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Saviano vs Meloni

“Chiamerei ancora Meloni bastarda”. Poi Saviano piagnucola al processo

Il giudice rigetta la richiesta di Salvini di costituirsi parte civile. Saviano tuona: “Si tutela la funzione di primo ministro”

roberto saviano

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Sono sempre loro, i paladini del politicamente corretto, gli unici legittimati a decidere e circoscrivere cosa e come può essere detto. Ebbene sì, se una politica di contenimento del fenomeno migratorio risulterebbe essere “razzista” o “fascista”, ecco che rivolgere la parola “bastarda” ad un esponente di spicco dell’opposizione, rimane un legittimo “diritto di critica”. E anzi, si taccia di autoritarismo chi, al contrario, ha subito quell’insulto.

Va bene tutto. Possiamo essere contrari alle querele, e quindi lasciare che l’avversario politico possa esprimersi coi peggiori termini, anche nelle trasmissioni televisive. Eppure, non si possono abbindolare gli italiani con piagnistei e condotte vittimistiche, appellandosi all’assunto della “libertà di critica”.

“Bastarda”

Ovviamente, stiamo parlando della querela che Giorgia Meloni ha rivolto nei confronti di Roberto Saviano, che durante una puntata di Piazzapulita, nel dicembre 2020, sul tema dei migranti si era riferito alla leader di Fratelli d’Italia chiamandola “bastarda”. Subito, le paladine del progressismo sono giunte in soccorso dello scrittore. La prima è stata Michela Murgia, la quale ha attaccato Meloni proprio perché sfrutterebbe la posizione di premier contro chi rivolge critiche, anche così forti, nei suoi confronti.

Per approfondire:

Eppure, come abbiamo già scritto su nicolaporro.it, la querela risale a quando l’attuale Presidente del Consiglio non sedeva ancora a Palazzo Chigi, e ben prima dell’esito elettorale dello scorso 25 settembre. Insomma, una posizione che non può stare in piedi, così come le ultime dichiarazioni di Saviano, il quale pare aver conseguito anche una laurea in giurisprudenza, dopo quella in Filosofia.

“Si tutela la funzione di primo ministro”

Ora, il problema sono le modalità processuali attuate nei suoi confronti. “Questione importante è che Giorgia Meloni non sarà testimone in questo processo, è incredibile, non è stata chiamata né dal pm né dalla parte civile e io mi ritroverò a dover rispondere alle accuse, senza la possibilità del confronto con il primo ministro, che probabilmente teme una debolezza in questo processo“, ha detto Saviano al termine dell’udienza a Roma. E ancora: “Si sente un peso importante, che in quest’aula c’è da una parte lo scrittore e dall’altra il primo ministro. E quindi probabilmente si tende a tutelare la funzione del primo ministro. In quale altro processo chi presenta querela e si dichiara parte civile, poi non viene sentito come testimone? Lo trovo singolare e sento una pressione enorme”.

Per approfondire:

Ma l’accusa di diffamazione non basta. Saviano parte ancora all’attacco contro Giorgia Meloni, in particolare dopo l’accoglimento della richiesta dei suoi difensori di non veder costituito parte civile il leader della Lega, Matteo Salvini: “Il clima di odio che si è creato, e tuttora si crea, contro chi sta salvando vite in mezzo al mare lo tutelerò sempre. Tutelerò quelle persone che salvano vite in mare e sempre cercherò di smontare questo tiro al bersaglio contro le Ong e contro chi salva delle vite”. Un “clima di odio” che, però, non sembra far rientrare in questo campo la parola “bastarda”. Anche perché lo scrittore non si pente di quanto detto: “Assolutamente sì. Utilizzerei ancora quel termine, dinanzi a quelle immagini con la morte di un bambino in mare”.