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Caro Stato, smettila di tartassarmi!

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Caro Stato,

sono un Giovane Imprenditore di 30 anni. Un Giovane Imprenditore che ha deciso di rimanere in Italia perché ho sempre romanticamente creduto che l’Italia non si meriti gli insulti che costantemente riceve. Perché l’Italia ha diritto nel rivendicare il valore del suo lavoro, del suo impegno e della sua dedizione.

 

Caro Stato, questo Giovane Imprenditore ha deciso però di iscriversi al Sindacato dei lavoratori per chiamarti a giudizio perché da tre anni / 3 ANNI non ricevo stipendio. Sia io che i miei due Soci con la nostra start up manifatturiera non solo non siamo in grado di sganciarci dividendi, ma non possiamo nemmeno permetterci di avere uno stipendio di 1.000€ al mese! 

Questo per quale motivo?!? Perché tu Stato mangi illegittimamente i proventi del nostro lavoro! 

 

Siamo soli, abbandonati. Tutti che rivendicano i loro diritti e nessuno che pensa al nostro stato economico e psicologo. So quello che starai pensando, caro Stato: “l’Imprenditore della lettera, seppur Giovane, fa di cognome Riello”. Ebbene sì, non posso darti torto. Ma mentre te leggi questa lettera è bene che interiorizzi il fatto che è proprio questo “peones” Giovane Imprenditore di nome Riello che ti sta pagando lo stipendio.

 

Ogni giorno sono vessato dalle tue tasse, dalle tue incontinenti pretese, dalle tue angherie. A me cosa rimane? Mi rimangono gli stipendi che non ho mai fatto mancare ai miei collaboratori. Mi rimangono le scadenze delle Ri.Ba, i bonifici, i mutui delle banche, gli affitti, le bollette. Mi rimangono un sacco di debiti. La sola cosa che non mi rimane sono i soldi. Perché li ho dovuti spendere tutti.