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Che stupidaggine censurare la pianista ucraina (ma filorussa)

La cantante ucraina (ma filo-Putin) è stata boicottata: non suonerà al teatro La Fenice di Venezia

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Non è il primo caso, e forse non sarà neanche l’ultimo: una musicista filo-Putin, Valentina Lisitsa, si è vista annullare il proprio concerto, che si sarebbe dovuto tenere nel teatro La Fenice di Venezia. Una decisione che arriva a seguito delle numerose polemiche instaurate sui social, proprio per le posizioni politiche filorusse, neanche troppo mascherate, dell’artista.

Il paradosso è che Lisitsa non è cittadina russa, ma ucraina, essendo nata nella capitale Kiev. Durante il corso dell’invasione di Putin, però, la musicista espresse soddisfazione a seguito dell’occupazione di Mariupol, uno dei centri più cruenti dell’intera guerra, fino ad arrivare ad esibirsi nella bombardata città. E proprio a causa delle sue radicali prese di posizione, già l’orchestra sinfonica di Toronto decise di cancellare una sua esibizione lo scorso anno.

Lo stop è scelta degli stessi organizzatori: “La musica e la cultura devono unire i popoli e non dividerli”, ha detto all’agenzia Ansa la presidente di Musikamera, Sonia Finzi, precisando che la sua associazione si è sempre dichiarata super partes e di non conoscere le posizioni di Valentina Lisitsa. “Non eravamo proprio a conoscenza del suo attivismo politico e delle polemiche che la coinvolgevano – ha continuato Finzi. Sono molto rammaricata ed in imbarazzo: non avrei mai voluto trovarmi in una situazione di questo tipo per nessuna ragione al mondo”. Immediata è stata la risposta della musicista, la quale ha specificato come la musica e l’arte siano al di sopra della politica. Una frase insindacabile, ma che non ha evitato la cancellazione dello spettacolo.

Il caso sembra porsi in linea rispetto a quelli dei mesi precedenti, dove non la Russia di Putin, ma proprio la patria della democrazia e delle libertà, ovvero l’Occidente, è stato protagonista di veri e propri atteggiamenti censori.

Per approfondire:

Su questa falsa riga, per esempio, Wimbledon ha deciso di boicottare dal torneo più prestigioso del tennis tutti gli atleti russi e bielorussi. Una decisione che è costata la partecipazione anche a Daniil Medvedev, al momento dell’esclusione “solo” il numero uno del ranking. A ciò, indimenticabili sono stati gli atti di cancel culture contro il celebre romanziere russo, Fëdor Michajlovič Dostoevskij, cancellato dall’Università Bicocca di Milano per “evitare ogni forma di polemica, dato il momento di forte tensione attuale”. Quella volta, la polemica colpì il professor Paolo Nori – colui che avrebbe dovuto tenere il corso sull’autore russo – e che sbugiardò l’intera ondata di censura con poche parole: “Non solo essere un russo vivente è una colpa oggi in Italia, ma lo è anche essere morto”E sentenziò: “Ciò che sta succedendo in Ucraina è una cosa orribile, ma parte di quello che sta accadendo di conseguenza in Italia è ridicolo”. A distanza di nove mesi, pare che nel ridicolo ci siamo ricascati.