in

Il signor Vittorio che ha costruito l’Italia

L'Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro paese

Autore: Mario Giordano
Anno di pubblicazione: 2019
ACQUISTA SU AMAZON



L’Italia con le sue bellezze e il suo patrimonio sta cadendo in mani straniere. Ecco la tesi del nuovo libro di Mario Giordano. Per gentile concessione dell’autore, un estratto da L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese, libro di Mario Giordano, uscito da poco per Mondadori. Per una settimana, tutte le sere, sul nostro sito troverete un teaser, una piccolo boccone del libro appena uscito. Ecco la quarta puntata.

«Le due fabbriche ci sono ancora.» Dove? «Fuori Tortona.» E di chi sono? «Una francese, una austriaca.» E quella sul lago Maggiore? «Ah, lì ci sono gli americani.» E ad Anagni? «Anche lì i francesi.» Sembra di stare a giochi senza frontiere. «E non dimentichi i finlandesi. E i turchi.» Vittorio Ghisolfi ha 88 anni, e gli occhi limpidi di chi ha attraversato la storia. Ha fondato la sua azienda nel 1953, quando aveva 23 anni, sull’orto di quello che doveva diventare suo suocero. È arrivato a essere un gigante della chimica mondiale. E se c’è una cosa a cui tiene sopra ogni altra è dire che lui, in oltre sessant’anni di attività, non ha mai licenziato nessuno. Le fabbriche che ha aperto sono ancora tutte lì. Però su ognuna di loro sventola la bandiera di un conquistatore straniero. «Io non sono nazionalista» dice. «Però nella chimica l’Italia era prima. Perché si è fatta portare via tutto?»

Già: perché l’Italia si è fatta portare via tutto? A questo punto del viaggio sento il bisogno di incontrare uno dei nostri imprenditori del miracolo, uno di quelli che hanno fatto grande questo Paese e che adesso ne osservano malinconici il declino. Vado a Tortona, in provincia di Alessandria, a trovare Vittorio Ghisolfi, o meglio il «signor Vittorio», come qui lo chiamano tutti. Anche se tutti, ormai, è una parola troppo grossa: dentro il quartier generale della Mossi & Ghisolfi sono rimasti in pochi a lavorare, solo quelli che seguono le pratiche per il concordato preventivo. «Siamo partiti su un orto di mille metri quadrati, siamo crollati su un impianto da un milione di metri quadrati» dice. L’impianto è quello di Corpus Christi in Texas. Troppo grande. Troppo ambizioso. La crisi finanziaria ha travolto tutto. E il più grande gruppo chimico italiano dopo l’Eni è finito all’asta. «Guardi qua» dice il signor Vittorio. E mi mostra un po’ di numeri per spiegare la sua amarezza. Come se ce ne fosse bisogno.

Il signor Vittorio è uno di quegli italiani che hanno costruito l’Italia. A 88 anni va ancora in ufficio tutti i giorni, guidando la sua 500. «Mai avuto un autista» mi dice. E perché? «È inutile.» È sempre stato all’avanguardia…

Mario Giordano, L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese

(4. Segue)

Attendi...
Condividi questo articolo
  • 1
    Share

4 Commenti

Scrivi un commento
  1. Buona domanda,caro Antani.
    Se si pensa ad un nostro settore di punta mondiale,la moda,si troveranno le giuste risposte che il libretto(come tutti gli altri)di cronaca minima,del nostro ospite nn contiene.
    Se si guarda ai gruppi francese LVMH e Kering si troverà lo snodo che un giusto mix di finanza e investimenti hanno potuto creare codesti conglomerati multunazionali.
    Sono entrambe nate sulle crisi industriali degli anni 90 dove grandi aziende francesi,fiutato la fine del loro business si sono affidate a manager esterni alla dinamica famigliare per reinvestire i loro patrimoni.
    In Italia,tranne la Ferrero,nessuno ha seguito questo modello di sviluppo societario e difatti abbiamo aziende decotte,tenute in piedi da ammortizzatori sociali farlocchi(tipo la cigs e la surreale “cassa in deroga),completamente spremute dal lato capitalizzazione e ad imnovazione ridotta che,avendo un marchio evocativo,vengono inglobate per quattro soldi,ma con l’obbligo di tenere i livelli occupazionali inalterati per almeno 5 anni,da multinazionali estere.
    Le quali o si sobbarcano l’onere di rilancio del brand perché legato ad un made in Italy ancora interessante,oppure passati i 5 anni si tengono il know-how e chiudono.
    Sulla alta moda italiana,dicevo all’inizio,grazie ai due conglomerati francesi si sono incrementati fatturati,vendite e assunzioni in suolo patrio visto che il made in Italy era indivisibile da tali produzioni.
    Si sarebbe potuto creare,con capitali e manager italiani,in Italia e poi all’estero un tale conglomerato che avrebbe tenuto alto il nome e la manifattura di altissima qualita italiana.
    Come dice Antani,la colpa nn sta nei francesi ma nella nostra mentalità familista di cortissimo respiro.
    Si sente spesso dire peste e corna della Germania che detta le sue condizioni in UE e nn si allega a tale insulto un minimo di ragionamento pratico.
    Il nostro settore trainante è l’export e già di per se sarebbe sufficiente per rendere evidente che le commesse del nostro tale vengono incrementate da un Germania produttiva e leader in molti mercati con le sue grandissime industrie.
    Il nostro export è costituito da piccole e medie imprese che senza le commesse dei grossi gruppi farebbero di molte zone del nord Italia,terre deindustrializzete.
    La colpa dei francesi e dei tedeschi è di essere stati in grado di cavalcare la globalizzazione?
    La base di partenza ci vedeva anche noi italiani con grandi industrie negli anni 60 e oggi siamo a terra.
    Gomblottone interplanetario,oppure orizzonte familisticamente ridotto?

  2. Forse perché è difficile costruire un impianto di un milione di metri quadrati quando la tua azienda è sottocapitalizzata e devi ricorrere ai soldi di finanziatori che ad un certo punto lì possono rivolere indietro? Forse perché gli imprenditori stranieri predatori riescono a fare sistema e a unire le loro forze senza necessariamente mantenere il comando dell’azienda? Sono bravi loro o poco lungimiranti noi?

  3. Ho letto troppi libri di Mario Giordano. Il giorno in cui sono andato in pensione una collega probabilmente vendicativa mi ha regalato “sanguisughe” che appunto parla di pensioni immeritate.Mario Giordano nel suo ” catastrofismo” mi ha provocato una sindrome depressiva che mi costa un a barca di soldi a beneficio del mio psicanalista. Devo smettere di leggerlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *