L'omicidio di Civitanova Marche

Civitanova, cittadini indifferenti? La colpa è dello Stato

Non solo la paura di farsi male. Dietro l’indifferenza anche il socialismo mascherato da democrazia

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Il brutale assassinio avvenuto a Civitanova Marche ha prodotto delle reazioni accomunate da un generale interrogativo sulla possibilità di evitare tragedie di tale portata. Da un lato la sinistra si è lanciata sul cadavere ancora fresco della povera vittima intestandosene la vendetta e intestandosi la futura protezione delle comunità straniere da un infondato razzismo, naturalmente imputabile alla destra retrograda; dall’altro lato, invece, lo sconcerto si sta manifestando nelle accuse ai presenti alla tragedia di non essersi attivati per fermare il brutale assassinio.

Civitanova, nessuno faccia la morale

Risulta innanzitutto ridicolo pretendere, non meno di quarantotto ore dopo, di dispensare saggi consigli su cosa si sarebbe potuto o si sarebbe dovuto fare. Dunque non solo chi non ha assistito alla macabra scena oggi si permette di fare la morale a chi invece ha presenziato alla aggressione finita con la morte di uno dei due, ma addirittura costoro elargiscono consigli sulla celerità nella chiamata della polizia o su come due o tre uomini adulti avrebbero potuto trasformarsi in Superman ripristinando l’ordine.

Basta delegare la sicurezza allo Stato

Invero, in tutto questo gran pazziare vi è una falla che nessuno ha ancora individuato o messo a fuoco, ossia l’incapacità degli individui nostri vicini, e noi compresi, di esser titolari della propria incolumità fisica senza dover costantemente appaltare tale condizione alle forze di polizia dello Stato. Il punto è drammaticamente questo: le persone non sono intervenute non solo per il timore di prendersi le bastonate che si stava prendendo Alika, ma anche e soprattutto perché il nostro concetto di libertà e di difesa di quest’ultima è ridotto all’osso da decenni di socialismo mascherato da democrazia occidentale secondo il quale, di fronte ad una brutale aggressione, o interviene lo Stato per mano delle forze dell’ordine o si rimane passivi in attesa. Ed è ciò che in effetti è accaduto in questo caso.

Statalismo sempre più oppressivo

Questo marcescente filone di pensiero è suffragato dalla potenza sostanzialmente smisurata di uno Stato che incombe su sessanta milioni di cittadini con un peso mostruoso elargendo prebende, redistribuendo ricchezze prodotte da qualcuno a beneficio di qualcun altro, negando con disinvoltura e per mano del governo le libertà minime individuali, requisendo aziende private, carcerando persone innocenti in attesa di giudizio, imponendo un onere fiscale senza limite alcuno, istituendo o tentando di istituire commissioni di controllo sul libero pensiero col nobile fine, in ognuno di questi casi, di perseguire il miglior interesse collettivo nonostante la storia abbia insegnato che esistono solo i singoli interessi individuali. E dunque, anche nel caso di Civitanova Marche, i cittadini lì presenti hanno istintivamente preferito chiedere aiuto allo Stato anziché attivarsi autonomamente per porre fine a quello che si sarebbe rivelato un brutale omicidio.

Il caso del Bataclan

Nel 2015 dei terroristi islamici, come tutti ricordiamo, attaccarono Parigi compiendo il massacro del Bataclan. Ebbene, dalle riprese effettuate dalle telecamere pubbliche e private è emerso come i terroristi, che attaccarono i locali notturni, goderono della più ampia libertà d’azione senza che alcun individuo reagisse in propria difesa. Addirittura un video mostra come uno degli attentatori rimase interdetto per qualche secondo a causa del mal funzionamento della propria arma che si era inceppata. Un lasso di tempo infinito durante il quale le persone invocavano l’arrivo della polizia.

Armi, democrazia e dittature

Come detto da Istituto Liberale in un video sul loro canale YouTube del 7 agosto 2019, effettuato con Firearms United Italia, la medesima azione svolta a Praga, dove un cittadino su venti possiede un’arma, si sarebbe conclusa con l’uccisione dei terroristi da parte dei civili. E questo non perché in Repubblica Ceca vivano milioni di Tex Willer, ma perché chi ha conosciuto il comunismo, e in generale qualsiasi dittatura, sa bene come sia rischioso metter la propria vita nelle mani dello Stato. Non a caso i paesi meno armati al mondo, ove quindi la tutela dell’incolumità dei cittadini è appannaggio statale, sono le dittature. Per essere una democrazia liberale non basta averlo scritto sulla medaglietta appuntata sul petto.

Lorenzo Zuppini, 1 agosto 2022

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