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“Chiedo scusa ma…”. Il patetico mea culpa di Formigli sui bimbi ebrei

Se le scuse sono sincere, non non bisognerebbe aggiungere alibi (o leggerle). E alla fine lui torna sempre lì: a Gaza

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Il soldato Formigli fa mea culpa alla maniera della Terza Internazionale: dove avete sbagliato, compagni? E così si salva da solo. Torna sullo sfondone di pochi giorni fa, quando aveva contestato, e in modi scomposti, isterici, al limite del volgare, la verità, documentata, inconfutabile, dei bambini bruciati il 7 ottobre, si cosparge, leggendo un testo, il capo di cenere, e sa tanto di excusatio assai petita per salvare il posto, con Fratoianni che quasi va in panico, o in furia, ma alla fine, hop, con un triplo salto mortale da trapezista, torna vittima per gli intollerabili attacchi ricevuti e ricasca in piedi, bello dritto, rigettando tutto l’orrore sul genocidio palestinese.

Bravo, 10 pieno, compagno.

Vedi, Corrado, è giusto soffermarsi sempre su quello che succede a Gaza, sulle migliaia (anche) di bambini distrutti, annientati, finiti sotto le macerie, di critiche quante ne vogliamo (e, nel mio infinitesimo, non sarò io a farmele mancare, poi gli amici filoisraeliani o sionisti possono dire quello che vogliono), ma il punto vero è che quando uno si scusa, quando è mortificato davvero, non si permette alibi: niente sì, ma, però. Niente io ho sbagliato ma voi siete cattivoni, e per fortuna non ancora adunchi. Ci si scusa e basta. Sono faccende diverse, a dimensioni diverse, inconciliabili: da una parte il fatto personale, e fin troppo personalizzato, dall’altra una situazione abissale ma collettiva, generale. E allora non è lecito usare questa per giustificarsi.

Israele dall’8 ottobre ha infierito? Lo si dica pure, tranquillamente (anche Federico Rampini, che di sicuro non è avverso a quel Paese, lo scrive a più riprese), ma in una distinta sede, in un contesto autonomo: tirare in ballo la faccenda per trovare sponde a uno sfondone non è decente, e peggiora le cose. Si chiama coda di paglia. O benaltrismo. O, appunto, autocritica comunista: io l’ho sparata grossa, voi siete imperdonabili.

Ancora una cosa, quando le scuse sono sincere, si profondono senza leggerle, senza recitarle. Debbono venire dalla coscienza, non da un canovaccio. Ma la scusa che ancora mette in dubbio ciò che tutto il mondo ha visto, i bambini ebrei trucidati, bruciati anche vivi, i neonati nei forni, filmati in diretta social con le mamme coraggio di Gaza che dicevano “bravo figlio mio cuocine degli altri, Allah è grande”, è una scusa che sa di scusa. E allora viene forte il sospetto che sia un auto da fè strategico, per niente convinto, come a dire: ma quanto la fate lunga, vabbè mi avete inchiodato, mi sono sbagliato, ma finiamola qua, che voi avete le vostre colpe immani peggio di quegli altri. Sì, viene forte il sospetto che certe scuse customizzate alla fine vadano a parare nei soliti pregiudizi: ah, ma quanto sono suscettibili questi, e quanto potenti, lo vedi, appena li tocchi fanno scattare la lobby…

Max Del Papa, 16 ottobre 2026

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