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Borrelli, il suo pool fece più male che bene all’Italia

È morto Francesco Saverio Borrelli, importante magistrato il cui nome è legato al pool di Mani Pulite che nel 1992 spazzò via un’intera classe dirigente. Eccetto una: quella del Partito comunista italiano. Sui motivi che portarono i magistrati di Milano a “risparmiare” quest’ultimo, negli anni si sono avanzate diverse teorie. In proposito non sono tra i “complottisti. Ad ogni modo, poco importa: più importante tracciare un breve bilancio (nel video sopra) su quella stagione che ancora oggi condiziona il nostro presente.

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4 Commenti

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  1. Sig. “honhil”, condivido. E i morti suicidi, in detenzione preventiva o meno, dimostrano chiaramente che non c’è stata Giustizia e, ancor di più, accusano i magistrati ritenuti autori di quanto loro accaduto, tanto più che molti di questi suicidi sono poi risultati innocenti. Altro che “Resistere! Resistere! Resistere!” A che volevano resistere il dr Borrelli e compagni? In effetti era la loro l’unica prepotenza, ammantata di giustizia, che si esercitava contro i malcapitati avversari, sì avversari politici, mentre …le stelle (le istituzioni) addette al controllo degli atti di questa gente, preposta all’amministrazione della giustizia, restavano a guardare. E se buona parte del popolo italiano in questi anni, ma ancora oggi, è arrivato anche a sconfessare e a non sentirsi più rappresentata da questa magistratura e da questi magistrati e, visto il senso di vergogna che ha provato e prova, a non sentirsi più onorata di sottoscrivere le sentenze emesse dai magistrati ancora oggi, un motivo grave insito nella magistrutura ci deve pur essere stato e rimane. Altro che, come pare, da parte dei cari amici manettari di sempre si tenti di creare un nuovo santo subito, appunto santo Borrelli. Ma forse ciò che più sgomenta in tutta questa storiaccia d’Italia, da tutti noi vissuta e sofferta, è non aver visto mai e non si vede ancora oggi intervenire non una volta gli organi di controllo, come il CSM e i PdR pro tempore, su quella magistratura e su quei magistrati, presi ormai da impunito delirio d’onnipotenza della loro indipendenza di giudizio, nemmeno in casi eclatanti e comprovati, in cui per ideologia pare abbiano deviato e devino dalla legge e dai loro confini costituzionali ancora oggi e dunque punirli come meritano. Grave connivenza e commistione di loschi interessi s’intravvedono in quest’ultima constatazione.

  2. “… alcune arrivando anche a suicidarsi”. Quel modo di operare, sotto la toga, non aveva niente di umano e forse anche niente di Legale. Anche perché non ci può essere l’uno senza l’altro.Molto vicino, questo sì, ai diabolici inquisitori in tonaca .In quanto, poi, a quel teatrale “Resistere, resistere, resistere”, non è stato altro che un’ideologica trovata. Né mai poteva essere, come da qualche parte qualcuno ha scritto, un’eredità morale. Poiché con la morale e con la Costituzione, quel rumore esibito di manette e il modo tracotante di condurre le indagini, non aveva niente a che vedere. Certo la magistratura dall’alito sinistro, e la procura di Milano in modo particolare, si sono date molto da fare per sfasciare la democrazia e consegnare lo Stivale al Pci, ma per fortuna degli italiani, e, soprattutto, per la resistenza che hanno opposto nelle urne gli italiani di buonsenso, non ci sono riusciti. Ma c’è anche da aggiungere che quell’idea le toghe non l’hanno mai accantonata: altrimenti non ci sarebbe potuto essere un sistema Palamara.

    • Poco prima di Tangentopoli, fui presente ad un incontro con il Commendatore, ex propretario di una attività vicino Pavia, e due persone che lo visitavono. La mia presenza era statami fatta su invito del Commendatore, però con la richiesta di non parlare, ma di ascoltare.
      La visita dei due, era per chiedere se l’impresa avesse valutato qualche variante al progetto affidato loro mesi prima. A risposta si, i due volevono sapere il valore di questa, e lui rispose 300 mil. di lire. Uno dei due fece dei calcoli, e fece vedere una cifra all’altro, che rispose al Comm. che era insuffuciente, e che doveva rivedere la proposta.
      Rimasti soli, chiesi al Comm. cosa significava quanto assistito da me. Mi spiegò che erono rappresentanti del Partito Socialista. Questi facevono capire che la loro percentuale, sulla proposta variante, era insufficiente, e dunque trovarne una più redditizia al loro partito.

      Riportai di questo all’ufficio principale, a Milano, e mi fu detto che questo era normale con i partiti Italiani. Essendo onesto, presi la decisione di dare la mia dimessione a fine contratto.

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