Politica

Ci sono un paio di cosette da dire su Mimmo Lucano (e Avs)

Dal pugno chiuso di Riace ai processi in Ungheria della Salis: il volto ideologico (e pericoloso) della nuova sinistra moralista

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Ci sono di quei personaggi che nel regime democratico, di garanzie ancora bene o male vigenti, si possono benissimo rubricare nell’aneddotica più o meno molesta, più o meno indulgente, il che non sarebbe scontato in tempi agitati, slabbrati. Questo Bonelli per esempio fa a suo modo paura, è uno che non esita a segnalare una rifugiata politica, sospetta hacker legata a Bolsonaro, che ovviamente viene subito catturata e se ne vanta anche, come di un atto eroico, civile opportunamente diffuso via social; questo è uno che rimpiange i lockdown sanitari e vorrebbe imporli per le sue certezze climatiche, a maggior ragione se non collimano con una realtà che dice di un’estate più fresca, addirittura fredda rispetto alle medie recenti.

Ma è la sua realtà e non ammette repliche, o, come dice oggi il nostro Barista, la temperatura è questione di percezione, come la libertà, per quelli di AVS. Che mettono un brivido, tanto più se candidano in regione Calabria il loro eurodeputato Mimmo Lucano dal seguente curriculum: condanna in prio grado a quasi 14 anni per 21 capi d’imputazione relativi all’omonimo “sistema Lucano” a Riace, cancellati in appello salvo una residua condanna, definitiva, a 18 mesi, con pena sospesa, per falsità materiale e ideologica in atti pubblici, che gli vale, giustamente l’elezione in Europa come la decadenza da sindaco, contro la quale si ribella, ad onta di una condanna laterale dalla Corte dei Conti per danno erariale da oltre mezzo milione di euro in solido con altri sei.

Il tutto a pugno chiuso, nella opportuna memoria di Che Guevara. Sbaglia, però, chi rileva la mancanza di coerenza o la doppia morale: i Teslatrasportati di AVS sono, viceversa, perfettamente lineari stante il fatto che la democrazia, la legalità, restano roba percepita. Sono del tutto logici se spingono un Lucano come la Salis delle cento occupazioni e dei cento proclami sovversivi, da 4 condanne, 29 precedenti di polizia, un processo in corso per tentato omicidio in Ungheria. Questa è gente che finché pascola nel sottopotere residuo fa relativamente pochi danni, ma se ottiene il potere vero non ci mette niente ad instaurare una parademocrazia autoritaria alla maniera di Lula, tanto per tornare in Brasile. Ha della delazione un concetto sovietico, diffida del pluralismo, vuole imporre le sue mezze o false verità, i suoi predicati, i suoi pregiudicati.

E pensa che uno come Lucano in Calabria può mettere insieme e d’accordo tutto il campo largo di sinistra, il che purtroppo non è per niente campato per aria, ha una sua logica che tien conto dell’attitudine delle varie Elly, Frato, Bonelli, Conte e affini per chi sta nei guai e grossi guai con la legalità e la giustizia. Diceva, nelle intercettazioni, il Lucano a suo tempo: qui rischio la galera, ho bisogno di un partito ma grosso per salvarmi. Poi è arrivato, in forma di succursale della casa madre. Quanto a chiedersi cosa abbia fatto questo da europarlamentare, è esercizio specioso e perfino patetico: non stanno lì per cambiare il mondo, men che meno la Ue “dall’interno” ma per marcare il territorio, puntellando all’occorrenza certi parigrado come la Baronessa spingarda e siringa.

Insomma per partecipare al festino di potere finanziario e ultracapitalistico di una astrazione burocratica liberista in economia, dirigista nel resto e con punte di repressione autoritaria. Proprio quello che piace ai neocomunisti della Salis, che ormai sembra aver preso il controllo del partito formalmente amministrato dal duo impresariale che l’ha imposta grazie ai balordi da ztl milanese, sui quali le cose appaiono più chiare man mano che si precisano i contorni dell’urbanopoli meneghina. I Lucano e le Salis sono perfettamente inerti e dunque funzionali a un discorso di potere: mandarli al comando di regioni arretrate e oberate significa nelle intenzioni tenere tutto fermo, attingendo a quelle difficoltà ataviche per scatenare nuove conseguenze dall’esito imprevedibile ma sicuramente dissipatorio. Ovvero il sistema Lucano dilatato da dimensione comunale a regionale.

Qui si potrebbe aprire una riflessione en passant su certa degenerazione partitica per cui imbarcare la qualunque senza rispetto per i ruoli di vittima o carnefice, di ladro o derubato, di cittadino che riga dritto o che pratica la sovversione predatoria: già la sinistra corteggia i maranza, i tagliagole, ma a destra va tanto meglio? Lucano in rampa per la Calabria, secondo il Corriere, la diversamente avvocato Francesca Albanese, che si autoannuncia formalmente e resta da capire per conto di chi, se la solita AVS o più facilmente i grillini, mentre Forza Italia corteggia rapper da curva e la Lega tira dentro Mamma Giò Giò, il giovane musicista trucidato per sbaglio in una faida camorrista; una arrivata fino a Sanremo per proporsi, si rivolgeva a Giorgia Meloni, ma ha provveduto Salvini.

Per far cosa? In cosa una “mamma coraggio”, di cosa non si è capito, potrebbe aggiungere alcunché a una politica già oltre il grottesco? E la risposta è facile e miserabile: per calcolo, sulla scia dell’emotività. E già si annunciano nuove entrate di personaggi coinvolti in delitti più o meno morbosi e misteriosi. No, non è il compagno Bonelli ad essere incoerente: o lo è la politica al completo, o bisogna pur concedere che la politica, in essa Bonelli, è coerente nella sua mancanza di serietà, di etica, di logica.

Max Del Papa, 8 agosto 2025

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