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Caro Porro, ecco com’è finito il caso dell’arbitro “razzista”

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Caro Porro,

qualche giorno fa le ho scritto una lettera nella quale condividevo con lei il mio rammarico per il livello che ha ormai raggiunto il regime politicamente corretto.

In quella lettera ho cercato di spiegare, da ex arbitro, come la pesante accusa di razzismo nei confronti del collega romeno Coltescu e il tanto clamore scoppiato dopo l’episodio successo al ‘16 minuto di Psg-Basaksehir fosse del tutto ingiustificato. Quello che è successo ormai è noto. Il quarto uomo, in una fase concitata e di proteste, ha indicato col termine “negru” (che nella lingua romena significa “nero”) l’autore della protesta per far capire subito all’arbitro chi doveva essere sanzionato con l’espulsione. Ci tengo a ripercorrere brevemente quelle che sono state le conseguenze di questo episodio.

Sospensione della partita al grido di “razzista razzista”, paginate e paginate sui giornali, linciaggio mediatico, analisi interminabili dell’audio incriminato, screening della vita privata dell’accusato, indignazione di Erdogan (da che pulpito!), inchiesta Uefa e partita ripresa il giorno seguente con una nuova terna arbitrale con tanto di inginocchiamento delle due squadre a centrocampo in stile Black lives matter prima del fischio d’inizio. Insomma di tutto e di più. Ma vuol sapere, caro Porro, come è andata a finire?

Secondo quanto racconta il giornalista romeno Emanuel Rosu nei giorni scorsi Demba Ba, uno dei giocatori del Basaksehir che si era scagliato contro il quarto uomo, ha fatto una videochiamata di chiarimento con lo stesso Coltescu per precisargli di non averlo mai ritenuto razzista per quella parola uscita male ma che si è trattato di un semplice malinteso.

“Conosco i romeni – ha raccontato al giornalista Demba Ba – non ho mai avuto problemi con il razzismo quando giocavo nel loro paese. Ho cercato di ottenere il numero di Coltescu appena ho potuto per incoraggiarlo, so che non è razzista”.

Insomma tanto clamore per nulla. A questo punto l’Uefa abbia almeno il buonsenso di archiviare l’inchiesta sull’arbitro specificando che gli episodi di razzismo sono ben altri e semmai sanzioni le due società per questa ridicola messa in scena. Cambierebbe poco perché ormai la carriera e la vita di Coltescu è segnata per sempre. E il vero responsabile rimane sempre lui: il regime politicamente corretto.

Luca, 16 dicembre 2020