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Campania, uomo muore in pronto soccorso: “Colpa dei protocolli Covid”

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Come ampiamente riportato da Il Mattino di Napoli – notizia poi rilanciata in modo piuttosto asettico dal Tg2 della Rai -, un uomo di 49 anni è morto per un presunto infarto, mentre era in attesa al Pronto soccorso dell’ospedale di Castellammare di Stabia. Secondo quanto è stato ricostruito da quotidiano partenopeo, lo sfortunato paziente, il quale avvertiva un forte dolore al petto, ha dovuto attendere che il relativo reparto venisse completamente sanificato poiché poco prima un’altra persona ricoverata era risultata positiva al coronavirus.

Immediata la reazione della famiglia, che avrebbe sporto una denuncia, e della Procura di Torre Annunziata, la quale ha fatto sequestrare la salma ed ha aperto una inchiesta per stabilire eventuali responsabilità in merito all’ennesima vittima collaterale dei protocolli anti-Covid. Anche il direttore dell’Asl Napoli 3 ha ordinato una indagine interna per appurare la dinamica di questa incredibile vicenda. Durissime, a tale proposito, le parole di Severino Nappi, consigliere regionale e capolista della Lega alla Camera nel collegio Campania 1: “Nell’ospedale di Castellammare di Stabia un uomo di 49 anni ha dovuto aspettare di essere visitato perché il nosocomio era inaccessibile per un caso Covid, solo che quando è arrivato il suo turno era troppo tardi. Eppure è successo.”

Ora, al di là di ciò che le varie indagini stabiliranno, sta di fatto che ancora una volta emerge con drammatica evidenza la autolesionistica assurdità dei protocolli anti-Covid tanto cari all’attuale ministro della Salute ed ai suoi fedeli consiglieri sanitari. Protocolli demenziali i quali ancora oggi, nonostante un virus clinicamente quasi morto (attualmente in tutta Italia si registrano, positivi al tampone, 3.313 pazienti ricoverati, di cui appena 134 occupano le terapie intensive), rappresentano un grosso ostacolo nella cura di tante altre patologie ben più gravi, così come sembrerebbe dimostrare il caso tragico di Castellammare di Stabia.

A tale proposito, già nell’estate del 2020, in un convegno promosso dal leghista Armando Siri, la dottoressa Gismondo segnalò con grande preoccupazione un aumento vertiginoso che casi d’infarto – che la società italiana di cardiologia stimava in oltre il 30% – proprio a causa della mancanza di una adeguata assistenza fornita a tutto ciò che non rientrava nel Covid-19.

D’altro canto, nel caso si appurasse dalle due inchieste che il personale del nosocomio campano si è diligentemente attenuto alle attuali, portentose norme anti-Covid, i talebani sanitari ancora al potere potrebbero sostenere che in fondo, tra un infarto e il rischio di prendersi un virus oramai a bassissima letalità, i responsabili del pronto soccorso hanno fatto benissimo a scegliere il male minore, visto che stiamo ancora combattendo con un agente patogeno più letale della peste bubbonica.

Ma per nostra fortuna, se le cose andranno come sembra che debbano andare, a partire dal prossimo lunedì è assai probabile che il Paese inizi a mettersi dietro le spalle una follia sanitaria che continua a produrre danni incommensurabili alla salute fisica e mentale degli italiani, così come dimostra il caso del poveretto morto in sala d’attesa.

Claudio Romiti, 24 settembre 2022