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C’è la prova: il green pass non serve a nulla

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Fermi tutti, qualcosa non torna. Prima ci avevano detto che il green pass vaccinale ci avrebbe reso più sicuri, e invece i fatti dimostrano che i vaccinati infetti liberi di circolare rischiano di provocare focolai. Poi ci hanno assicurato che introdurre il lasciapassare avrebbe attuato una “spinta gentile” verso la vaccinazione, e invece non c’è stata né la spinta né la gentilezza (chiedere a chi ha perso il lavoro). E adesso anche i dati certificano che il green pass si sta rivelando un vero e proprio flop.

Cala il numero di nuovi vaccinati

Innanzitutto va detto che dopo sette settimane di discesa continua, adesso i contagi stanno tornando a salire. La cosa non lascia sereno nessuno, ovviamente. E forse dovremmo occuparci più di morti e terapie intensive (in calo, per fortuna). Ma certo il fatto che l’epidemia proceda ci fa ragionare su due aspetti:

1. che sulla durata e sull’efficacia dei vaccini di certezze non ce ne sono.

2. e poi che il green pass non può essere la bacchetta magica che fa scomparire il virus.

Anzi. Secondo il monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe, le prime vaccinazioni, quelle che il green pass obbligatorio avrebbe dovuto far schizzare in alto, stanno frenando: la media giornaliera dei nuovi vaccinati è calata dai 58.260 del 19 ottobre ai 27.601 del 26 ottobre; e in totale le nuove iniezioni sono state solo 193.205, cioè il 52,9% in meno rispetto alla settimana precedente. Certo, i nuovi vaccinati riguardano al 79,1% fasce di persone in età lavorativa. Ma l’obiettivo del 90% di over 12 immunizzati si allontana sempre più: ci sono quasi 7,5 milioni di persone da raggiungere, troppe per pensare di riuscirci prima dell’inverno.

Effetto green pass? Crescono i tamponi

Tradotto: il green pass avrà dato una fiammata iniziale verso il siero anti-covid, magari dei pochi indecisi convinti dal non poter lavorare, ma niente di trascendentale. E comunque con un effetto che si sta riducendo nel tempo. Paradossalmente, invece, l’introduzione del lasciapassare obbligatorio per i lavoratori ha fatto crescere – e non di poco – la curva dei tamponi realizzati. Si è passati dai 173.235 test del 13 ottobre a 371.960 il 21 ottobre (+114,7%), numero che ora si è stabilizzato intorno ai 2.604.550 tamponi antigenici rapidi realizzati ogni settimana. Dal punto di vista del tracciamento dei contagi è una notizia positiva. Ma non è quello che speravano Draghi e Figliuolo.

Domanda: valeva la pena limitare così tanto le libertà, soprattutto il diritto al lavoro, per così poco?