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Caro Porro, ti dico che effetto farà Biden all’Italia

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Tom Mitchell capo della redazione del Financial Times a Pechino segnala il 24 dicembre che probabilmente i leader dell’Unione europea “should sign a business investment agreement with China despite opposition to the pact from European Mps and members of the incoming Biden administration” dovrebbero firmare, secondo la Camera di Commercio Europa-Cina guidata dal tedesco Joerg Wuttke, un accordo commerciale nonostante l’opposizione del parlamento europeo e dell’entrante amministrazione Biden.

Il giornale economico londinese color salmone è sempre molto incalzante su tutte le scelte che aiutano la più impetuosa globalizzazione possibile, tranne quelle che coinvolgono la Cina. C’entra Hong Kong? Magari c’entra anche un po’ il ruolo di Nikkei nella proprietà del Ft?

Comunque anche questa notizia fa riflettere sul peso che le lobby interessate agli scambi economici avranno nelle decisioni dei governi. I “quasi” partiti (cinese, francese, americano, tedesco, quello israeliano-saudita che sembra apparire all’orizzonte, quello britannico che forse tornerà in campo). Questi “quasi” partiti hanno sempre più spazio anche in stati ancora ben strutturati con solide basi sociali come quello tedesco, forse un po’ meno in una Francia che ha un’economia nettamente più debole di quella tedesca ma uno stato incomparabilmente più forte (la bomba atomica da sola fa la differenza).

E in Italia? Qui lo stato si è quasi disgregato. Partiti senza vere radici sociali (soprattutto nell’area di centrosinistra) sono stati sostituiti da cinquecentesche compagnie di ventura che cercano legittimità e affari soprattutto contando sull’ “estero”, contando sulla base sociale costituita da quella che Giulio Sapelli chiama la borghesia vendidora con le sue privatizzazioni alla Eltsin-Prodi-Menem. Donald Trump ha avuto grandi difficoltà ad articolare una politica estera verso l’Europa e il Mediterraneo. Ora con un’amministrazione tecnica che non sarà molto intralciata da un’amministrazione politica sfocata come quella bideniana, il ritorno degli “americani” anche sulla scena italiana sarà un fattore di movimento non trascurabile.