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Caro Porro, ti spiego l’attualità di Keynes - Seconda parte

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Keynes avrebbe provato orrore di fronte a questo disastro determinato dalla moneta unica, che ha reso impossibile l’utilizzo di politiche di “breve“ calibrate sulle esigenze dei singoli Paesi. Le politiche dell’Ue anzi aumentano i differenziali di crescita a favore dei paesi con i “conti pubblici a posto”. Lui era convinto che nel “lungo periodo siamo tutti morti” e che quindi fosse estremamente dannoso rinunciare a politiche economiche “attive di breve”, soprattutto se finalizzate a contrastare la “deflazione” che, altra sua grande intuizione, anche questa di estrema attualità, considerava molto più dannosa dell’inflazione.

I soldi spesi dall’Italia per contrastare la pandemia, sono scarsi e quelli del Recovery Fund arriveranno, pochi, quando molte imprese saranno “morte”. Gli imprenditori dovevano essere “ristorati” subito, anche su questo tema Keynes ci ha insegnato che la rapidità di azione, in economia gioca un ruolo fondamentale. Non è un caso che la Gran Bretagna, che ha dato i natali a Keynes, si sia tirata fuori.

Stefano Gubbiotti, 22 gennaio 2021

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Arturo
Arturo
24 Gennaio 2021 15:32

Caro Signore, la sua analisi è certamente ben argomentata… ma Keynes forse non immaginava che l’aumento dell’offerta di moneta si sarebbe tradotto oggi unicamente nell’aumento del prezzo degli asset (azioni, obbligazioni, ecc…) delle “big to fail”, ovvero di quell’economia finanziaria che arricchisce i già ricchi. Con nessuno di quegli effetti da economia reale voluti nelle intenzioni di Keynes. La moneta non crea ricchezza ma la scambia; e solo se è “sonante”, permette di conservarla. Staccarsi dal “gold standard” ha solo significato dare potere al dollaro e alla possibilità per gli Stati Uniti di finanziarsi a costo zero. Cioè emettendo debito essendo sicuri che sia comprato. Bello vincere facile. Beh, almeno si finanziassero e si fossero finanziate le infrastrutture, le scuole, gli ospedali americani, a beneficio dell’economia reale sopra detta. Ma no, ad essere in primis finanziata è stata ed è l’industria delle armi, soprattutto per le proprie guerre. E la ragione c’è! Ed è legata ancora al signoraggio di una moneta che non è sonante. Perché una moneta non sonante (ovvero fiat, imposta dall’autorità di chi la emette), slegata da ogni riferimento di valore che non sia la semplice “forza” di chi la emette, è conseguentemente fattore di guerre. Cioè è logico nella fattispecie che gli USA facciano di tutto (così come hanno fatto e faranno) per dimostrare di essere… Leggi il resto »

Giuseppe
Giuseppe
23 Gennaio 2021 9:40

Gli insegnamenti giusti: guardare agli errori del passato. Bando all’eguaglianza a tutti i costi. L’europa è un errore disastroso.

Sergio BULIAN
Sergio BULIAN
23 Gennaio 2021 6:33

Buongiorno. Concordo con lei su molti passaggi ma non sulle conclusioni. Molti Economisti più blasonati di lei hanno tirato JM Keynes per la giacchetta per fargli dire cose non sue. Io credo che da Liberista vorrebbe un paese (Italia) si che applica delle cure temporanea ma nel contempo faccia tutto il necessario per essere efficiente. Io questa seconda parte non la vedo, soprattutto in certi settori dello stato. E non serve la svalutazione ma la produttività. La svalutazione colpisce i più poveri la produttività premia i più bravi. Saluti

Cullà
Cullà
22 Gennaio 2021 21:48

Leggere Mises please. Spiega bene a sufficienza perché quelle di Keynes erano balle allora e son balle adesso.

Emanuele
Emanuele
22 Gennaio 2021 19:55

C’è un fatto empirico ben noto che smonta diverse dichiarazioni contenute nell’articolo. Stati Uniti d’America. Nel cuore del 1800 (pre guerre civili). Gold standard. Deflazione. Crescita. Prosperità.

cecco61
cecco61
22 Gennaio 2021 19:52

Certamente Keynes non avrebbe apprezzato l’Euro, come del resto i migliori economisti mondiali che, fin dagli anni ’90, furono zittiti perché andavano contro il pensiero dominante e, più nel dettaglio, contro la volontà tedesca di dominare l’Europa non più con le Panzer Division ma con la moneta. Tuttavia Keynes, rigorista laddove ammetteva un bilancio statale in deficit ma solo per pochi anni, 2 o 3, giusto per far ripartire l’economia e assorbire un eventuale disoccupazione in eccesso, parte da un errore sostanziale a cui, chi ha scritto l’articolo, neppure accenna velatamente. Keynes sosteneva che l’aumento della spesa pubblica, anche se precursore di nuove tasse o di incrementi di quelle esistenti, non avrebbe avuto alcun effetto sul livello dei consumi. Peccato che, ai suoi tempi, il 90% della popolazione spendeva solo per consumi primari e indispensabili e quindi l’alternativa era la morte per fame. Oggi, per mantenere 7 miliardi di persone, è inevitabile consumare e produrre reddito anche in settori non indispensabili, dalla ristorazione al turismo, dal nuovo elettrodomestico al cellulare ultimo modello, anche se il vecchio funziona ancora benissimo. Un aumento del deficit statale lascia presagire nuove tasse e quindi tutti i beni voluttuari restano negli scaffali dei negozi. Il problema italiano è fondamentalmente il livello dei consumi delle famiglie che costituiscono il 70% del nostro PIL e che è… Leggi il resto »

Sergio Brambini
Sergio Brambini
22 Gennaio 2021 19:20

La differenza fra cambi fissi moneta unica e cambi liberi è il tempo, con le svalutazioni si ristabilisce l ‘equilibrio con svalutazioni anche importanti accentuate nel caso di cambi fissati artificialmente, con la moneta unica non ci sono salti ma in un tempo medio-lungo tutto si sistema. Esempio classico l’Italia, prima della moneta unica recuperavamo competitività con svalutazioni periodiche, con l’euro, visto l’inferiore aumento della produttività, grazie alla diminuzione dei salari in termini reali rispetto al resto d’Europa All’inizio della moneta unica salari e prezzi erano abbastanza simili in tutta la zona euro. Dopo 20 anni il nostro potere d’acquisto, data la mancata crescita dei salari, sì è abbassato come prima dell’euro dopo ogni svalutazione. Morale il tipo di moneta lira euro o dollaro nel lungo termine non conta.

Werner
Werner
22 Gennaio 2021 19:05

In situazioni di emergenza, di crisi economica gravissima come quella odierna, lo Stato deve necessariamente intervenire. Ma poiché lo Stato italiano non controlla direttamente la propria banca centrale (se non solo per il 4,5% attraverso l’INPS) ed ha una moneta in prestito dalla BCE, qualsiasi tentativo di politica espansiva e interventista in economia è impossibile da attuare. Si produrrebbe solo deficit impagabile.

Demonizzare il keynesismo non lo trovo giusto, anche perché è quello che ha permesso all’Italia negli anni sessanta di conoscere il boom economico ed una crescita annua del PIL dell’8%, come la Cina oggi fondamentalmente.