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Che vergogna il Carnevale antisemita!

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Che nei secoli passati ci sia stata la caccia all’ebreo durante il Carnevale è cosa risaputa anche se  nelle scuole e nella tradizione popolare, si è sempre preferito raccontare le caratteristiche delle varie maschere regionali anziché illustrare le malvagità che, con la scusa che a carnevale tutto potesse essere permesso, sono state sistematicamente portate a termine nei confronti delle comunità ebraiche.

Per esempio quando nel 1466 il Papa Paolo II Barbo fissò gli spazi e il calendario del Carnevale, stabilì anche delle corse che vedevano impegnati ebrei, giovani, vecchi, asini, bufali e cavalli su una via centrale della città, all’epoca denominata via Lata, che, proprio in funzione di queste corse sarà in seguito rinominata Via del Corso. Erano proprio le corse di giudei, durante le quali il pubblico lanciava di tutto, da uova marce a bottiglie piene di urina, che aprivano i ‘festeggiamenti’ del carnevale romano. Corse che, per sommare alla beffa il danno, erano finanziate proprio con il denaro di una tassa particolare imposta solo agli ebrei.

Ma non era tutto perché di tradizioni carnevalesche riguardanti gli ebrei ce n’erano diverse come ad esempio le ‘giudiate’, cioè rappresentazioni farsesche ambulanti su carri trainati da buoi, durante le quali venivano messe in scena delle parodie che prendevano di mira gli ebrei e i loro costumi. Si potrebbe pensare che tutto ciò è accaduto durante secoli bui dove la parola rispetto non aveva alcun senso, si potrebbe pensare che si tratti di fatti accaduti e relegati ai libri di storia e che oggi cose del genere non sarebbero neanche immaginabili.

Niente di più sbagliato. Sì, sbagliato, perché cose simili, se non peggiori, sono accadute nei giorni scorsi, Carnevale del 2020, sia in Belgio che in Spagna.

Simili perché nei carri allegorici del carnevale di Aalst, città belga situata nella provincia delle Fiandre Orientali, gli ebrei sono stati beffeggiati in maniera molto pesante, e per farlo gli organizzatori hanno usato i peggiori stereotipi dell’antisemitismo. Le figure sui carri che sono sfilati per il centro della città erano del tutto simili alle immagini dei peggiori giornali antisemiti del periodo fascista e nazista come il Der Stürmer tedesco o La difesa della razza italiano.

Sono due anni di seguito, era successo anche nel 2019, che il Carnevale di Aalst, ritorna su temi antisemiti, ormai è certo che l’odio antiebraico avveleni il sangue degli organizzatori dell’evento che, non soddisfatti, si sono ripetuti trasformando il Carnevale cittadino in un qualcosa di così disgustoso che rimane oggettivamente difficile qualificare.

Dal 2010 al 2019 il Carnevale di Aalst è stato patrimonio dell’Unesco, cosa poi annullata visto il chiaro stampo antisemita della manifestazione, ma, nonostante la perdita di uno sponsor importante come l’organizzazione dell’Onu, gli organizzatori hanno continuato con la loro linea: prendere pesantemente in giro gli ebrei sconfinando nel più puro e becero antisemitismo che per loro, evidentemente, è l’obbiettivo più importante.

Meglio dei belgi, si fa per dire, hanno fatto gli spagnoli. Nel corteo di Carnevale di Campo de Criptana, un piccolo comune poco lontano da Madrid, sono stati fatti sfilare figuranti vestiti da nazisti e da prigionieri dei campi di sterminio accompagnati da un carro sul quale era esposto un candelabro ebraico, uno dei simboli più importanti dell’ebraismo e anche stemma ufficiale dello Stato di Israele, tra due forni crematori di cartapesta.

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Una volgarità e una mancanza di rispetto per le vittime della Shoah che, oltre a provocare le reazioni del Museo di Auschwitz e dell’Ambasciata israeliana a Madrid, ha portato il Ministro degli Esteri spagnolo Arancha González, a dichiarare su Twitter di essere rimasta inorridita dall’ennesima forma di banalizzazione dello sterminio perpetrato dai nazisti sul popolo ebraico.

La risposta, le spiegazioni e le scuse degli organizzatori di questa sfilata, sono state un ridicolo tentativo di scalare una parete di ghiaccio a mani nude, perché il loro intento era quello di mettere alla berlina una religione e un popolo intero colpendolo proprio sulla pagina più dolorosa della sua storia.

Perché toccare la Shoah senza il dovuto rispetto per sei milioni di persone, un milione cinquecentomila delle quali erano bambini, gasati, torturati, usati come cavie, stuprati nel corpo e nell’anima e poi bruciati nei crematori come rifiuti, oltre ad essere inaccettabile, almeno per coloro che nel petto hanno un pezzo di cuore e non una semplice pompa, qualifica in pieno tutti quelli che hanno ideato, organizzato e partecipato a questo scempio.

Noi ebrei lo sappiamo bene, perché lo abbiamo imparato sulla nostra carne e sul nostro sangue, che l’antisemitismo non è un nostro problema ma un grosso handicap degli antisemiti, molti dei quali, la maggioranza, odiano gli ebrei senza averne neanche un vero motivo. Da secoli odiano in maniera ancestrale, senza un vero perché, solo per sentito dire, e questo dà la misura di quanto sia basso il quoziente di intelligenza di questi soggetti.

Alle loro spalle però non può non esserci una cabina di regia che muove i fili di un macabro teatro di stolti burattini, una cabina di regia guidata, quella sì, da antisemiti intelligenti che hanno un ritorno dal loro odio, cabina di regia che da anni fa di tutto per attaccare gli ebrei e screditare l’unico Stato Ebraico del mondo, l’unica democrazia mediorientale.

Questi antisemiti intelligenti, sia a destra che a sinistra, litigano su tutto ma hanno il loro unico punto e momento di incontro solo quando devono compiere azioni gli ebrei o contro Israele. Li vediamo e li abbiamo visti all’opera anche, e soprattutto, nell’ambito delle grandi Organizzazioni Internazionali a cominciare dall’ONU, che ormai schiava del blocco islamico ogni anno sforna decine di risoluzioni contro Israele.

La stessa Onu che si dimentica di tutte le porcate che i peggiori regimi dittatoriali compiono liberamente sotto gli occhi distratti degli ispettori che vanno a spasso a bordo di bellissime automobili bianche con l’inutile simbolo UN dipinto sulle porte. Che dire poi della stessa Unesco, già citata in quest’articolo, che ha avuto la faccia tosta di considerare la spianata del tempio di Salomone, Re di Israele, e lo stesso Muro Occidentale, il luogo più sacro dell’ebraismo, sito unicamente islamico.

Per finire non è da meno l’Unione europea, sempre pronta a condannare Israele anche per la più piccola cosa, ma che non ha mai avuto le palle, ad esempio, per protestare contro le esecuzioni su pubblica piazza che in Iran continuano ad essere eseguite come una catena di montaggio.

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