santo che, quasi quasi, rischia di dormire seduto per la mole di lettere dedicate alla famiglia e agli amici. D’altronde è il santo delle cose impossibili e a lui si può davvero chiedere tutto.</p>
<p>E questi sono alcuni tra i più noti, ma, più si scava nella storia, più la<em> vox populi</em> e l’arte raccontano di santi che patrocinano categorie specifiche; pensiamo a <strong>sant’Ambrogio</strong> per gli apicoltori, <strong>San Fabiano</strong> per gli idraulici, per i pazzi c’è <strong>Sant’Acario</strong>, per il singhiozzo<strong> San Biagio</strong> di Sebaste, per i polmoni <strong>San Bernardino da Siena</strong>, per i giornalisti <strong>San Francesco di Sales</strong> etc. È ovvio, qua si tratta di crederci oppure no e <strong>i nostri anziani ci credevano sul serio</strong>, per loro c’era una comunione tra i vivi e i santi come fossero una porticina di servizio del Paradiso, una mano tesa tra loro e Dio. Ma la memoria di certe storie va coltivata e oggi nessuno ha più tempo per ricordare, raccontare piano, ascoltare davvero, così il cuore della trasmissione orale viene cancellato dalla fretta, dallo scetticismo e dagli schermi.</p>
<p>Anche per questo il lavoro certosino e sapiente di <a href="https://www.nicolaporro.it/ospiti/rino-cammilleri/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rino Cammilleri</strong></a> arriva a proposito, in un momento storico in cui davvero non sappiamo a che santo votarci, lui ci dà una gran mano, presentandoci <em>Il Grande libro dei santi protettori</em>. E perché mai dovremmo rivolgerci a loro? “Chi sono i Santi? Quasi banale la risposta. Sono persone come noi, con l’unica differenza che hanno preso sul serio le parole di Cristo. Imitando Cristo, sono diventati, secondo la promessa, come il Maestro. E, come il Maestro, si sono messi a fare miracoli”. Con lo stile sapido e accattivante che gli è proprio,<strong> il Nostro ha portato a termine un lavoro di ricerca prezioso</strong> in cui troviamo santi per ogni esigenza, dalle malattie al matrimonio, dalle professioni ai guai vari.</p>
<p>Attenzione però, è un testo che respira e non può impolverarsi su uno scaffale, deve stare in un posto vivo, come la cucina, tra quelle cose che non possono mancare, tra il sale e l’olio, per poterlo sfogliare all’occorrenza e rivolgerci così a un amico che ha fatto più strada di noi ed è arrivato vicino a Dio, ma partecipa ancora, in qualche modo, della vita di quaggiù e sa bene quel che proviamo in una determinata situazione.</p>
<p>Grazie a questa intelligente agiografia di Cammilleri, oltre ai grandi santi si possono interpellare i ‘piccoli’ santi, “quelli della porta accanto, quella gente, in fin dei conti, normale che appartiene al popolo fedele di Dio e che è inserita nella quotidianità fatta di famiglia, studio, lavoro, vita sociale, economica e politica. <strong>Sono loro i modelli e i testimoni di quella santità</strong> che è soprattutto esperienza dell’amore di Dio”. L’inaudita proposta cristiana è infatti l’eroismo offerto a chiunque.</p>
<p>Fiorenza Cirillo, 15 ottobre 2022</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/non-dimentichiamo-limportanza-dei-santi/">Non dimentichiamo l&#8217;importanza dei santi</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Bomba a orologeria, le linee guida di Capezzone per disinnescarla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancristiano Desiderio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2022 14:30:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[daniele capezzone]]></category>
		<category><![CDATA[liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In libreria il nuovo libro di Daniele Capezzone, Bomba a orologeria, sull'autunno rovente della politica italiana.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-92855-1" width="640" height="352" poster="https://nicolaporro.np.ticdn.it/wp-content/uploads/2022/09/bomba-a-orolegeria-capezzone.jpg" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://nicolaporro.np.ticdn.it/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Video-2022-09-19-at-14.30.31.mp4?_=1" /><a href="https://nicolaporro.np.ticdn.it/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Video-2022-09-19-at-14.30.31.mp4">https://nicolaporro.np.ticdn.it/wp-content/uploads/2022/09/WhatsApp-Video-2022-09-19-at-14.30.31.mp4</a></video></div>
<p>Come per i precedenti <em>Likecrazia</em> e <em>Per una nuova destra</em>, anche <em>Bomba a orologeria</em>, l&#8217;ultimo libro di <strong>Daniele Cepezzone</strong> per Piemme, è una lettura assolutamente godibile. I libri di Capezzone hanno due grandi qualità: essere un&#8217;analisi della cronaca in cui viviamo e una sintesi del tempo che viviamo. Questi scritti potranno quindi essere usati nel tempo per capire vicissitudini dei giorni nostri.</p>
<p><strong>Il cuore del libro è la difesa della cultura liberale</strong>, sia politica che economica. Capezzone riesce a dissolvere la facile illusione del nostro tempo, quella per cui nei momenti difficili come quello che stiamo vivendo non possiamo che affidarci a politiche stataliste. Niente di più sbagliato. Abbiamo ormai la prova che queste politiche non aiutano a rilanciare l&#8217;economia e la società, anzi sono soltanto un freno.</p>
<p><strong>Poi la riflessione sul populismo:</strong> &#8220;Se credete che la stagione del populismo sia definitamente tramontata vi sbagliate di grosso&#8221;. Capezzone individua il luogo dove il populismo si origina e si rinnova, dove c&#8217;è lo scollamento tra le classi dirigenti e il corpo elettorale, il popolo. Quale ricetta quindi? Parlare con franchezza, non nascondere le cose e appellarsi a un senso di realtà e verità, tutto il contrario della stagione che stiamo vivendo.</p>
<p>E poi come non sottolineare la parte in cui viene fatto l&#8217;elogio della figura di <a href="https://www.nicolaporro.it/lultima-chiacchierata-con-antonio-martino/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Antonio Martino</strong></a>, liberale vero, scomparso pochi mesi fa. Le sue idee dovrebbero essere la bussola per il governo di domani, solo così potrà essere disinnescata quella bomba che è pronta ad esplodere nei prossimi mesi.</p>
<p>Giancristiano Desiderio, 20 settembre 2022</p>
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		<title>L’invidia è la molla più potente delle rivoluzioni</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/linvidia-e-la-molla-piu-potente-delle-rivoluzioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rino Cammilleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2022 14:34:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Igor Safarevic]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nicola Porro ha giustamente elogiato il fondamentale libro di Helmuth Schoeck L’invidia e la società, oggi riedito da Liberilibri ma anticipato negli anni Settanta da Rusconi per la regia del compianto Alfredo Cattabiani (l’editor che fece conoscere in Italia Il Signore degli Anelli, mentre Adelphi in sordina pubblicava Lo Hobbit). Eh, letteratura di nicchia, in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nicolaporro.it/come-nasce-il-conformismo-di-massa/" target="_blank" rel="noopener">Nicola Porro ha giustamente elogiato il fondamentale libro di <strong>Helmuth Schoeck</strong> <em>L’invidia e la società</em></a>, oggi riedito da Liberilibri ma anticipato negli anni Settanta da Rusconi per la regia del compianto Alfredo Cattabiani (l’editor che fece conoscere in Italia <em>Il Signore degli Anelli</em>, mentre Adelphi in sordina pubblicava <em>Lo Hobbit</em>). Eh, letteratura di nicchia, in quegli anni, «fascista» insomma. Ma l’extrasinistra era troppo ignorante per accorgersene.</p>
<p>Tanto per far capire ai più giovani il clima: il sottoscritto era uno studente a Scienze Politiche di fatto apolitico, nel senso che alla politica preferivo la chitarra e le ragazze. Ma <strong>l’università era quella di Pisa, e lì regnava Lotta Continua</strong>. Per la quale valeva il detto evangelico «chi non è con me è contro di me», perciò non potevi nemmeno fare il qualunquista. <strong>E non si scherzava, erano mazzate</strong>. Ovviamente, in tanti contro uno, perché quelli amavano il collettivo.</p>
<p>Così, ogni giorno mi recavo in Facoltà ma non entravo: da lontano, il bidello, che mi aveva in simpatia, mi faceva cenno, sì o no. Cioè, oggi non è cosa perché c’è l’ennesima assemblea o occupazione. Oppure, ok, oggi è tranquillo. I professori, data la situazione, fecero presto a trasformarsi da baroni in tribuni della plebe. Io, che senza riflettere avevo messo nel piano di studi «Storia del movimento operaio e sindacale», dovetti dare tre volte l’esame perché la mia esposizione non era abbastanza marxista. Tanto per dire. Da qui l’attrazione fatale verso i libri Rusconi.</p>
<p>Paradossalmente, quel che sono adesso lo devo a Lotta Continua. Ebbene, per il contenuto del libro di Schoeck <a href="https://www.nicolaporro.it/come-nasce-il-conformismo-di-massa/">andate a vedere quel che ne scrive Porro</a>. Il fulcro è questo: <strong>l’invidia è la molla più potente delle rivoluzioni</strong>. In effetti, a ben pensarci, ogni rivoluzione si può sintetizzare così: togliti dal trono ché mi ci metto io. Ovviamente, le ideologie &#8211; a partire da quella giacobina, madre di tutte le altre che seguirono &#8211; sono solite avvolgersi con nuvole di parole. <strong>Pensiamo ai molti volumi di Marx</strong>. O allo stesso <strong>Robespierre</strong>, capace di concionare per sei ore di fila. Augustin Cochin descrisse benissimo il processo in <em>Meccanica della rivoluzione</em>, anche questo letto grazie al solito editore nei <em>Seventies</em>.</p>
<p>Altro fondamentalissimo libro, per capire bene di che cosa stiamo parlando, è il negletto <em>Il socialismo come fenomeno storico mondiale </em>di <strong>Igor Safarevic</strong>, riedito da Effedieffe e prefato non a caso da Aleksandr Solženicyn. Che era ingegnere. Safarevic era un matematico e scrisse il saggio perché quelli più qualificati di lui erano tutti nel Gulag. Il tema è lo stesso: <strong>perché il socialismo</strong> (o il comunismo, la differenza sta, appunto, nella anzidetta nuvola di parole) <strong>è inestirpabile?</strong> <strong>Perché dilaga così velocemente?</strong> Perché rispunta sempre? La spiegazione è proprio psicologica, anche se si nasconde dietro locuzioni come «giustizia sociale». Se ne rese conto proprio uno psichiatra, Viktor Frankl, che era ebreo e perciò finì nei lager nazisti. Fu qui che vide, tra gli sventurati di cui condivideva la sorte, gli odi furibondi nei confronti di chi aveva un pezzo di patata in più o la “fortuna” di avere un kapò un po’ più umano.</p>
<p>La sua esperienza ad Auschwitz gli ispirò <em>Uno psicologo nei lager</em> (Ares). A lui in fondo andò bene: viennese, padre della logoterapia, <strong>fu docente in mezzo mondo, Harvard compresa</strong>, i suoi libri sono tradotti pure in cinese, 27 lauree <em>honoris causa</em>. Lui, che sapeva a memoria i Salmi in latino, dissentiva in toto dal suo compaesano Freud: «In realtà, non è Dio un’immagine del padre, bensì il padre è un’immagine di Dio».</p>
<p>Rino Cammilleri, 12 settembre 2022</p>
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		<title>I delitti “impossibili” di Rino Cammilleri</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-delitti-impossibili-di-rino-cammilleri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Fiorenza Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2022 15:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[gialli]]></category>
		<category><![CDATA[Rino cammilleri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il racconto di 14 gialli, tutti diversi tra loro, nel nuovo libro dello scrittore Rino Cammilleri.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Hai una scatola di cioccolatini assortiti di altissima qualità, la apri, li ammiri e uno a uno li gusti con egoismo e lentezza. Ecco cos’è il giallo <em>Nuovi delitti nella camera chiusa</em> di <a href="https://www.nicolaporro.it/ospiti/rino-cammilleri/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rino Cammilleri</strong></a>.</p>
<p class="p1">Si sceglie un cioccolatino alla volta, un racconto, senza fretta. Sono quattordici e cesellati come gioielli preziosi, in sé conclusi e tuttavia sì stuzzicanti da volerne provare ancora uno e poi un altro ancora. Perché <strong>questi racconti gialli sono l’uno diverso dall’altro</strong> e ti portano ovunque, anche se sei accoccolato sulla tua poltrona preferita. A Bensalem, per esempio. Un mondo futuristico e quasi perfetto che incarna le più importanti teorie utopistiche, un paradiso artificiale in cui è stata bandita la proprietà privata “delle cose e dei corpi” considerata l’origine di tutti i mali. E se ci scappa un omicidio? Forse è il segnale della “fine del sogno di una comunità perfetta e libera dal male”.</p>
<p class="p1">Qualche racconto più in là ci troviamo nel monastero benedettino di Vallescura, nel XIII secolo, a bussare forte alla porta della cella dell’inquisitore Corrado da Tours, per cercare di capire che tipo di morte ha colto il suo amico abate; studiando ogni centimetro di quella cella chiusa dall’interno fino ad analizzare il pitale stracolmo e nauseabondo sotto il letto. “Corrado, che si era chinato per estrarlo, dovette storcere la faccia per il disgusto. Piscio, vomito, diarrea, il tutto di colore innaturale, giallo-verdastro e ributtante”. <strong>Una puntualità descrittiva che ci fa sentire lezzi e profumi tra le parole</strong>, ma soprattutto una cura storica, propria dell’autore, documentata, precisa e mai pesante. Come quando ci racconta di Margaret Ward, la «Perla del Tyburn», donna cattolica di nobile famiglia inglese, impiccata sotto il regno di Elisabetta I per aver aiutato un sacerdote a evadere dal carcere. “La Ward, con una nobiltà che commosse tutti, dichiarò che la sua fedeltà alla Regina non era mai venuta meno, tuttavia nessuno poteva chiederle di rinunciare alla sua religione. La Regina avrebbe potuto garantirle, certo, una vita comoda su questa terra, ma non la salvezza della sua anima. Se era costretta a scegliere, optava per quest’ultima. Piuttosto che rinnegare il vero Dio e la vera Chiesa preferiva sacrificare la vita”.</p>
<p class="p1"><strong>Il Nostro sa trattare il vero storico e l’invenzione</strong> con la stessa duttilità fino a convincerci dell’esistenza di una conchiglia preziosissima e delicatissima, dalla forma simile a una locomotiva, un vero vezzo per i collezionisti come Victor Humperdinck, la<i> Meganoblaster locomotensis; </i>tuttavia, solo dopo averla “googolata”, scopri la nota dell’autore che, quasi prevedendo la curiosità del lettore, se la ride sotto i baffi e, dopo una tirata di sigaro, sornione, ti dice che non esiste.</p>
<p class="p1">Alcuni protagonisti erano già presenti nel primo giallo Mondadori dall’omonimo titolo, altri sono delle <em>new entry</em>, come l’<span class="s1">ispettore Shylock Homer, di Scotland Yard che, piccato, ancor prima di ascoltare il quesito, anticipa l’interlocutore: “</span><strong>Sì, lo so, assomiglio a Sherlock Holmes</strong>, anche se, in verità, è piuttosto difficile assomigliare a un personaggio di totale invenzione e descritto solo sulla carta [&#8230;] Ora, prima che si decida a farmi entrare, mi corre l’obbligo di chiudere questa fastidiosa parte, fastidiosa perché si ripete ogni volta io sia chiamato per servizio presso un domicilio privato, anticipandole che del mio guardaroba non fanno parte berretti da cacciatore di cervi né pastrani a scacchi scozzesi. Infine, al mio fianco, come può vedere dalla divisa, non c’è il dottor John Watson ma il sergente Sean O’Malley. Adesso, cortesemente, possiamo entrare?” Dannatamente solo e acuto, costringe amorevolmente O’Malley ad ascoltare le sue deduzioni argute che si rivelano ogni volta puntualmente esatte, come nel caso della molletta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/i-delitti-impossibili-di-rino-cammilleri/">I delitti “impossibili” di Rino Cammilleri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
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		<title>Tutto quello che non vi dicono sui vaccini</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tutto-quello-che-non-vi-dicono-sui-vaccini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jan 2022 14:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[effetti collaterali]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[obbligo vaccinale]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Damiano Mazzotti   La casa editrice Byoblu ha pubblicato un saggio ricco di materiale, con molti dati e ottimi grafici: Stop Vax. I fatti che vi tengono nascosti (Paolo Becchi, Nicola Trevisan, Giovanni Zibordi, novembre 2021, 350 pagine, euro 20). Vorrei qui segnalare i punti che più mi hanno colpito. Per facilità indicherò tra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/tutto-quello-che-non-vi-dicono-sui-vaccini/">Tutto quello che non vi dicono sui vaccini</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Damiano Mazzotti  </em></p>
<p>La casa editrice <em>Byoblu</em> ha pubblicato un saggio ricco di materiale, con molti dati e ottimi grafici: <a href="https://www.amazon.it/Stop-vax-fatti-tengono-nascosti/dp/B09KN2QQ29" target="_blank" rel="noopener nofollow"><em>Stop Vax. I fatti che vi tengono nascosti</em> (Paolo Becchi, Nicola Trevisan, Giovanni Zibordi, novembre 2021, 350 pagine, euro 20)</a>. Vorrei qui segnalare i punti che più mi hanno colpito. Per facilità indicherò tra parentesi rotonde la pagina a cui ho fatto riferimento.</p>
<h2>Vaccini &#8220;imperfetti&#8221;</h2>
<p>Negli ultimi mesi, in molte nazioni, vari studi scientifici internazionali istituzionali, non collegati alle multinazionali farmaceutiche, sembrano dimostrare che i vaccini contro la malattia Covid-19 sono “imperfetti”. Risultano cioè poco efficaci: <a href="https://www.nicolaporro.it/se-ne-accorto-pure-mattarella-i-vaccini-falliscono/" target="_blank" rel="noopener"><strong>non evitano i contagi e la diffusione della malattia</strong></a> (p. 8). Alcune ambiguità scientifiche erano emerse anche all’inizio dell’epidemia parainfluenzale. Per quanto riguarda le modalità dell’identificazione e della contabilizzazione dei contagiati, che in gran parte sono persone sane asintomatiche e non malate, l’autorità sanitaria Usa, cioè il CDC, “ha rivisto le linee guida per effettuare i tamponi indicando sul suo sito che tamponi sopra 28 o 30 cicli non sono affidabili per indicare da soli un contagio e riportano “falsi positivi”. Com’è noto, in Italia non è indicato il numero di cicli che si utilizzano, ma si suppone che si vada oltre i 40 (p. 13). Inoltre, i marcatori genetici per identificare il Sars-Cov-2 sono passati da tre a uno in vari paesi europei.</p>
<p>Esistono così decine di tipologie di coronavirus e centinaia di ceppi influenzali e parainfluenzali che possono far scattare la positività. Gli autori sottolineano altresì “che<strong> i vaccini Moderna e Pfizer</strong> <strong>sono stati autorizzati</strong> [all’uso] in via emergenziale [provvisoria e condizionata], <strong>ma non ancora approvati</strong> perché l’approvazione [definitiva] richiede almeno due anni e test su animali. In questo caso, è stato fatto tutto in sei mesi e senza alcun test sugli animali&#8230; i partecipanti ai test sono stati seguiti soltanto per due mesi”. Quindi gli effetti collaterali che si sono sviluppati successivamente ai due mesi non sono stati conteggiati. Ora molti studi riscontrano alcuni problemi cardiologici (miocardite, aritmie, eccetera) e almeno un 4 per cento di problemi neurologici (p. 23). In genere <strong>un vaccino ci mette 4 anni per essere valutato e approvato definitivamente</strong>, mentre nel caso dei “vaccini” che utilizzano delle nuove sostanze biochimiche l’autorizzazione è stata data in poco più di nove mesi (p. 266).</p>
<h2>I morti da vaccino</h2>
<p>Ci sarebbero molte problematiche da esaminare, ma sono costretto a riportare solo alcune delle più interessanti, rinviando alla lettura integrale del libro. Ad esempio, nel <strong>Regno Unito</strong>, nella fase con il 52 per cento della popolazione pienamente vaccinata e il 68 per cento parzialmente vaccinata, “le ospedalizzazioni Covid-19 sono triplicate e quelle totali” per tutte le cause sono raddoppiate (p. 34). In <strong>Italia</strong> “i morti Covid-19 sotto i 50 anni sono circa lo 0,1 per cento e il 99 per cento dei morti Covid-19 sono sopra i 64 anni” e con almeno due patologie pregresse (p.31). Molte persone in Italia sono state curate in ritardo e male. <strong>Si è manifestato un fenomeno molto inquietante</strong>: la “vigilanza passiva europea e Usa finora ha riportato 20 mila decessi e la norma per gli altri vaccini sono alcune centinaia (in Usa si segnalano 200 morti per tutti i vaccini all’anno). Non esistono farmaci e trattamenti in commercio per cui si segnalino migliaia di morti” (p. 104). Di solito in questo caso partono <em>class action</em> multimilionarie.</p>
<h2>Tasso di mortalità più alto dopo vaccinazione</h2>
<p>Inoltre, in Israele si è verificato un fenomeno <em>prima facie</em> controintuitivo: dopo la vaccinazione il Paese è passato da un tasso di mortalità Covid-19 basso a un tasso alto. Come affermato da virologi come <strong>Luc Montagnier</strong> e <strong>Robert Malone</strong>, “è fondamentalmente sbagliato vaccinare la maggioranza della popolazione mentre si sta diffondendo un nuovo virus. Se, cioè si vaccina un 10-15 per cento della popolazione più a rischio (gli ultrasettantenni) funziona; se invece si vaccina il 70 per cento e oltre della popolazione è un <em>boomerang</em>, perché scoppiano le varianti più contagiose” (p. 228). Comunque, vorrei riprendere <strong>una questione esistenziale e morale fondamentale</strong>: “l’età media dei morti Covid-19 è 81 anni e l’aspettativa di vita media è 81 anni in Italia… non è la stessa cosa morire a 45 o 85 anni, e i casi che si leggono susseguenti alla vaccinazione rientrano in una casistica di persone molto più giovani di quelle decedute con la Covid-19” (p. 19). Perché questa insistenza nel vaccinare i giovani e persino i bambini?</p>
<h2>Big Pharma</h2>
<p>Non esiste nessun valore etico nel sacrificare la salute presente e futura di un bambino, di un adolescente o di un giovane adulto, o addirittura sacrificare la vita, per allungare di sei mesi la vita a una persona oltre gli 80 anni affetta da due o più patologie invalidanti. E chiaro che <strong>l’unico interesse in ballo non è quello generale, ma è quello particolare degli</strong> <strong>azionisti delle multinazionali farmaceutiche</strong> e dei politicanti prezzolati che hanno svenduto i diritti civili e la salute dei cittadini. Di solito nessuno si sofferma a valutare bene le cose più basilari. Anche i medici guardano troppa tv e sono essere umani che si spaventano. Anche i medici sono persone che quando acquisiscono troppo potere non ammettono errori e pensano prima alla loro vanità e al loro conto in banca (i medici che hanno paura di curare una malattia sono come i vigili del fuoco che hanno paura degli incendi). Oggi <strong>la manipolazione mentale della popolazione</strong> è arrivata fino al punto che la vecchia caccia alle streghe sembra diventata un gioco di società.</p>
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		<title>“L’ombra sinistra della scuola” di Rino Cammilleri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fiorenza Cirillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Oct 2021 14:10:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Laurea, specializzazione, master, tirocini, a volte dottorati, formazione continua, esperienze sul campo a nulla valgono di fronte al “secondo me”. Scardinare questo sistema di pensiero è a dir poco impossibile, visto che i genitori, in qualità di educatori, offrono gratuitamente il loro discretissimo contributo all’attività didattica. Vero è che questa didassi condivisa è un risultato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Laurea, specializzazione, master, tirocini, a volte dottorati, formazione continua, esperienze sul campo a nulla valgono di fronte al “secondo me”. Scardinare questo sistema di pensiero è a dir poco impossibile, visto che i genitori, in qualità di educatori, offrono gratuitamente il loro discretissimo contributo all’attività didattica. Vero è che <strong>questa didassi condivisa è un risultato inatteso dei venti di libertà del ’68 </strong>dai quali forse ci si sarebbe aspettato altro. Si aggiunga a tutto ciò un sistema sempre più teso alla compilazione di inutili scartoffie a dispetto dell’approfondimento di sane conoscenze, veri prodromi delle competenze necessarie per vivere.</p>
<p>Capire fino in fondo il percorso umano e lavorativo di un insegnante è per pochi e come categoria spesso si è talmente demotivati che ci si rifiuta pure di chiarire e spiegare a chi non sa, perchè costa una fatica che non vale davvero la pena. Tuttavia, per chi voglia toccare un mondo che non conosce o per chi insegnante lo è e voglia guardarsi meglio, c’è una verace testimonianza che potrebbe iniziare chiunque ai misteri scolastici: <em><strong>L’ombra sinistra della scuola </strong></em>di<strong> Rino Cammilleri.</strong></p>
<p><strong>Il Nostro racconta le sue avventure da liceale prima e da docente poi</strong>, in un confronto spassoso tra due epoche in cui il Sessantotto fa da spartiacque; cambiano dunque sia l’angolazione che il contesto storico-politico e il senso critico del lettore viene continuamente invitato a costruire intelligenti inferenze. Non nasconde nulla né le frustrazioni né le tentazioni né le intime decisioni e scrive a carte scoperte; vorrebbe proseguire con la carriera universitaria, è disposto a mettersi alla prova in mille altri lavori pur di non fare l’insegnante. Ma il destino è beffardo e insistente: <strong>«Tu che sei Figlio della Gallina Nera farai l’insegnante!»</strong> Questo è il leitmotiv a cui avrebbe voluto sfuggire, eppure il fato o Dio lo porta proprio là, in classe. “Dio o il destino? Meglio Dio. Sì, perché quando ci si accorge che la sorte è decisa è d’uopo fermarsi e riflettere. Il Destino? Se sì, è un Destino intelligente [&#8230;] Allora tanto vale cambiargli nome e chiamarlo Dio. Perché Dio, dunque, voleva a tutti i costi che io diventassi Insegnante?”</p>
<p>Avrà modo, mettendosi in gioco, di scoprire un’attitudine che mai avrebbe immaginato e cioè di essere naturalmente portato all’insegnamento: <strong>sa spiegare bene e coinvolgere i ragazzi</strong>. Non solo, ma porta nel mestiere quell’impostazione goliardica che nella sua testa era rimasta indissolubilmente legata all’idea stessa di scuola e così sperimenta strategie per tenere i ragazzi avvinti e farli sorridere un po’: “Scopersi presto che gli scherzi erano utilissimi per ravvivare l’attenzione nei momenti di «stanca». Una <em>gag </em>era l’ideale: prendeva poco tempo e iniettava adrenalina nella spenta scolaresca. [&#8230;] Così mi interrompevo e magari dicevo loro: «Io ho sbagliato mestiere. Sapete cosa avrei dovuto fare anziché star qui ad angustiarmi con voi?». E loro: «Cosa?». E io: «L’attore». Poi, dopo una pausa: «Di film erotici». Detta con la faccia giusta, veniva facilmente presa per quel che era: una battuta. E creava simpatia senza far perdere d’autorità» Ma lo facevo per <em>me</em>. Volevo ricreare quel clima realmente studentesco che vigeva nel mio vecchio liceo: un posto dove la mattina andavi volentieri perché non sapevi mai cosa sarebbe successo”.</p>
<p>Ma i tempi e <strong>le nuove sperimentazioni volute dal ministero</strong> <strong>trasformano la scuola in un immenso opificio </strong>in cui ciò che conta davvero è dimostrare un lavoro extra che poco o nulla ha a che fare con l’io dei ragazzi e, mentre questi rischiano l’apatia,  il professore è oberato da sterili compilazioni: “Guai a farsi scoprire senza qualcosa di importante da fare: immediatamente veniva inventato un compito proprio per te, perché se c’era una cosa che mandava in bestia le <em>Single </em>Sperimentali era vedere qualcuno che non faceva niente”.</p>
<p>Per irrorare le sue passioni, <strong>il Nostro si ritaglia la partecipazione a convegni</strong>, in cui emerge per le sue qualità, ma non appena si trova con i luminari universitari il suo status sembra quasi un’onta: “In tali occasioni non era raro il caso di trovarsi fianco a fianco con Luminari Universitari, Saggisti di Rilievo Nazionale o addirittura Celebrità. Al pranzo o alla cena comune c’era sempre qualcuno che mi chiedeva <em>coram populo </em>di cosa mi occupassi. Io rispondevo, tacendo mezza verità, che insegnavo. E poi attendevo coi denti stretti, pregando con tutte le mie forze che non mi facessero la seconda domanda. Ma, implacabile come la sorte, arrivava: «Ah, lei insegna! E in quale Facoltà?». E io, con un filo di voce: «No, insegno al Geometra».</p>
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		<title>Croce ed Einaudi, la religione liberale anti-totalitaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2020 20:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Croce]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da “Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la settima e ultima puntata. Nella storia della cultura italiana vi sono vicende [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da <a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/croce-ed-einaudi.html" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">“Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio</a>, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la settima e ultima puntata.</em></p>
<p>Nella storia della cultura italiana vi sono vicende di uomini e di idee molto citate ma molto poco davvero conosciute. La celebre polemica tra<strong> Benedetto Croce</strong> e<strong> Luigi Einaudi</strong> sul rapporto tra liberismo e liberalismo è una di queste. Tutt’altro, infatti, che un duro scontro polemico senza volontà d’intendersi, la polemica fu una civilissima discussione tra i due maggiori interpreti della <strong>cultura liberale</strong> italiana che ancora oggi, se conosciuta a partire dai testi e dal contesto, è in grado per noi abitanti del terzo millennio di essere un punto di riferimento per schiarire e ingagliardire il concetto di libertà (…).</p>
<p>La discussione tra Croce ed Einaudi, dunque, non è una disputa su una dottrina ma è uno schiarimento del pensiero in vista della riconquista della libertà civile (…). Il problema che si agita nelle loro pagine è quello dei totalitarismi: uno ce l’hanno già sulla testa e sanno bene che non è conciliabile con la libertà e la dignità umana, l’altro non è presente politicamente ed economicamente ma sanno bene che un domani non lontano potrebbe farsi avanti in modo minaccioso con la sua violenza e con le sue lusinghe. Ed è proprio quanto accadde negli anni Quaranta con la caduta di Mussolini e la fine del fascismo e un’Italia che era non solo “tagliata in due” ma che poteva ricadere dall’altra parte della “cortina di ferro” ed essere non libera ma comunista.</p>
<p>Nella discussione tra Croce ed Einaudi emerge in modo netto la incompatibilità tra libertà e comunismo e si sottolinea come la «religione della libertà» – una religione che, al di là delle definizioni e differenziazioni, riguardava entrambi – era la religione liberale dell’<strong>antitotalitarismo</strong>. Proprio questo è per noi l’aspetto più importante di quella discussione che mette capo a un <strong>liberismo</strong> non più visto come sistema morale bensì come lo stesso principio della libertà praticato sul piano economico.</p>
<p>Giancristiano Desiderio, Croce ed Einaudi (Rubbettino 2020)</p>
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		<title>La borghesia garantisce la libertà perché lavora</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-borghesia-garantisce-la-liberta-perche-lavora/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2020 18:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da “Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la sesta puntata. La borghesia, in altre parole, non media perché, come [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da <a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/croce-ed-einaudi.html" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">“Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio</a>, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la sesta puntata.</em></p>
<p>La borghesia, in altre parole, non media perché, come si dice genericamente con quella che sembra essere una frase fatta, è il ceto medio o la classe media; la borghesia, che esiste nelle sue varie e plurali individualità, media perché è autonoma grazie all’impresa del lavoro. È l’opera concreta e storica del lavoro che svolge un’opera di mediazione mettendo in fuorigioco da una parte chi ha tutto e non vuole nulla, il privilegiato o colui che punta al privilegio, e dall’altra chi non ha niente e vuole tutto, il rivoluzionario o colui che punta al sovvertimento, per mostrare che solo attraverso il lavoro si raggiunge una relativa autonomia che garantisce a tutti quella libertà necessaria per vivere secondo i propri ideali e per soddisfare i bisogni. Ecco perché Croce non temeva di riportare il partito liberale alla tradizione di Cavour in cui tutto, necessità e propositi, è da farsi <em>ope libertatis </em>perché solo tramite la conoscenza e l’affermazione della libertà che riforma gradualmente sé stessa si può evitare ora la reazione e ora la rivoluzione.</p>
<p>Il ceto mediatore è il cuore del liberalismo di Croce come del liberalismo di Einaudi e sulla borghesia come ceto mediatore si fondano l’etica del lavoro e la democrazia. Proprio la borghesia dovrebbe coltivare il gusto della cultura come valore indipendente e di libertà. Perché la cultura libera, esattamente come il lavoro, ha la capacità di mediare gli estremi che tendono alla distruzione. Invece, il mondo borghese, ora abbandonando la cultura ora trascurando il lavoro, si è incamminato sul viale del tramonto smarrendo la sua funzione più alta che Croce – il grande borghese – gli riconosceva: essere costruttore di civiltà.</p>
<p>Giancristiano Desiderio, Croce ed Einaudi (Rubbettino 2020)</p>
<p>(6. segue)</p>
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		<title>La libertà della scuola e della cultura</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-liberta-della-scuola-e-della-cultura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2020 16:38:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da “Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quinta puntata. Ma la cultura è utile? (…) Il valore per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da <a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/croce-ed-einaudi.html" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">“Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio</a>, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quinta puntata.</em></p>
<p>Ma la cultura è utile? (…) Il valore per eccellenza è qui proprio la <strong>libertà della cultura</strong> che deve trovare in sé stessa la forza per restare libera e non vendere l’anima al diavolo come, invece, è accaduto nel Novecento con il “tradimento degli intellettuali”.</p>
<p><strong>E Luigi Einaudi?</strong> Era proprio ciò che Croce non fu: un professore, un uomo di scuola, un accademico, un insegnante (…) Dunque? Dunque, Einaudi è uno dei più grandi difensori della libertà della cultura e della libertà della scuola in un paese e in uno Stato che, purtroppo, hanno fatto della dipendenza della cultura dalle istituzioni e della scuola dallo Stato un vero e proprio dogma “falso e bugiardo” invertendo così quello che è davvero il caposaldo del liberalismo e della libertà: non è la cultura che deve fondarsi sulle istituzioni ma sono le istituzioni che devono fondarsi sulla cultura.</p>
<p>Da <strong>autentico liberale</strong>, non solo da profondo conoscitore delle libertà economiche, Einaudi, proprio perché insegnante e educatore, capì che il valore legale dei titoli di studio altro non era che una forma di monopolio statale dell’istruzione, che introduceva nel sistema scolastico e accademico un veleno che avrebbe finito con l’intossicare la scuola e l’università, fino a trasformarle in una sorta di grande macchina burocratica intenta a rilasciare diplomi il cui valore culturale è inferiore agli stessi “pezzi di carta” che li certificano.</p>
<p>Non è un caso che il maggior interprete della sua critica è stato un crociano come <strong>Salvatore Valitutti</strong> che ben sapeva che la crisi della scuola italiana era ormai irreversibile e per rimetterla in sesto non occorreva più, ormai, una riforma ma ripensarla nei suoi fondamenti giuridici per passare dal sistema della “scuola di Stato” al modello della “scuola libera”, come è illustrato nel libro <em>La libertà della scuola </em>in cui ho riunito proprio alcuni scritti di Einaudi e di Valitutti su questo tema delicatissimo della nostra vita civile che, non casualmente, è all’origine della crisi dello Stato e della democrazia italiana.</p>
<p>Giancristiano Desiderio, Croce ed Einaudi (Rubbettino 2020)</p>
<p>(5. segue)</p>
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		<title>Il solo governo legittimo è quello limitato</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-solo-governo-legittimo-e-quello-limitato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 16:58:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da “Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quarta puntata. Il liberalismo di Croce non è una dottrina dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da <a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/croce-ed-einaudi.html" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">“Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio</a>, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quarta puntata.</em></p>
<p>Il liberalismo di Croce non è una dottrina dei diritti, non è una tecnica o dottrina dello Stato, non è una tecnica o dottrina costituzionale (…). Non a caso Nicola Matteucci diceva né più né meno che la filosofia o il liberalismo di Croce ci danno il fondamento del pluralismo (…).</p>
<p><strong>Il fine della teoria della libertà</strong> è mostrare che il solo governo legittimo è il governo limitato giacché il Potere per essere realmente tale ed essere accettato – ossia per avere dei poteri controllati ed efficaci – deve essere limitato. Da chi? Da altri poteri. Non è un esercizio di poco conto, tutt’altro. Infatti, qualunque altro modo o tentativo di garantire la libertà – ad esempio, i diritti o l’economia – si presta a una manipolazione attraverso la quale si reintroduce nella vita morale proprio quel concetto falso di un sapere superiore con il quale dominare le vite con un abuso di potere.</p>
<p>Come avrebbe detto Norberto Bobbio, bisogna impedire, per evitare il corto-circuito totalitario, che il monopolio della forza si unisca al monopolio della verità. Tanto più che quest’ultimo non esiste. La «religione della libertà» è la «filosofia dell’anti-totalitarismo».</p>
<p>Giancristiano Desiderio, Croce ed Einaudi (Rubbettino 2020)</p>
<p>(3. segue)</p>
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		<title>Tra libertà e comunismo c’è incompatibilità assoluta</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/tra-liberta-e-comunismo-ce-incompatibilita-assoluta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2020 17:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da “Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la terza puntata. La risposta di Einaudi è chiarissima: tra liberalismo e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da <a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/croce-ed-einaudi.html" target="_blank" rel="nofollow noopener noreferrer">“Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio</a>, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la terza puntata.</em></p>
<p>La risposta di Einaudi è chiarissima: tra<strong> liberalismo e comunismo</strong> vi è «incompatibilità assoluta» perché là dove c’è una sola volontà – lo Stato, il Partito, il Capo – che impone il suo volere, lì non c’è libertà e perfino la stessa libertà del pensiero è negata se il pensiero non è esprimibile perché avverso all’unica volontà valida. Quindi la libertà vive per forza di cose quando c’è una certa dose di liberismo, anche se – specifica Einaudi – ciò non significa porre un’unità tra il liberalismo e uno dei tre “significati tecnici” prima illustrati.</p>
<p>In altre parole, il comunismo nega proprio quella <em>pluralità </em>che abbiamo visto essere indispensabile all’esistenza della libertà. Il liberismo <em>storico</em>, dunque – dice Einaudi affratellandosi con lo storicismo di Croce –, mostra non solo che vi è incompatibilità tra liberalismo e comunismo ma che è la stessa libertà a creare l’economia che le serve per vivere e, quindi, Einaudi sfugge all’eventuale critica di Croce di far dipendere in tal modo la vita libera e spirituale dall’economia. Era, questa, una conclusione che anche Croce poteva accettare. E, tuttavia, la discussione sarebbe continuata andando ancora più in profondità.</p>
<p>Giancristiano Desiderio, Croce ed Einaudi (Rubbettino 2020)</p>
<p>(3. segue)</p>
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		<title>La maschera del potere buono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 20:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da “Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la seconda puntata. Il modo migliore per introdursi al liberalismo di Benedetto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da <a href="https://www.store.rubbettinoeditore.it/croce-ed-einaudi.html" target="_blank" rel="nofollow">“Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio</a>, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un’anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la seconda puntata.</em></p>
<p>Il modo migliore per introdursi al <strong>liberalismo di Benedetto Croce</strong> è leggere <em>La concezione liberale come concezione della vita</em> (…). Per Croce il liberalismo non ha una dimensione strettamente politica ma è una concezione <em>metapolitica</em> della stessa esistenza umana dove <em>metapolitico </em>significa <em>ciò che va</em> <em>oltre la politica </em>e addolcendola, smascherandola, limitandola ne tiene a bada il potenziale distruttivo. È questo il cuore stesso del liberalismo di Croce e conviene metterlo bene in chiaro perché è centrale per meglio intendere il rapporto tra liberismo e liberalismo sia in Croce sia in Einaudi (…).</p>
<p>Il convincimento delle altre concezioni della vita, da quelle religiose a quelle secolari – comprendenti il socialismo, il comunismo, anche il democratismo – è che il momento della lotta e del conflitto può essere superato una volta e per sempre facendo ricorso a una forma di conoscenza che queste concezioni, ora religiose ora mondane, ritengono di possedere (…).</p>
<p>Tutte le forme politiche illiberali, che si tratti di assolutismo o di autoritarismo, di tirannia o di totalitarismo, si presentano non solo come abuso di potere ma anche come <strong>abuso di conoscenza</strong>. Ogni potere, infatti, per quanto bruto e tracotante, ha bisogno di una legittimazione e la cerca in una maschera tramite la quale, con sofismi e ideologie, avvalora sé stesso come giusto, vero, buono, perfetto. Ecco perché al fondo della faccenda del potere vi è una questione gnoseologica. Il dominio della vita sul piano del sapere mira a tradursi in dominio della vita sul piano del potere. E un potere che sia <strong>legittimato da un sapere straordinario</strong> è un potere così potente da essere onnipotente perché è vero, giusto, buono, santo. Il liberalismo di Croce, che coincide con la sua filosofia storicista, nasce da un atto di demistificazione o di smascheramento che mette in chiaro che la vita non può essere trascesa da un sapere superiore che poi legittima un potere che, grazie alla sua stessa verità, annulla le singole volontà e le loro libere scelte (…).</p>
<p>Giancristiano Desiderio, Croce ed Einaudi (Rubbettino 2020)</p>
<p>(2. segue)</p>
<p class="g1-mega g1-mega-1st entry-title"><a href="https://www.nicolaporro.it/il-primato-della-liberta-sulla-giustizia/">Il primato della libertà sulla giustizia (1)</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il primato della libertà sulla giustizia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 19:37:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Croce]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da “Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un&#8217;anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la prima puntata. A ragione del fatto che per l’esistenza di una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Per gentile concessione dell’autore, un estratto da “Croce ed Einaudi. Teoria e pratica sul liberalismo”, libro di Giancristiano Desiderio, uscito da poco per Rubbettino. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un&#8217;anticipazione, un piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la prima puntata.</em></p>
<p>A ragione del fatto che per l’esistenza di una <strong>democrazia liberale</strong> l’idea più importante, quella a cui spetta il primato concettuale e morale, non è la giustizia ma la libertà. <strong>Croce</strong> non si stancò mai di dirlo, ridirlo e sottolinearlo perché sapeva, e sentiva intorno a sé, che proprio la giustizia si presta per sua natura a giustificare la nascita di politiche e di regimi autoritari sotto le mentite spoglie di un’idea sempre seducente come quella della giustizia e le sue <em>alcinesche seduzioni</em>. Per Croce – come diceva apertamente nella nota <em>Problemi attuali</em> in <em>Scritti e discorsi politici </em>– quello di una giustizia che rende il mondo costante e conformista e uguale come bocce di biliardo non è nemmeno una bella favola ma un incubo da cui stare alla larga.</p>
<p>La <strong>giustizia</strong> in una democrazia liberale è solo quella che si fa “caso per caso” ben sapendo che le varie risoluzioni alle quali si arriva possono cambiare perché, come si dice, ciò che è giusto in un caso può essere ingiusto in un altro. La democrazia liberale è tale anche e soprattutto perché non cede all’idea demoniaca che si possa neutralizzare l’errore e che si possa eliminare il male. La neutralizzazione dell’errore è la via che conduce all’orrore e la eliminazione del male è la via che conduce all’inferno.</p>
<p>Giancristiano Desiderio, Croce ed Einaudi (Rubbettino 2020)</p>
<p>(1.segue)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E i cinesi ci fanno le scarpe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2019 21:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco l&#8217;ultima puntata.<span class="np_spacer" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top:20px"></span></em></p>
<div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-10949-2" width="1280" height="720" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/mario-giordano-libro.jpg" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4?_=2" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote><p>Due dragoni all’ingresso. La scritta «Centro ingrosso Cina». E la bandiera italiana, che qui in mezzo stona come Giampiero Mughini alla festa del Toro Club. Siamo ad Agrate Brianza, due passi da Milano, subito fuori dall’autostrada che porta a Venezia. Questo è <strong>il più grande megastore cinese</strong> d’Europa: tre piani, 56.000 metri quadrati, oltre 400 spazi commerciali a disposizione per vendere di tutto: abbigliamento (soprattutto), ma anche borse, valigie, elettronica, bigiotteria, scarpe, lampadari, piante, fiori, cartoleria, orologi e accessori per auto. In teoria dovrebbe essere riservato ai commercianti con partita Iva. In realtà è aperto a tutti. Ovviamente sette giorni su sette. Non si ferma mai.<br />
Una volta qui c’era una fabbrica farmaceutica, la Uquifa: da un paio d’anni c’è un pezzo d’Oriente incastonato ai margini della Brianza. Un luogo dal gigantismo inquietante. Bianco. Luminoso. Un iperuranio commerciale, dove tutto è mescolato eppure maniacalmente ordinato. Stracci e vestiti da sera, cenci e tessuti pregiati, marchi in disuso e marchi taroccati: non c’è nessuna logica nella distribuzione, ma tutto è squadrato, rigoroso, perfino un po’ asettico. Più che in un centro commerciale sembra di stare in una clinica svizzera. Non fosse che di svizzero non c’è nulla. Qui tutto, ovviamente, è cinese. <strong>I negozi sono cinesi, le merci sono cinesi, i venditori sono cinesi, i ristoranti sono cinesi, i bar sono cinesi</strong>. Nei corridoi corrono carrelli cinesi guidati da giovani cinesi. E negli angoli dei negozi cinesi ci sono bambini cinesi che mangiano avanzi di zuppe cinesi. Solo le insegne dei negozi sono miste, Andrea Moda e Ou Shang, Monte Cervino e Wenfu. Ma i nomi italiani sono rigorosamente tradotti in ideogrammi. E così fa un po’ sorridere trovare lì, in mezzo a questo pezzo di Cina in salsa milanese, il manifesto di un calzaturificio di Trani che difende il vero made in Italy delle scarpe italiane. Il made in Italy? Qui? Fra calzature Huaxin e calzature Taiwei? È un po’ come difendere il senso del pudore al festival del porno. O a un comizio elettorale.<br />
Poi di che scarpe parliamo? Le scarpe ce le fanno i cinesi. E da un pezzo, ormai…</p>
<p>Mario Giordano, <em>L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese</em></p>
<p><strong>(7.)</strong></p></blockquote>
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		<title>Il pranzo unico globale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 21:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[mario giordano]]></category>
		<category><![CDATA[parmigiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la sesta puntata.<span class="np_spacer" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top:20px"></span></em></p>
<div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-10947-3" width="1280" height="720" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/mario-giordano-libro.jpg" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4?_=3" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4</a></video></div>
<span class="np_spacer" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top:20px"></span>
<blockquote><p>È indiscutibile che, fra avvertimenti, bollini e semafori vari, <strong>il cibo italiano</strong> sia sotto attacco. E perché è sotto attacco? Perché è d’impaccio nella grande trasformazione in atto nel sistema alimentare. Non la conoscete? Dai prodotti dei campi a quelli dei laboratori, cioè dal cibo naturale a quello artificiale, che costa meno, rende di più e si può controllare meglio. Alcune battaglie sono già state vinte (pensate alla sostituzione, ormai quasi completa, dello zucchero con l’aspartame). Delle altre abbiamo avuto riflesso con decisioni dell’<strong>Unione europea</strong> che sembravano (sembravano!) assurde: ricordate per esempio i regolamenti che permettevano di produrre vino senza uva, cioccolato senza cacao e mozzarella senza latte? Ricordate le direttive che mettevano al bando il lardo di Colonnata ma ammettevano l’uso di aromi artificiali per l’affumicatura della carne e del pesce, come il gustosissimo Scansmoke Pb1110 o lo Zesti Smoke Code 10? Come si fa a preferire lo Zesti Smoke Code 10 al lardo di Colonnata? O al missoltino del lago di Como essiccato al sole?</p>
<p>C’è una spiegazione a tutto, in questo mondo. E la spiegazione, in questo caso, è sotto i nostri occhi. Anzi, sotto i nostri denti. Arriva a tavola la Chimica del Nord, per il <strong>Parmigiano Reggiano</strong> non c’è più posto. E per l’olio d’oliva neppure. Il miele integrale? Il gorgonzola? La frittura di paranza? Il minestrone di zia Peppina? I casoncelli o le orecchiette fatte a mano? Solo reperti di nostalgia da seppellire sotto l’avanzata del cibo standard, globale, riproducibile in vitro, magari un po’ tofu, strizzando l’occhio alle nuove mode, etiche ed etniche, comunque artificiali, Pb1110 o Code 10, aromi sintetici e gusti serializzati, con tanti insetti di contorno, che pure quelli si possono clonare facilmente in laboratorio. «C’è un gioco sporco delle multinazionali contro il made in Italy» denuncia il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, in un’intervista sul «Sole-24 Ore» (21 novembre 2018).</p>
<p><strong>E parla di «chimicizzazione» del cibo</strong>. Ma sì: il piatto chimico è pronto. A che servono pasta, olio e parmigiano? È la nuova tavola uniforme mondiale, il Pranzo Unico Globale, perfetto per la grande industria. E che non lascia spazio agli agricoltori, legati invece alla terra, alla tradizione, alla qualità del prodotto tipico, alla specialità locale. Tutte cose, ovviamente, da spazzare subito via. In effetti, nello spazzare via gli agricoltori italiani siamo già sulla buona strada….</p>
<p>Mario Giordano, <em>L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese</em></p>
<p><strong>(6.Segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>Renzi e le banche popolari finite gli stranieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 21:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>
		<category><![CDATA[mario giordano]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/renzi-e-le-banche-popolari-finite-gli-stranieri/">Renzi e le banche popolari finite gli stranieri</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quinta puntata.<span class="np_spacer" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top:20px"></span></em></p>
<div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-10908-4" width="1280" height="720" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/mario-giordano-libro.jpg" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4?_=4" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4</a></video></div>
<span class="np_spacer" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top:20px"></span>
<blockquote><p>Il caso più clamoroso, però, è quello che riguarda le banche popolari. <strong>La riforma voluta nel 2015 dal governo Renzi</strong> ha finito infatti per mettere in ginocchio quello che era sempre stato un antico e solido tesoro dei nostri territori. Tesoro che, così, è stato consegnato come un pacco dono ai fondi speculativi esteri. Lo denuncia da tempo (inascoltato) il presidente dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari, l’avvocato <strong>Corrado Sforza Fogliani</strong>: «Dopo quel decreto tutte le popolari convertite in società per azioni (tranne una) sono finite a fondi speculativi esteri». Una mossa voluta? «Lo stabilirà la magistratura» risponde Corrado Sforza Fogliani in un’intervista alla «Verità» (12 novembre 2018). «Ma si tratta di un esito così generalizzato che mi pare difficile non lo si fosse capito da prima.»</p>
<p><strong>Di fatto il risultato è sotto gli occhi di tutti</strong>. I principali azionisti del Banco Popolare di Milano sono i fondi norvegesi (Norges Bank) e americani (Invesco e Capital Research). Quelli del Credito Valtellinese? Fondi francesi, americani e perfino delle Bermuda. Quelli del Credito Emiliano? Fondi norvegesi e francesi con anche un po’ di inglesi. Quelli del Bper? Fondi americani e norvegesi con una piccola spruzzata di Lussemburgo… Ci furono, ai tempi dell’approvazione del decreto, molti sospetti. Si parlò di insider trading. E soprattutto si discusse sui motivi di quella fretta, come mai fosse necessario vararlo con tanta urgenza.</p>
<p><strong>A chi serviva?</strong> Sforza Fogliani un’idea ce l’ha: «Chi comanda in questa Europa vuole divorarsi le piccole aziende italiane» dice. «Per farlo, il primo passaggio è colpire le banche di territorio, cioè quelle che aiutano le piccole e medie imprese.» Obiettivo centrato, verrebbe da dire.<br />
Ma, purtroppo, non è solo un problema delle popolari. Anzi. Riguarda tutte le principali banche italiane.</p>
<p>Mario Giordano, <em>L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese</em></p>
<p><strong>(5. Segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>Il signor Vittorio che ha costruito l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2019 20:59:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[mario giordano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quarta puntata.</em></p>
<div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-10894-5" width="1280" height="720" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/mario-giordano-libro.jpg" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4?_=5" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4</a></video></div>
<span class="np_spacer" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top:20px"></span>
<blockquote>
<p class="Testo">«Le due fabbriche ci sono ancora.» Dove? «Fuori Tortona.» E di chi sono? «Una francese, una austriaca.» E quella sul lago Maggiore? «Ah, lì ci sono gli americani.» E ad Anagni? «Anche lì i francesi.» Sembra di stare a giochi senza frontiere. «E non dimentichi i finlandesi. E i turchi.» <strong>Vittorio Ghisolfi ha 88 anni</strong>, e gli occhi limpidi di chi ha attraversato la storia. Ha fondato la sua azienda nel 1953, quando aveva 23 anni, sull’orto di quello che doveva diventare suo suocero. È arrivato a essere un gigante della chimica mondiale. E se c’è una cosa a cui tiene sopra ogni altra è dire che lui, in oltre sessant’anni di attività, non ha mai licenziato nessuno. Le fabbriche che ha aperto sono ancora tutte lì. Però su ognuna di loro sventola la bandiera di un conquistatore straniero. «Io non sono nazionalista» dice. «Però nella chimica l’Italia era prima. Perché si è fatta portare via tutto?»</p>
<p class="Testo">Già: perché l’Italia si è fatta portare via tutto? A questo punto del viaggio sento il bisogno di incontrare uno dei nostri imprenditori del miracolo, uno di quelli che hanno fatto grande questo Paese e che adesso ne osservano malinconici il declino. Vado a Tortona, in provincia di Alessandria, a trovare Vittorio Ghisolfi, o meglio il «signor Vittorio», come qui lo chiamano tutti. Anche se tutti, ormai, è una parola troppo grossa: dentro <strong>il quartier generale della Mossi &amp; Ghisolfi</strong> sono rimasti in pochi a lavorare, solo quelli che seguono le pratiche per il concordato preventivo. «Siamo partiti su un orto di mille metri quadrati, siamo crollati su un impianto da un milione di metri quadrati» dice. L’impianto è quello di Corpus Christi in Texas. Troppo grande. Troppo ambizioso. La crisi finanziaria ha travolto tutto. E il più grande gruppo chimico italiano dopo l’Eni è finito all’asta. «Guardi qua» dice il signor Vittorio. E mi mostra un po’ di numeri per spiegare la sua amarezza. Come se ce ne fosse bisogno.</p>
<p class="Testo">Il signor Vittorio è uno di quegli italiani che hanno costruito l’Italia. A 88 anni va ancora in ufficio tutti i giorni, guidando <strong>la sua 500</strong>. «Mai avuto un autista» mi dice. E perché? «È inutile.» È sempre stato all’avanguardia…</p>
<p>Mario Giordano, <em>L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese</em></p>
<p><strong>(4. Segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>Come Attila, ma li chiamano salvatori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2019 21:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[mario giordano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la terza puntata.</em></p>
<div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-10840-6" width="1280" height="720" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/mario-giordano-libro.jpg" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4?_=6" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4</a></video></div>
<span class="np_spacer" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top:20px"></span>
<blockquote>
<p class="Testo">C’è sempre un motivo per passare il marchio<strong> made in Italy</strong> a qualche straniero. L’hotel Danieli, simbolo del lusso veneziano, era in via di fallimento totale: è stato rilevato da un fondo americano, Apollo Global Management. E un altro fondo americano, Värde Partners, ha acquistato <strong>la catena di alberghi Boscolo</strong>, che invece stavano in ottima salute. Gli hotel dei vip <span class="1-Nondividere">Cipriani</span>di Venezia, Spendido di <span class="1-Nondividere">Portofino</span>e <span class="1-Nondividere">Caruso</span>di Ravello, nel dicembre 2018 sono passati dagli americani di Belmond ai francesi di Lvmh. E non è escluso che possano cambiare ancora nazionalità, sempre con esemplari motivazioni. Gli elettrodomestici <strong>Indesit e <span class="1-Nondividere">Merloni</span></strong> hanno trovato mirabili ragioni per passare agli americani della <span class="1-Nondividere">Whirlpool</span>, la Ignis pure. La bolognese Saeco (macchine da caffè) è sensatamente del gruppo olandese Philips, così come la Costa Crociere del gruppo americano <span class="1-Nondividere">Carnival</span>e Gardaland del gruppo inglese Merlin. Probabilmente le figurine Panini troveranno un miliardo di euro, oltre che di buoni motivi, per accettare l’offerta di qualche multinazionale americana selezionata dalla banca d’affari Lincoln <span class="1-Nondividere">International</span>. <strong>E la Minardi di Faenza?</strong> Era arrivata a correre in Formula Uno, ma poi (sempre per buoni motivi) è stata ceduta a un australiano e da quest’ultimo alla Red Bull. Anche la De’Longhi ha trovato una ragione per vendere il suo reparto climatizzatori ai giapponesi. Così ora, caso mai aveste bisogno di rinfrescare l’aria, dovete citofonare Tokyo. A me non serve, sento già abbastanza freddo così.</p>
<p>Che dite? Anche a voi si è gelato il sangue nelle vene? Bene: potreste cercare un po’ di calore. Attenti però: <strong>le caldaie Riello</strong> non sono più italiane. Nemmeno loro. L’azienda di Legnago, in provincia di Verona, fondata nel 1922 da Pilade Riello, uno di quegli imprenditori eroici che hanno fatto grande l’<span class="1-Nondividere">Italia</span>, nel dicembre 2017 è passata definitivamente alla multinazionale americana Utc. «È un addio doloroso, colpa delle banche» ha dichiarato Ettore Riello. Che prima di intonare la solita litania («Così l’azienda si è garantita un futuro»), ha ammesso: «Gli americani non potranno certo avere il legame con il territorio che ha avuto la nostra famiglia». In effetti. Se qualcuno avesse dei dubbi al proposito, può andare a chiedere ad Atessa, in provincia di Chieti. Lì c’era uno <strong>stabilimento della Piaggio</strong> (altro marchio storico) che è stato rilevato dalla multinazionale americana Honeywell. Questi signori hanno preso incentivi, finanziamenti, esenzioni, tutto quello che c’era da prendere, a man bassa, senza ritegno. E poi hanno annunciato la chiusura del sito produttivo, mandando una lettera di licenziamento ai 430 operai. «Atto ignobile», si sono lamentati i lavoratori denunciando la prepotenza dei colossi stranieri. I quali colossi stranieri, in effetti, hanno dimostrato ancora una volta di amare la nostra terra più o meno come Attila amava i fili d’erba. Ma, almeno lui, mica lo consideravano un’occasione di sviluppo.</p>
<p>Mario Giordano, <em>L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese</em></p>
<p><strong>(3. Segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>Sul tornio sventola bandiera bianca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2019 21:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la seconda puntata.</em></p>
<div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-10838-7" width="1280" height="720" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/BBD3F46E-857F-489A-8C3D-9A5B834F388F.jpeg" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4?_=7" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4</a></video></div>
<blockquote>
<p class="Testo">Sul tornio sventola bandiera bianca. (…) Quello che colpisce è lo spadroneggiare delle multinazionali sulle nostre piccole e medie aziende, su quelle che sono sempre state la nostra forza, l’ossatura del miracolo economico, la spinta propulsiva dei nostri boom. (….) Da Tokyo a Montecavolo: <strong>la Ask</strong>, specializzata in impianti radio per auto, è stata comprata dalla giapponese Jvc Kenwood. La <strong>Lames</strong>, specializzata in alzacristalli, fondata nel 1931 a Chiavari (<span class="1-Nondividere">Genova</span>), fra gli orti e il mare del Tigullio, è della giapponese Hi-Lex. Estremo Oriente scatenato? Negli ultimi sei anni sono 76 le aziende italiane passate in mano nipponica. Ma anche i tedeschi non scherzano. Quelli del gruppo Schuler, per esempio, stanno facendo shopping in <span class="1-Nondividere">Italia</span>: uno degli ultimi acquisti importanti è la <strong>Farina Presse</strong> di Suello (<span class="1-Nondividere">Lecco</span>). Quelli del fondo Quantum Capital <span class="1-Nondividere">Partners</span>, invece, si sono aggiudicati <strong>la <span class="1-Nondividere">Gianetti</span>Ruote</strong> di Ceriano <span class="1-Nondividere">Laghetto</span>: così ora sulla storica azienda, dopo centotrentacinque anni di onorata militanza tricolore, sventola la bandiera di <span class="1-Nondividere">Germania</span>. E tutti a chiedersi: chissà come si troveranno quelli del fondo <span class="1-Nondividere">Quantum</span>Capital <span class="1-Nondividere">Partners</span>tra Barlassina e <span class="1-Nondividere">Caronno</span>Pertusella…</p>
<p class="Testo">Sicuramente non avranno tanti riguardi. Quando cala sulla Penisola, infatti, lo straniero non si fa scrupoli. Se non bastassero i casi citati finora, è sufficiente vedere quello che è successo a un’altra piccola e storica impresa della <span class="1-Nondividere">Lombardia</span>, la <strong>Albertini Cesare Spa</strong>, fondata nel 1932 dal papà di Gabriele, quello che poi sarebbe diventato sindaco di <span class="1-Nondividere">Milano</span>. L’azienda è un gioiello della metalmeccanica: produce scatolette d’alluminio per la Bosch, che a sua volta le usa per lo sterzo della Bmw. <strong>Qual è il problema?</strong> Semplice: a un certo punto la Albertini è andata un po’ in affanno, era in ritardo a consegnare pezzi. La <strong>Bmw</strong> ha dovuto rallentare le sue catene di montaggio e ha prodotto 8000 auto in meno del previsto. Si è lamentata con la <strong><span class="1-Nondividere">Bosch</span></strong>. E la <span class="1-Nondividere">Bosch </span>che ha fatto? È scesa in <span class="1-Nondividere">Italia </span>e ha comprato la Albertini. Così. Su due piedi. Senza tanti riguardi. Anzi, con un po’ di fastidio. Come d’estate si scacciano le zanzare. Grande risultato, no? La Albertini era un gioiello italiano. Adesso è diventata una dépendance dei crucchi. E perché? Semplice: per 8000 auto. E un ritardo.</p>
<p>Mario Giordano, <em>L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese</em></p>
<p><strong>(2. Segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>Ci stanno rubando l&#8217;Italia: il caso del castello di Sammezzano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 21:00:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[mario giordano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="Testo"><em>L&#8217;Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la prima puntata.</em></p>
<blockquote><div style="width: 1280px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-10803-8" width="1280" height="720" poster="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/BBD3F46E-857F-489A-8C3D-9A5B834F388F.jpeg" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4?_=8" /><a href="https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4">https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2019/02/giordano-ok.mp4</a></video></div>
<span class="np_spacer" style="display:block;clear:both;height: 0px;padding-top:20px"></span>
<p>La conoscete la storia del castello di Sammezzano? Siamo nel comune di Reggello, in provincia di <span class="1-Nondividere">Firenze</span>, e quello che abbiamo di fronte è un edificio unico nel suo genere, di una bellezza straordinaria, un gioiello che ha ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo, e che adesso sta andando in rovina. Il motivo? Se lo stanno contendendo due gruppi stranieri. Arabi o inglesi? Inglesi o arabi? Decidete pure con calma. E pazienza se, quando la controversia internazionale sarà finita, il gioiello non esisterà più.</p>
<p class="Testo">Stiamo parlando di una meraviglia senza pari: costruito nel 1600, il castello fu riadattato nel 1800 in senso orientaleggiante, con intarsi, stucchi preziosi, affreschi coloratissimi, bizzarrie di ogni genere che nel corso degli anni hanno affascinato registi e scrittori. La sala dei <span class="1-Nondividere">Pavoni</span> ha un soffitto emozionante: <strong>secondo la Bbc, uno dei dieci più belli del mondo</strong>. Peccato che, in mezzo alla guerra fra stranieri, nessuno possa godere di questi splendori, che nel frattempo subiscono le ingiurie del tempo e dell’incuria: pavimenti sfondati, tetti rotti, muri infiltrati. «Se continua così, il castello all’anno prossimo non ci arriva» denuncia <span class="1-Nondividere">Francesco</span> Esposito, che insieme ad altri appassionati volontari locali ha fondato <strong>«Save Sammezzano»</strong> e si batte come un leone per evitare il peggio.</p>
<p class="Testo">Difficile, però. Gli italiani che vogliono salvare il loro castello, la loro storia, le meraviglie tramandate da generazioni, sono destinati infatti a rimanere schiacciati. La lotta è tutta fra stranieri. Da una parte gli arabi della<strong> Helitrope </strong><span class="1-Nondividere"><strong>Limited</strong></span>, con sede a Dubai, che si sono aggiudicati il maniero nel maggio 2017. Dall’altra <strong>la Kairos srl</strong>, rappresentata da un giovane imprenditore italiano ma finanziata dai soldi anglosassoni, che si è opposta a quella cessione. In mezzo aste che vanno regolarmente deserte, udienze in tribunale, dichiarazioni di fallimento, ricorsi, controricorsi e carte bollate. Mentre il castello, sempre più malandato, resta chiuso e va in rovina.</p>
<p>Mario Giordano, <em>L&#8217;Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese</em></p>
<p><strong>(1. Segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>La fallacia del nirvana socialista</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/la-fallacia-del-nirvana-socialista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 21:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un esercizio diffuso è paragonare i mali reali del libero mercato con i benefici immaginari del socialismo reale. Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.nicolaporro.it/la-fallacia-del-nirvana-socialista/">La fallacia del nirvana socialista</a> proviene da <a href="https://www.nicolaporro.it">Nicolaporro.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un esercizio diffuso è paragonare i mali reali del libero mercato con i benefici immaginari del socialismo reale. Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco l&#8217;ultima puntata.<br />
</em></p>
<blockquote>
<p class="Default"><span lang="RU">L’</span>obiettivo di evitare gli aggiustamenti dolorosi, e non semplicemente di mitigarne gli effetti, è coerente con una tendenza pressoch<span lang="FR">é </span>innata in tutti gli esseri umani: il desiderio, e forse anche la convinzione profonda, che ci sia sempre <strong>un deus ex machina</strong> che può entrare in gioco e risolvere senza intoppi qualsiasi problema. Che qualcuno intervenga, e aggiusti quel che c’è da aggiustare.</p>
<p class="Default">Invece, non c’è deus ex machina che abbia ridotto la fame nel mondo: è un bel film senza regista. Anche per questa ragione, le buone notizie, il miglioramento diffuso delle condizioni di vita, la crescita della popolazione mondiale, passano regolarmente sotto silenzio: non si sa chi ringraziare.</p>
<p class="Default">Nel 1969, l<span lang="RU">’</span><span lang="DE">economista <strong>Harold Demsetz</strong> coni</span>ò <span lang="RU">l’</span>espressione <strong><i>nirvana fallacy</i></strong>, la <span lang="FR">«</span><span lang="ES-TRAD">fallacia del nirvana</span>», per descrivere un atteggiamento diffuso e persistente. Si tende a paragonare la realt<span lang="FR">à</span>, che è imperfetta ma, per l<span lang="RU">’</span>appunto, reale, a un disegno immaginario, idealizzato e perfetto ma, per l<span lang="RU">’</span>appunto, immaginario. Nelle faccende economiche, ai guasti (innegabili) del capitalismo reale si contrappongono le meraviglie del socialismo ideale. Agli errori commessi dagli imprenditori ignoranti, manchevoli e corrotti che abitano questo mondo si contrappongono le meraviglie di regolatori e politici dai tratti angelici: competenti e incorruttibili.</p>
<p class="Default"><strong>Scovare le imperfezioni della realt<span lang="FR">à</span></strong>, con conseguente richiesta d<span lang="RU">’</span>intervento riparatore, è uno sport molto praticato. Il guaio è che non sempre aggiustare un<span lang="RU">’</span>imperfezione ha, come unica conseguenza, risolvere un problema.<span lang="RU"> </span></p>
<p><span lang="RU">C</span>’è chi pensa che aggiustare le imperfezioni non abbia effetti su tutto il resto: per esempio che evitare il fallimento di una certa azienda sussidiandola non abbia conseguenze sulle scelte che faranno altre imprese e altri imprenditori, o che sostenere i redditi più bassi attraverso un salario minimo non produrr<span lang="FR">à </span>conseguenze sulla domanda di lavoro. <strong>Critica il neoliberismo</strong>, la societ<span lang="FR">à </span>moderna, la globalizzazione assumendo nel contempo l<span lang="RU">’</span>invariabilit<span lang="FR">à, l</span><span lang="RU">’</span>immutabilit<span lang="FR">à </span>dei suoi successi: domani continueranno comunque ad esserci le brioche al bar, gli scaffali del supermercato resteranno pieni, nuove automobili, nuovi computer, nuovi modelli di telefonino continueranno a essere prodotti come per magia.</p>
<p><strong><br />
(7.)</strong></p></blockquote>
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		<title>La decrescita infelice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2019 21:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mingardi]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita felice]]></category>
		<category><![CDATA[Edmund Phelps]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mito della decrescita. Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la sesta puntata. Nella trama complessa di quella cultura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il mito della decrescita. Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la sesta puntata.<br />
</em></p>
<blockquote>
<p class="Default">Nella trama complessa di quella cultura che ha consentito e sospinto la crescita economica possiamo riconoscere, ci ricorda <strong>Edmund Phelps</strong>, alcune idee su che cosa è «giusto»<span lang="RU">: </span>è giusto competere con gli altri per il raggiungimento di posizioni di elevata responsabilit<span lang="FR">à</span><span lang="RU">,</span>è giusto ricevere un pagamento più alto per compensare una maggiore produttivit<span lang="FR">à </span>o una maggiore responsabilit<span lang="FR">à</span><span lang="RU">, </span>è giusto ricevere ordini da chi occupa posizioni di responsabilit<span lang="FR">à</span>, ed è giusto che questi rispondano del proprio operato, esiste un diritto delle persone di presentare nuove idee, e un diritto delle persone di offrire nuovi modi di fare le cose e nuove cose da fare<span lang="RU">. </span>È sicuramente possibile scegliere parole differenti, ma <strong>la fioritura della nostra civilt<span lang="FR">à </span>si deve grossomodo a due fatti</strong>: alla possibilit<span lang="FR">à </span>di sperimentare e alla voglia di farlo. A istituzioni che non impedivano al singolo di provare a perseguire la propria realizzazione individuale, e a una cultura che guardava con ammirazione chi ci provava. Per citare<span lang="RU">  </span>un acuto osservatore dell<span lang="RU">’</span>Occidente <span lang="RU">“</span>capitalista<span lang="RU">”:</span><span lang="FR">«</span>Arricchirsi è <span lang="ES-TRAD">glorioso</span>»<span lang="RU">.</span></p>
<p class="Default">Il sogno della stabilit<span lang="FR">à </span>assoluta punta nella direzione opposta: non a caso, diventa, all<span lang="RU">’</span>estremo, <strong><span lang="FR">«</span>decrescita»</strong><span lang="RU">. L’</span>idea di un arretramento nei livelli degli standard di vita sarebbe poco attraente, se la discussione pubblica fosse tutta orientata sull<span lang="RU">’</span>asse ridistribuzione-creazione di ricchezza. Anche i più accesi sostenitori della ridistribuzione preferiscono una societ<span lang="FR">à </span><span lang="RU">pi</span>ù ineguale, ma con l<span lang="RU">’</span>automobile e Internet, a una più egualitaria ma priva dell<span lang="RU">’</span>una e dell<span lang="RU">’</span>altra cosa. Se però la preferenza per la stabilità è veramente forte, diventa più facile accettare anche un arretramento degli standard di vita, a fronte di condizioni davvero stazionarie.</p>
<p>Solo la stabilit<span lang="FR">à </span><span lang="RU">pu</span>ò essere autenticamente egualitaria. L<span lang="RU">’</span>idea di <strong>tagliare la torta della ricchezza</strong> in fette tutte della stessa dimensione mal si coniuga con un<span lang="RU">’</span>economia in crescita, nella quale, a un certo momento, coloro che arrivano prima (a realizzare un certo prodotto, a occupare un certo mercato, a sviluppare certe competenze) verranno inevitabilmente remunerati di più, talora molto di più. Una societ<span lang="FR">à </span>stabile può <span lang="RU">pi</span>ù facilmente coltivare <strong>l<span lang="RU">’</span>ideale dell<span lang="RU">’</span>eguaglianza</strong>. Coloro che lo prendono sul serio ritengono tassi di crescita più bassi un accettabile prezzo da pagare.</p>
<p>Alberto Mingardi, La verità, vi prego, sul neoliberismo (Marsilio 2019)<br />
<strong><br />
(6.segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>Il falso mito dello «Stato innovatore»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 21:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mingardi]]></category>
		<category><![CDATA[Corning]]></category>
		<category><![CDATA[Gorilla Glass]]></category>
		<category><![CDATA[Iphone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso iPhone e il Il falso mito dello «Stato innovatore». Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quinta puntata. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il caso iPhone e il Il falso mito dello «Stato innovatore». Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quinta puntata.<br />
</em></p>
<blockquote>
<p class="Default">Una delle affermazioni che hanno fatto la fortuna del <strong>libro di Mariana Mazzucato</strong> è che persino <strong>l<span lang="RU">’</span>iPhone</strong>, questo presunto trionfo dell<span lang="RU">’</span>industria privata, non esisterebbe senza intervento pubblico, sia perch<span lang="FR">é</span>, come gi<span lang="FR">à </span>detto, Internet, senza il quale gli smartphone non servirebbero a nulla, sarebbe l<span lang="RU">’</span>esito delle scelte tecnologiche della DARPA, sia perch<span lang="FR">é </span>alcune delle componenti essenziali di questo formidabile oggetto sono anch<span lang="RU">’</span>esse a vario titolo e in vario grado il risultato di finanziamenti governativi.</p>
<p>Nella colonna dei debiti contratti con lo Stato, Mazzucato inserisce ad esempio<strong> il touch screen</strong>, il quale, nella versione utilizzata nei nostri smartphone e tablet Apple deriva dalle <strong>ricerche di Wayne Westerman</strong>, che sul tema scrisse la sua tesi di dottorato. È spesso l<span lang="RU">’</span>esperienza personale che porta a sviluppare un interesse per un certo problema: era il caso anche di Westerman. Egli soffriva infatti di una tendinite cronica al polso. Il suo intento era <span lang="FR">«</span>elaborare una serie di gesti che potesse sostituire mouse e tastiera», difficili da usare per chi ha problemi alle mani. Westerman aveva una borsa di dottorato finanziata parzialmente dalla National Science Foundation e la sua alma mater, la University of Delaware, fu uno dei primi investitori nella sua start up, FingerWorks, che a un certo punto Apple ha finito per comprarsi.</p>
<p><strong>Sarebbe questa la <span lang="FR">«</span>direzionalità» della politica industriale?</strong> Non c’è dubbio che gli amministratori del patrimonio dell<span lang="RU">’</span>ateneo fecero una scelta brillante, ma sembra più merito loro, che di una <span lang="FR">«</span>politica pubblica» in senso proprio. Del resto, se il multitouch di Westerman è essenziale per il funzionamento di questi apparecchi da cui sempre più dipendiamo, una componente altrettanto essenziale della sua diffusione su larga scala è il Gorilla Glass con cui è fatto il vetro dell<span lang="RU">’</span>iPhone (e dei suoi concorrenti): esito delle attivit<span lang="FR">à </span>di ricerca di un<span lang="RU">’</span>impresa privata e orientata al profitto, la Corning, che non sapeva bene che farsene prima che Jobs ne avesse bisogno per il suo telefonino.</p>
<p>Alberto Mingardi, La verità, vi prego, sul neoliberismo (Marsilio 2019)<br />
<strong><br />
(5.segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>L&#8217;economia pianificata e la lezione del cuoco Cannavacciuolo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/leconomia-pianificata-e-la-lezione-del-cuoco-cannavacciuolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 21:00:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;imprenditore e l&#8217;economia pianificata. Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quarta puntata. Antonino Cannavacciuolo è il cuoco stellato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;imprenditore e l&#8217;economia pianificata. Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quarta puntata.<br />
</em></p>
<blockquote><p><strong>Antonino Cannavacciuolo</strong> è il cuoco stellato mattatore di<em> Cucine da incubo</em>, uno dei tanti show a tema gastronomico che passano in televisione. <em>Cucine da incubo</em> non ci mostra le performance dei virtuosi della cucina, ma ci costringe a fare i conti con ristoranti che, non reggendo la concorrenza, invocano il demiurgico intervento di Cannavacciuolo.</p>
<p>Siccome il programma deve essere avvincente, molto spesso <strong>il rude mago dei fornelli</strong> si trova a rammendare famiglie che non si parlano più, mogli che cucinano con la testa altrove in odio a mariti che stanno alla cassa e fanno troppo i galanti con le clienti, figli che sfidano l’autorità paterna dimenticandosi di condire la zuppa e fidanzate che annotano male le comande, prese come sono dall’indicibile desiderio di starsene altrove.</p>
<p>Però oltre le vicende umane e l’ammirazione che inevitabilmente suscitano le sue pietanze semplici ma impiattate come farebbe Matisse, Cannavacciuolo guarda i conti e <strong>cerca di spiegare agli imprenditori sull’orlo di un crac</strong> come ragionare sulla loro offerta: una pizzeria non può offrire selvaggina pregiata tutte le sere, perché i suoi avventori si aspettano altro e rischia di finire con la cella frigorifera sempre piena e una montagna di debiti; un ristorante di un paesino dell’hinterland torinese non può sbizzarrirsi col mettere in menu crostacei e pesci costosissimi, soprattutto se non ha in cucina chi abbia il tocco adatto a conquistarsi in pochi anni una stella Michelin.</p>
<p>A una persona colta e intelligente come il lettore di questo libro, <strong>parranno considerazioni di sconcertante banalità</strong>. Tenete però presente che sono il pane quotidiano dei circa 200 mila ristoratori che operano nel nostro paese. Ma affrontare questioni di questo tipo non è poi così banale, se teniamo conto che circa il 45% di queste attività non sopravvive più di tre anni. La loro longevità dipende quindi in buona parte dalla capacità del singolo imprenditore di migliorare la sua offerta e di ridurre gli sprechi. Il testo del mercato non è sempre facile da leggere. Ma se anche questa può sembrare una considerazione banale, non lo è per chi vede come unico effetto del libero mercato quel 45% di imprese fallite, e nella <strong>centralizzazione dell’economia</strong> l’unica soluzione plausibile.</p>
<p>Alberto Mingardi, La verità, vi prego, sul neoliberismo (Marsilio 2019)<br />
<strong><br />
(4.segue)</strong></p></blockquote>
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			</item>
		<item>
		<title>Stato sociale altro che in declino. Purtroppo</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/il-falso-mito-dello-stato-sociale-in-declino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2019 21:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al contrario di quello che si pensa, il Welare State non è arretrato. Anzi&#8230; Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Al contrario di quello che si pensa, il Welare State non è arretrato. Anzi&#8230; Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la terza puntata.<br />
</em></p>
<blockquote><p>Per i nemici del neoliberismo, la globalizzazione non è tanto un male in sé, ma un male nella misura in cui conduce all’erosione di quello <strong>Stato sociale</strong> che metterebbe sotto scacco. La tesi ha una sua verosimiglianza. Anche perché, neoliberisti o no, tutti i nostri politici utilizzano il vocabolario della «competitività» per giustificare questo o quel cambiamento legislativo. <strong>La stessa parola, competitività</strong>, ha uno strano ordito, viene da riflessioni che si sviluppano nell’alveo del management e della teoria d’impresa, è perfettamente applicabile a una singola ditta ma non è chiaro che cosa significhi per un intero paese. Diciamo che un atleta è più «competitivo» di un altro quando vogliamo dire che è in condizioni fisiche e di allenamento che gli consentono, ad esempio, di correre i cento metri più velocemente dell’avversario.</p>
<p><strong>È vero esattamente il contrario di quel che si teme</strong>: che, cioè, le istituzioni dei paesi ricchi si sono adattate troppo poco alla sfida rappresentata dai paesi emergenti. Se osserviamo l’andamento della spesa pubblica in Francia, Germania, Italia, Spagna, Inghilterra e Stati Uniti a partire dal 1980 ciò che non è scomparso è sicuramente lo Stato sociale. Il punto di partenza è diverso: nel 1980 la spesa sociale era già il 21,8% del PIL in Germania mentre era solo il 12,8% del PIL negli Stati Uniti. In Germania, la crescita della spesa sociale ha visto un rallentamento negli ultimi anni: nel 1980 era il 21,8% del PIL nel 1980, nel 2016 è “solo” il 25,3% del PIL (in Francia era il 20,2 ed è passata al 31,5). Ma pur sempre di oltre un quarto del prodotto stiamo parlando!</p>
<p><strong>Negli Stati Uniti la spesa sociale</strong> passa dal 12,8% del PIL negli anni ottanta al 19,3% nel 2016. Se la spesa sociale è cresciuta soprattutto con la presidenza Obama, persino durante gli anni di Ronald Reagan, che molto spesso aveva polemizzato con le welfare queens, grandi percettori di privilegi dal welfare state nonostante non si trovassero in condizioni di bisogno, la spesa sociale era rimasta costante, per cominciare un trend di aumento a fine anni ottanta.</p>
<p>In nessun caso si osserva però quella contrazione dello Stato sociale che viene imputata alla globalizzazione. In media, nei paesi OCSE la spesa sociale cresce dal 16% del 1990 al 21% del 2016.</p>
<p>Alberto Mingardi, La verità, vi prego, sul neoliberismo (Marsilio 2019)<br />
<strong><br />
(3.segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>I perdenti (e i vincenti) della globalizzazione</title>
		<link>https://www.nicolaporro.it/i-perdenti-e-i-vincenti-della-globalizzazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 21:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Mingardi]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Hufbauer]]></category>
		<category><![CDATA[globalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La globalizzazione e i lavori manifatturieri persi. Qual è il bilancio? Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la seconda [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>La globalizzazione e i lavori manifatturieri persi. Qual è il bilancio? Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la seconda puntata.<br />
</em></p>
<blockquote><p>Due economisti americani, <strong>Gary Hufbauer</strong> e <strong>Lucy Lu</strong>, nell’ambito di un articolato lavoro sui guadagni prodotti dalla globalizzazione per la popolazione statunitense nel suo complesso, non evitano la complessa questione dell’effetto di alcuni scambi su alcune tipologie di lavoro. Dopo la campagna elettorale di Donald Trump e l’attenzione sempre più pronunciata per i<strong> «perdenti della globalizzazione»</strong>, l’attenzione si è concentrata inevitabilmente sui lavori manifatturieri. In particolare i due studiosi stimano che «nel periodo 2001-2016 circa <strong>5 milioni di posti di lavoro</strong> – grosso modo 312.500 posti di lavoro americani all’anno – sono stati colpiti dall’aumento di manufatti importati. Nel medesimo periodo, l’aumento delle importazioni di manufatti ha garantito circa 2,5 milioni di posti di lavoro, pari a una media di 156.250 all’anno». Sicuramente, per le persone direttamente coinvolte, la perdita del posto di lavoro è una tragedia. Ciò è tanto più vero se si accompagna all’impressione che sia proprio tutto un mestiere, che sia proprio la professione che si era stati abituati a svolgere, a essere “migrata” altrove. Sarebbe però ridicolo pensare che la concorrenza internazionale sia l’unica ragione per la quale si può perdere il lavoro.</p>
<p>Per mettere le cose in prospettiva, è opportuno considerare che solo fra gennaio e luglio 2017, in un periodo di crescita, «l’occupazione [negli Stati Uniti] è aumentata in media di 184.000 unità al mese». Questo serva soltanto per dare un’idea della velocità di crociera dell’economia americana, durante la fase migliore del ciclo economico. Ovviamente nessuna persona sana di mente sosterrebbe che esista alcunché di automatico nei processi per i quali le persone che hanno perso un lavoro ne trovano un altro.</p>
<p><strong>Certi processi somigliano all’estrazione di un dente cariato senza anestesia</strong>: per male che possa fare, non è detto che sia meglio tenersi il dente. Nei diversi contesti, conta sicuramente il fatto che un’economia stia crescendo oppure no. Pesano anche le decisioni dei diversi governi. In alcuni paesi si è scelto di puntare sul “capitale umano”, cioè di trasmettere nuove conoscenze a chi perde il lavoro, e magari di certificare meglio le competenze che ha appreso sul posto di lavoro, spesso più importanti di fatti formali come il titolo di studio o i corsi ai quali si è partecipato. Altri, invece, hanno cercato di tamponare i problemi legati alla presenza di più agguerriti concorrenti internazionali, tenendo in vita aziende che, se non fosse per un esplicito intervento del governo, sarebbero fallite da tempo.</p>
<p>Ma nel tentativo di evitarli, questi problemi, si rischia di crearne di più grossi.</p>
<p>Alberto Mingardi, La verità, vi prego, sul neoliberismo (Marsilio 2019)<br />
<strong><br />
(2.segue)</strong></p></blockquote>
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		<title>Di chi è la colpa? Sempre del neoliberismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Porro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Feb 2019 21:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri in Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Ibl]]></category>
		<category><![CDATA[Marsilio]]></category>
		<category><![CDATA[Mingardi]]></category>
		<category><![CDATA[neoliberismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutti parlano di neoliberalismo e tutti gli attribuiscono responabilità. Ma di cosa si tratta? Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Tutti parlano di neoliberalismo e tutti gli attribuiscono responabilità. Ma di cosa si tratta? Per gentile concessione dell&#8217;autore, un estratto da &#8220;La verità, vi prego, sul neoliberismo&#8221;, libro di Alberto Mingardi, uscito da poco per Marsilio. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la prima puntata.<br />
</em></p>
<blockquote><p>&#8220;Non c’è disastro, dall’incendio della Grenfell Tower a Londra al crollo del ponte Morandi a Genova, che non sia «colpa del neoliberismo». Secondo un importante giornalista, è una specie di calamità che ogni tanto fa persino deragliare i treni. Per l’ex presidente della Camera dei deputati<strong> Laura Boldrini</strong> avrebbe qualche cosa a che fare persino con la diffusione di Ebola, al pari di quei pipistrelli dell’Africa subsahariana il cui sangue conterrebbe il ceppo del virus. Del resto, c’è chi parla di <strong>«intossicazione ideologica» neoliberista</strong>: come la salmonella. «Le parole sono importanti»: dovrebbero esserlo, perlomeno. Se ci fosse confusione solo nella chiacchiera politica, se mancassero riferimenti precisi solo a qualche sant’uomo un po’ distratto su come funzionano le cose del mondo, a giornalisti e sociologi che fanno a gara a chi trova la formula più immaginifica, poco male. Il problema è che le cose vanno poco meglio quando si guarda alle scienze sociali.</p>
<p>Nel 2009 due politologi, Taylor C. Boas e Jordan Gans-Morse, hanno esaminato in dettaglio 148 articoli apparsi fra il 1990 e il 2004 su riviste scientifiche di politica comparata, dedicate ai temi dello sviluppo o allo studio dei paesi latino-americani. <strong>Boas e Gans-Morse sottolineano</strong> come «anche tra gli articoli empirici, nei quali il neoliberismo rappresentava una variabile indipendente o dipendente, il 65 per cento di essi non si curava di definire questo termine».</p>
<p>In compenso <strong>non si sbaglia a dar al neoliberismo la colpa di stupri e assassinii di ragazzi</strong>: «I cambiamenti antropologici indotti dallo scatenamento degli istinti animali del neoliberismo, hanno accentuato l’individualismo proprietario soprattutto degli uomini». La piaga sarebbe talmente infida che persino «lo yoga corre il pericolo di rafforzare le costruzioni neoliberiste dell’individualità».</p>
<p>In questo libro ho cercato di ragionare sul senso che possiamo attribuire alla <strong>parola “neoliberismo”</strong>. Esiste un neoliberismo in senso lato: l’impalcatura ideologica della “liberalizzazione selvaggia” che avrebbe caratterizzato gli ultimi trent’anni della storia mondiale, a sua volta responsabile di tutti i mali del mondo o poco meno. È ben altra cosa dal neoliberismo in senso proprio: un tentativo di rielaborazione del liberalismo classico in una chiave accettabile per il ventesimo secolo.&#8221;</p>
<p>Alberto Mingardi, La verità, vi prego, sul neoliberismo (Marsilio 2019)<br />
<strong><br />
(1.segue)</strong></p></blockquote>
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