Nel 2021 il Comune di Bologna aveva incassato dalla tassa di soggiorno poco più di 5,2 milioni di euro. Nel 2025 siamo arrivati a 21.962.151 euro. In quattro anni il gettito è più che quadruplicato, con un aumento di oltre il 315%. Un vero tesoretto. Eppure, ogni volta che a Bologna si chiedono più telecamere, maggior presenza della polizia locale, strade meglio illuminate, portici puliti, interventi contro il degrado o una manutenzione più puntuale, sembra che le risorse non ci siano. I soldi, invece, ci sono. Il punto è capire dove finiscono.
Il documento sul reimpiego dell’imposta di soggiorno nel 2025 rendiconta spese per 21.551.322 euro. Una cifra enorme, che dovrebbe lasciare nella città risultati altrettanto evidenti. Se però si entra nel dettaglio, emerge una gerarchia delle priorità sulla quale sarebbe necessario aprire una discussione pubblica. Oltre 7,1 milioni di euro sono destinati ai servizi offerti dalle istituzioni culturali, in particolare Teatro Comunale e la Cineteca .
Altri 3,49 milioni finanziano musei e biblioteche. Circa 1,7 milioni vanno ad attività culturali ed eventi per migliorare l’attrattività turistica e altri 1,87 milioni alla promozione della città e del territorio. In sintesi: oltre 14,2 milioni di euro vengono assorbiti da istituzioni culturali, teatri, musei, biblioteche, manifestazioni e promozione. Per la rimozione dei vandalismi grafici sono invece indicati 450.000 euro; per il decoro e la fruizione del verde pubblico circa 670.000. La sproporzione è evidente.
Non sto sostenendo che la cultura non debba essere finanziata. Sarebbe assurdo dirlo proprio a Bologna. La cultura è una parte fondamentale dell’identità e dell’attrattività della città. Ma un conto è investire in una strategia culturale riconoscibile, un altro è trasformare la tassa di soggiorno in una grande riserva alla quale attingere per coprire una molteplicità di attività, convenzioni e contributi.
Il prospetto che abbiamo solo grazie alle interrogazioni fatte dal consigliere comunale Matteo Di Benedetto, contiene una lunghissima sequenza di affidamenti e finanziamenti. Solo nei capitoli dedicati allo sport, alle attività culturali e a Bologna Estate compaiono oltre 150 associazioni, fondazioni, cooperative, società e altri soggetti. Moltissimi ricevono contributi da 2.000, 3.000, 5.000 o 10.000 euro.
Tra le voci troviamo 35.000 euro al Comitato territoriale ARCI per Bologna Estate, 50.000 euro all’Associazione ARCI Bologna per una convenzione culturale, 45.000 euro complessivi ad Arcigay Il Cassero per Gender Bender, Teatro Arcobaleno e Bologna Estate. Compare persino un contributo di 2.625 euro al Comitato provinciale U.S. ACLI Bologna per “Parchi in movimento”. Non è il contributo alle ACLI, all’ARCI o a una singola associazione il problema. Il problema è la logica complessiva: una pioggia di finanziamenti distribuiti tra una quantità enorme di beneficiari, mentre non si riesce a individuare un investimento strutturale capace di cambiare davvero la qualità della città.
Quali risultati turistici hanno prodotto queste spese? Hanno aumentato la permanenza media dei visitatori? Hanno portato persone fuori dal centro storico? Hanno migliorato l’esperienza di chi arriva a Bologna? Il visitatore non giudica Bologna leggendo il lungo elenco delle convenzioni finanziate dal Comune. La giudica camminando sotto i portici. Vede le scritte sui muri, sente gli odori, trova pavimentazioni rovinate, attraversa strade scarsamente illuminate e incontra zone nelle quali la sensazione di sicurezza diminuisce rapidamente dopo una certa ora. Bologna possiede un patrimonio straordinario, ma troppo spesso lo presenta in condizioni non all’altezza della sua storia.
Ci sono poi 4.562.827 euro della tassa di soggiorno destinati a Hera per la gestione dei servizi di nettezza urbana. Più di un quinto dell’intero reimpiego dell’imposta. Anche qui la domanda è semplice: si tratta di servizi aggiuntivi, resi necessari dalla presenza dei turisti, oppure queste risorse coprono una parte del servizio ordinario di raccolta e smaltimento dei rifiuti?
Perché, se quasi 4,6 milioni provenienti dalla tassa di soggiorno vengono impiegati in aggiunta per la nettezza urbana, i cittadini hanno il diritto di sapere quali prestazioni ulteriori siano state svolte e quali miglioramenti concreti abbiano prodotto. Non basta inserire una cifra in un prospetto contabile. Bisogna spiegare che cosa Bologna abbia ottenuto in cambio.
E soprattutto non si può continuare a rispondere che non ci sono soldi per pulire e sanificare sistematicamente i portici, per illuminare meglio le strade o per potenziare la videosorveglianza. E’ della scorsa settimana la denuncia dell’assessore alla sicurezza Madrid che sosteneva di nn poter installare telecamere per la videosorveglianza per mancanza di fondi ministeriali. Le risorse ci sono. Semplicemente, vengono destinate ad altro.
Una quota stabile della tassa di soggiorno dovrebbe finanziare un piano straordinario e continuativo per la pulizia dei portici, delle strade e delle principali aree monumentali. Non un intervento dimostrativo ogni tanto, ma una programmazione regolare, verificabile e diffusa. Sotto il portico dei Santi Bartolomeo e Gaetano abbiamo già sperimentato sistemi sostenibili ad acqua ionizzata, capaci di intervenire in profondità sulle superfici, sui residui organici e sui cattivi odori.
Queste tecnologie potrebbero essere utilizzate sistematicamente nei luoghi maggiormente frequentati da residenti e visitatori. Una seconda parte delle risorse dovrebbe alimentare un fondo per la manutenzione diffusa dei quartieri: pavimentazioni, piccoli dissesti, illuminazione, arredo urbano e cura degli spazi pubblici. Sono interventi forse meno appariscenti di un festival o di un grande evento, ma incidono ogni giorno sulla qualità della vita e sull’immagine della città.
Ma la priorità numero uno dovrebbe essere la sicurezza. Una recente ricerca promossa da Intesa San Paolo conferma che Bologna si attesta in cima alla citta italiane su tanti aspetti, ma non su legalità e sicurezza .È di sabato 20 giugno una violentissima aggressione di un ragazzo di 32 anni , in via delle Moline, in pieno centro storico. Un’aggressione terribile perchè senza ragioni, se non quella di attaccare una persona che non stava facendo nulla se non camminare per raggiungere un amico al bar.
Quando chiediamo più telecamere o una migliore illuminazione, ci viene spesso spiegato che non basta installare dispositivi, che servono collegamenti, centrali operative, manutenzione e personale. Tutto vero. Ma è proprio per questo che servono investimenti strutturali e non interventi occasionali. Dov’è la polizia locale ? È previsto un potenziamento della presenza nei luoghi critici della città? Si sta facendo veramente tutto il possibile perché non ci siano zone “abbandonate“? Basta pensare che già nel 2013 era stato presentato alle autorità cittadine un progetto denominato “Rete di lampioni intelligenti”, sviluppato da aziende private, tra cui AEPI di Imola e TEBO di San Lazzaro di Savena, insieme al CNR, per capire quanto NON è stato fatto.
L’idea era sostituire i vecchi punti luce con lampioni a LED, capaci di ridurre i consumi, modulare l’illuminazione in presenza di movimento e ospitare sistemi di monitoraggio e videosorveglianza collegati alle centrali operative. Una rete che avrebbe potuto aumentare la copertura del territorio e consentire interventi più tempestivi da parte delle forze dell’ordine e dei mezzi di soccorso.
Sono passati tredici anni. Nel frattempo, le tecnologie sono migliorate, i costi sono diminuiti e i sistemi di analisi sono diventati molto più avanzati. Naturalmente ogni applicazione deve rispettare rigorosamente la legge, la protezione dei dati e la libertà delle persone. Ma non è accettabile utilizzare il tema della privacy come alibi per non progettare alcuna forma moderna ed efficace di controllo del territorio.
Una rete intelligente potrebbe migliorare l’illuminazione, ridurre i consumi, segnalare situazioni di pericolo e facilitare l’intervento in caso di aggressioni, incidenti o malori. Sarebbe particolarmente utile per le donne, per gli anziani e per le persone fragili, ma renderebbe più sicura la città per tutti.
Perché quel progetto non è stato sviluppato? Che cosa è stato realizzato da allora? Perché oggi, con quasi 22 milioni di euro incassati dalla tassa di soggiorno, non si costruisce finalmente un piano organico per illuminazione e videosorveglianza? Non si tratta di scegliere tra cultura e sicurezza. È una contrapposizione sbagliata e persino comoda. Una città culturalmente viva deve anche essere pulita, ordinata, illuminata e sicura. Anzi, il decoro e la sicurezza sono condizioni indispensabili perché le persone possano partecipare agli eventi, frequentare gli spazi pubblici e vivere pienamente l’offerta culturale.
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Il vero problema è che a Bologna si finanzia più volentieri ciò che produce consenso immediato tra una vasta rete di soggetti che ciò che richiede programmazione, investimenti strutturali e capacità di misurare i risultati. Distribuire centinaia di contributi permette di accontentare molti. Pulire sistematicamente i portici, eliminare i graffiti, illuminare le strade, potenziare la polizia locale e costruire una rete moderna di sicurezza richiede invece di stabilire priorità e assumersi responsabilità.
La tassa di soggiorno non dovrebbe essere un bancomat per coprire indistintamente spese correnti, convenzioni e contributi. Deve servire a rendere Bologna più attrattiva e a compensare l’impatto che milioni di visitatori producono sulla città. Per questo il Comune dovrebbe pubblicare non solo l’elenco dei beneficiari, ma anche i risultati di ciascuna linea di spesa: visitatori raggiunti, presenze generate, quartieri coinvolti, servizi aggiuntivi attivati e miglioramenti realmente ottenuti.
Con quasi 22 milioni di euro non si può più dire che manchino le risorse per la pulizia, l’illuminazione, la manutenzione e la sicurezza. Si può soltanto ammettere che, fino a oggi, sono state scelte altre priorità. E allora la domanda è inevitabile: sono davvero le priorità dei bolognesi? Perché la migliore promozione turistica non è una riga in più in un calendario di eventi. È una città bella, pulita, curata e sicura. Una città nella quale chi arriva abbia voglia di tornare e chi ci vive non debba avere paura di camminare per strada.
Elena Ugolini, 24 giugno 2026
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