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Non dimentichiamo l’importanza dei santi

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Uno dei grandi vantaggi dei cattolici è la possibilità di rivolgersi ai santi. “Sequeri!” Dice tra sé e sé la signora Maria Rosa mentre gira affannata per la casa in cerca di qualcosa che ha perduto. Sta citando, storpiandolo un po’, l’incipit di una preghiera popolare rivolta a Sant’Antonio da Padova “si quaeris miracula…” per ritrovare un oggetto smarrito. Recita così perché, probabilmente, anche la sua mamma lo faceva e forse anche sua nonna, quindi, per lei, è una faccenda affettiva, familiare e Sant’Antonio, si sa, è uno di famiglia.

Anna Rita ha questo nome, perché sua mamma, Fiorina, timorosa e preoccupata per quel suo primo parto così complicato, aveva fatto voto a Santa Rita e a Sant’Anna, decidendo dunque di mettersi ben al sicuro con due sante di quel calibro. San Giuseppe dormiente invece bada a conciliare i sonni tranquilli di Camillo che, fiducioso, scrive le sue intenzioni e le ripone sotto il guanciale della statuina di quel gran santo che, quasi quasi, rischia di dormire seduto per la mole di lettere dedicate alla famiglia e agli amici. D’altronde è il santo delle cose impossibili e a lui si può davvero chiedere tutto.

E questi sono alcuni tra i più noti, ma, più si scava nella storia, più la vox populi e l’arte raccontano di santi che patrocinano categorie specifiche; pensiamo a sant’Ambrogio per gli apicoltori, San Fabiano per gli idraulici, per i pazzi c’è Sant’Acario, per il singhiozzo San Biagio di Sebaste, per i polmoni San Bernardino da Siena, per i giornalisti San Francesco di Sales etc. È ovvio, qua si tratta di crederci oppure no e i nostri anziani ci credevano sul serio, per loro c’era una comunione tra i vivi e i santi come fossero una porticina di servizio del Paradiso, una mano tesa tra loro e Dio. Ma la memoria di certe storie va coltivata e oggi nessuno ha più tempo per ricordare, raccontare piano, ascoltare davvero, così il cuore della trasmissione orale viene cancellato dalla fretta, dallo scetticismo e dagli schermi.

Anche per questo il lavoro certosino e sapiente di Rino Cammilleri arriva a proposito, in un momento storico in cui davvero non sappiamo a che santo votarci, lui ci dà una gran mano, presentandoci Il Grande libro dei santi protettori. E perché mai dovremmo rivolgerci a loro? “Chi sono i Santi? Quasi banale la risposta. Sono persone come noi, con l’unica differenza che hanno preso sul serio le parole di Cristo. Imitando Cristo, sono diventati, secondo la promessa, come il Maestro. E, come il Maestro, si sono messi a fare miracoli”. Con lo stile sapido e accattivante che gli è proprio, il Nostro ha portato a termine un lavoro di ricerca prezioso in cui troviamo santi per ogni esigenza, dalle malattie al matrimonio, dalle professioni ai guai vari.

Attenzione però, è un testo che respira e non può impolverarsi su uno scaffale, deve stare in un posto vivo, come la cucina, tra quelle cose che non possono mancare, tra il sale e l’olio, per poterlo sfogliare all’occorrenza e rivolgerci così a un amico che ha fatto più strada di noi ed è arrivato vicino a Dio, ma partecipa ancora, in qualche modo, della vita di quaggiù e sa bene quel che proviamo in una determinata situazione.

Grazie a questa intelligente agiografia di Cammilleri, oltre ai grandi santi si possono interpellare i ‘piccoli’ santi, “quelli della porta accanto, quella gente, in fin dei conti, normale che appartiene al popolo fedele di Dio e che è inserita nella quotidianità fatta di famiglia, studio, lavoro, vita sociale, economica e politica. Sono loro i modelli e i testimoni di quella santità che è soprattutto esperienza dell’amore di Dio”. L’inaudita proposta cristiana è infatti l’eroismo offerto a chiunque.

Fiorenza Cirillo, 15 ottobre 2022