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Caro Porro, liberateci dal femminismo delle “mogli di…”

di biase franceschini pd

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Caro Porro,

rivolgo a lei una mia osservazione poiché reputo che sia tra i pochi giornalisti a cogliere e insistere su certe sfumature distorte del nostro panorama socio politico. Come ho scritto nell’oggetto del messaggio, ci mancava anche la rivolta femminista delle “mogli di…”.

Ieri sera al tg ho colto un paio di rimostranze (moglie di Fratoianni, moglie di Franceschini), francamente non ho approfondito se ci fossero altre mogli di in coda, ma direi che il fatto che se nei sia parlato nei notiziari nazionali e con buona probabilità su ogni social a disposizione mi basta e avanza. “Noi non siamo le mogli di” asseriscono con veemenza su ogni piattaforma, siamo in politica da 10, 16, mille anni… benissimo, vero, sacrosanto.

Sono ingegnere da venti anni, e ancora ai tavoli delle riunioni i miei colleghi uomini sono presentati come ingegneri e io come signora, non me la prendo, il titolo è solo un titolo, il risultato è quello che conta e guarda caso alla fine, la signora eccelle. Non faccio proclami, non chiedo che si rispetti il mio titolo, in quei tavoli non dico: “Non sono una signora” perché di fatto lo sono e perché le mie doti emergono naturalmente, e il riferimento divento io, e porto il risultato.

Bene, a queste “non mogli di” che sono in politica da n-anni e che si dissociano dai privilegi dei matrimoni contratti vorrei chiedere: poiché militate da un certo numero di anni, qual è il vostro risultato, cosa avete fatto in questi molteplici anni di attività per le “non mogli di” che come me hanno iniziato da zero? A 18 anni anni durante la maturità sono rimasta orfana di padre, ho lavorato e studiato ingegneria al Politecnico di Bari, alla laurea ho mollato tutto famiglia, amici affetti e mi sono trasferita a Milano dove ho iniziato a lavorare, anni di gavetta, con due figlie piccole ho lavorato in diverse sedi in Italia della mia Azienda, sono orgogliosa: Leonardo.

Faccio ancora molti sacrifici, sono responsabile di due uffici, uno a Milano e uno a Palermo e ciononostante mi chiamano ancora signora e se le raccontassi del mio stipendio nonostante questa responsabilità non mi crederebbe. Ma non mollo, voglio diventare dirigente, la strada è lunga e difficile ma lavoro, e porto risultati di cui talvolta si appropriano i miei colleghi/capi uomini ingegneri.

Non mi sento speciale, credo che di storie come la mia la Nazione ne sia costellata, mi innervosisco un po’ quando sento donne che sono in posizioni privilegiate e potrebbero finalmente fare qualcosa per le altre donne, anche solo parlare di queste vite, invece di lamentarsi per se stesse per di più in relazione a osservazioni effimere. Io non lo farei, perché il gender gap esiste e non è solo un numero su qualche statistica è una realtà quotidiana di moltissime non mogli di…
I miei migliori saluti, con affetto.

Maria