Cronaca

Capodanno cancellato: città ostaggio di immigrazione e violenze

Mercatini trasformati in bunker e aree presidiate come zone di guerra. Così viene affossata la retorica buonista

capodanno cancellato Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Parigi annulla il concerto di capodanno sugli Champs-Élysées. Milano fa la stessa cosa in piazza Duomo (nascondendosi dietro la scusa delle Olimpiadi invernali). I mercatini di Natale, un tempo emblema della tradizione, del calore e dell’accoglienza occidentale, sono stati trasformati in fortezze, circondati da transenne, barriere in cemento e pattuglie armate neanche fossero avamposti militari della NATO. Le bancarelle oggi vedono un viavai di gente che passeggia sotto il peso di un celato ma presente clima di stress, che ha prevalso sul comfort di sentirsi sicuri a casa propria.

Questo cambiamento sociale non è un’illusione: è palpabile. Ovunque si vada, la gente tra le strade gremite si guarda intorno tradendo una certa tensione. L’esercito presidia ogni angolo e siamo giunti al punto che oggi vedere i militari non suscita stupore (cosa che sarebbe successa fino a qualche decennio fa), ma serenità, sicurezza e senso di protezione. Dentro le città dove siamo nati. Bisogna dirlo. Le piazze europee non sono più spazi di libertà; sono luoghi da attraversare con cautela, al meglio toccandosi le tasche per assicurarsi che il portafoglio sia ancora al suo posto, al peggio con lo sguardo basso e frettolosamente per non incappare in qualche babygang.

Negli ultimi anni, eventi pubblici che avrebbero dovuto rappresentare l’apice della convivialità e dell’unità sociale si sono trasformati in incubi. Lo scorso Capodanno a Milano, per esempio, diverse giovani presenti in piazza Duomo hanno denunciato aggressioni e molestie collettive durante i festeggiamenti, in episodi che secondo gli inquirenti si sarebbero verificati in forma di gruppo e che richiamano dinamiche conosciute come “taharrush gamea”, ovvero molestie collettive operate da islamici in mezzo alla folla. Una studentessa belga ha raccontato di essere stata circondata da svariate persone in mezzo alla calca, spinta e toccata in maniera invasiva mentre non riusciva a liberarsi dalla folla. Testimonianze analoghe sono arrivate anche da altre donne presenti quella notte, indicando come la piazza sia diventata teatro di episodi di insicurezza e violenza difficili da ignorare. Tutto si è concluso a tarallucci e vino, nessuno è stato indagato, le ricerche sono state chiuse nascondendo la polvere e l’imbarazzo nazionale e internazionale sotto il tappeto.

È questo il quadro che ha portato le autorità a trattare le piazze come postazioni da presidiare e non più che come spazi pulsanti di convivialità. E in tutta Europa, il risultato è simile: le città si blindano, gli eventi si ridimensionano, la folla si restringe. Stare a casa è per tanti la soluzione più sicura, un covid senza virus. E chi vorrebbe ancora vivere la piazza come luogo aperto si trova davanti, per la sua sicurezza, numeri chiusi e presidi costanti. A Milano quest’anno per il capodanno (senza concerto) le persone ammesse a piazza duomo saranno al massimo 4.500. Ci saranno sei ingressi con le autorità a contare: a tanto siamo giunti.

E così, in un amen, le celebrazioni, un tempo occasione di festa e di sfoggio di bellezza culturale, sono diventate un peso per le amministrazioni locali, che devono allocare tempo, risorse e uomini nella gestione della sicurezza. Così l’Europa che un tempo era riferimento di libertà urbana si ritrova prigioniera della paura che essa stessa ha contribuito a creare con l’accoglienza indiscriminata di una cultura radicalizzata che cova un odio viscerale verso le libertà che per noi sono (o meglio, erano) consuetudine. Ed è così che la paura ha vinto, e la nostra libertà è stata confinata dietro le transenne.

Alessandro Bonelli, 12 dicembre 2025

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