Cronaca

Ci siamo: Gino Cecchettin si prende una manager

Il papà di Giulia Cecchettin, uccisa da Filippo Turetta, si affida ad una agenzia londinese: “Ha bisogno di riposare”

Gino Cecchettin Manager © annatodica tramite Canva.com

Cos’è il cinismo? È capacità di comprensione e velocità di esecuzione, ovvero il coraggio di vedere quello che si prepara un attimo prima degli altri. Siccome quello che si prepara fa regolarmente rimpiangere quello che non c’era, chi ha il fegato di anticiparlo passa per cinico. È tutto bellissimo, ma, soprattutto, è tutto che va come deve andare e, se non vi dispiace, ancora una volta, come vi avevano avvertito che sarebbe andata. Gino Cecchettin, Papa Gino, diventa influencer col manager. Si affida, fa sapere la macchina pubblicitaria, già in corsa, “all’agenzia di comunicazione che tratta scrittori e autori di fiction. Si tratta della Andrew Nurberg di Londra, la sua agente si chiama Barbara Barbieri”.

Gino Cecchettin con la manager

Un moralista per caso, un possibile libertino da social redento, si mette in mano a un’agenzia di romanzieri, di autori di storie inventate, di fiction: già questo… «Il signor Cecchettin ha bisogno di riposare», fa sapere la manager che d’ora in poi curerà i suoi rapporti con la stampa. Vuol dire due cose: anzitutto, la creazione del personaggio, “di un leader”, come usa dire in casa piddina, e difatti il Pd, che subito ha inglobato Papa Gino e sorella Elena, questo sta cercando di fare. Due, che d’ora in poi ci sarà una struttura appositamente per imporre l’immagine sui giornali, che ne faranno gran commercio, come per Chiara Ferragni, e allo stesso tempo per intimidire chi osa la più flebile critica. Gino è Papa e il Papa parla sempre ex cathedra. Quando cinguetta, eventualmente, no, quando parla dalla cattedra di Fabio Fazio, è dogma. Ve l’avevamo spiegato, o no, che il passaggio a Che tempo che fa era funzionale alla costruzione dell’idolo? Allora possiamo aggiungere anche questo: il passaggio mattarelliano sui femminicidi, bla bla bla, andava letto nella stessa ottica funzionale: difatti l’annuncio della svolta mediatica, dell’agenzia di comunicazione, è arrivato a stretto giro di posta, poche ore. Tu chiamale, se vuoi, coincidenze esoteriche.

Che senso ha?

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Domanda: ha senso, è logico, è decente che un padre cui hanno trucidato la figlia, si affidi a un’agenzia londinese che subito prende ad autoalimentarsi, e come prima uscita fa sapere, testuale, che «Gino Cecchettin si è preso una vacanza e non se la sente di rilasciare interviste e dichiarazioni»? Risposta: nel tempo irrazionale dell’oggi, non solo ha senso ma ha l’unico senso, è l’unica cosa che abbia senso. Gino fa sapere al mondo che è stressato, capirai, non tanto per la tragedia ma perché da allora la sua vita è vertiginosamente cambiata, dai (presunti) tweet machisti, “ti infilo la mano nelle mutande”, “scopo da dio”, alle teleomelie sulle parole da moderare, da vietare, guai a dire “mia moglie, mia figlia”, è patriarcato – e Gino se ne intende. Gino sa.

In mezzo, un mese da trottola per università, monumenti da inaugurare, udienze da concedere, e tante, ma tante parole vuote, stridenti, banali, eccessive. Lui come la figlia, Elena, quella di “diamo fuoco a tutto, mia sorella l’hanno ammazzata tutti i maschi, Salvini boia”. Gino e figlia, assorbiti, dal Pd, “leader” in costruzione, anche se sarebbe difficile spiegare di che cosa. Comunque, se giocano bene le loro carte, se non si fregano da soli come il demagogo black, Aboubakar Soumahoro, i loro problemi sono finiti. Verrebbe da dire che non tutti i mali vengono per nuocere, non tutte le tragedie, così è garantito che ci prendiamo dei cinici, che il moralismo immorale delle carogne “buone” parte in stormi di bombardieri Ma siamo noi, i cinici? O chi, piaccia non piaccia, cavalca l’accaduto, si fa spiattellare in copertina, “donna dell’anno”, “padre del secolo”, e tutti a costruire i totem a cominciare dal presidente della Repubblica?

 

Tutto è possibile

È tutto fantastico, insensato, delirante, dunque razionale. Tutto offensivo per la logica e, volendo, per la morale, ma la morale è cambiata, siamo cambiati noi, è cambiata la politica che ci manipola, sono mutati i manichini e i Mangiafuoco. Le influencer fanno i milioni sulla pelle di piccoli malati oncologici o autistici, quelli in odore di sovversivismo armato fanno i milioni sulla pelle dei migranti, ben pasciuti dal Vaticano, nientemeno, gli sparafucile con gli stivali, sedicenti sindacalisti, fanno i soldi in Parlamento sulla pelle dei fratelli neri, mentre i loro clan familiari organizzano attività simili a una tratta di schiavi. Chi perde una figlia per colpa di un ragazzino morboso diventa influencer e si affida all’agenzia di comunicazione internazionale dei fictionari. Chi siamo noi per giudicare, ancora con la nostra morale decrepita, con le nostre indignazioni patetiche, con il nostro ritegno novecentesco, ormai ridicolo?

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Va così, amici. Ed è tutto stupendo. Va così, ma, se potete, non sparate sul cronista: lui è un povero cristo e fa il mestiere suo, che è quello di vederci lungo e di vederci prima. Non maleditelo in fama di cinico, perché se qualche cinico c’è, in queste storie di questo tempo disossato, ebbene va cercato altrove, va trovato sotto i vostri occhi: la costruzione dell’Idolo è tutta intorno a voi, chi la racconta si limita a raccontarla, senza coloranti né conservanti. Del resto, da caricare cosa resta?

Max Del Papa, 2 gennaio 2024

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