Esteri

Caso Lyhanna: anche padre e fratello del presunto assassino accusati di pedofilia

L’inchiesta si allarga e coinvolge più membri della stessa famiglia: nuove accuse e indagini su presunti abusi su minori

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La Francia è stata scossa dal caso di Lyhanna, una bambina di 11 anni scomparsa il 29 maggio e ritrovata morta pochi giorni dopo in una zona rurale del sud-ovest del Paese. La vicenda ha rapidamente assunto i contorni di un caso nazionale, alimentando rabbia, dolore e un acceso dibattito politico e giudiziario

La vicenda però continua ad allargarsi e ad assumere contorni sempre più inquietanti. Secondo quanto riportato da France Inter e da diversi media francesi, nuove accuse coinvolgono anche il padre e il fratello del principale sospettato del caso, Jérôme Barella. L’uomo, già indicato come principale sospettato nell’indagine sulla morte della bambina, si trova al centro di un fascicolo complesso che ha acceso forti polemiche sull’operato della giustizia francese e sulla gestione di precedenti segnalazioni.

Anche padre e fratello nel mirino delle accuse

Yannick, fratello di Jérôme, quarantenne disoccupato, è stato formalmente indagato per violenze sessuali su minori e violenze sessuali sul coniuge ed è stato posto sotto controllo giudiziario. Ad accusarlo sono state due ex compagne, una maggiorenne e l’altra minorenne (17 anni all’inizio della relazione).  I fatti sarebbero avvenuti tra febbraio 2007 e marzo 2018.

Sentito lunedì 8 giugno in stato di fermo per accuse di “violenza sessuale su minore di oltre 15 anni, violenza sessuale da parte del coniuge, sequestro di persona e minacce di morte reiterate da parte del coniuge”, l’uomo ha negato ogni rapporto sessuale non consensuale con le due donne.

Il padre di Jerome invece, Joël Barella, 71 anni, ex artigiano edile, è stato recentemente al centro di una riapertura d’indagine, “alla luce degli ultimi eventi di attualità”, per presunti reati di aggressione sessuale denunciati da “una minore del suo ambiente familiare”.  La procedura, inizialmente seguita a Castres (Tarn) nel 2019,  era stata archiviata nel 2020 a Béziers perché “il reato appariva insufficientemente dimostrato”.

Un’altra indagine riguardava l’uomo per il presunto stupro di una delle sue nipoti nel 2013, ma si è conclusa con un non luogo a procedere nel 2021.  Il padre di Jérôme non è stato incriminato, ma ha lo status di testimone assistito nell’ambito di questa vicenda, relativa a fatti che sarebbero avvenuti tra il 2010 e il 2013, quando la minore aveva tra i 10 e i 13 anni.

In entrambi i casi, la magistratura non ha ritenuto necessario proseguire le indagini. Ed è proprio su questo punto che si concentra il dibattito politico: molti si chiedono come sia possibile che gli appelli delle vittime non siano stati ascoltati o approfonditi con la dovuta attenzione.

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Un caso che mette in discussione la giustizia francese

La vicenda ha riacceso il dibattito in Francia sulla capacità del sistema giudiziario di intervenire in modo tempestivo nei casi di sospetti reati sessuali, soprattutto quando riguardano minori.Diversi osservatori sottolineano come il caso Lyhanna stia diventando un simbolo delle possibili faglie nella catena di prevenzione e controllo, con accuse incrociate di sottovalutazione delle denunce precedenti. Sebbene i due fratelli Barella avessero interrotto i contatti anni prima, i tre uomini del clan sembravano condividere lo stesso senso di impunità.

Al momento, le indagini restano aperte e non sono stati resi noti sviluppi definitivi sul piano giudiziario. Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire i legami tra i diversi soggetti coinvolti e verificare eventuali responsabilità individuali.

Cristina de Palma, 13 giugno 2026

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