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L'omicidio in strada

Civitanova, la sinistra incolpa Salvini. Ma sui migranti ha torto marcio

L’efferato omicidio in strada è disumano e va punito. Ma non va strumentalizzato

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Uccidere è un atto disumano, senza attenuanti. Uccidere per futili motivi, o nessun motivo, e nel modo in cui è stato ucciso il venditore ambulante di Civitanova Marche, lo è, se possibile, ancor più. E degrada chi lo ha compiuto, che si spera possa essere rapidamente e severamente punito dalla giustizia, allo stato di una bestia feroce.

In un Paese normale non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro: la nazionalità, il colore della pelle, le idee dell’assassino e quelle della vittima dovrebbero essere del tutto inessenziali. In Italia questo non lo è in generale, né lo è stato clamorosamente nel caso dell’altro giorno. Che è stato subito strumentalizzato dalla sinistra, e dai suoi mezzi di comunicazione (che ormai agiscono in regime di quasi monopolio). Una sinistra che, a corto di idee e incapace di elaborare un’idea positiva di Stato e società, sente ormai il fiato sul collo di un centrodestra che, stando ai sondaggi, potrebbe vincere senza troppe difficoltà le prossime elezioni. Come una bestia ferita, alla sola idea di perdere il potere, la sinistra le sta provando, e le proverà ancora nelle prossime settimane, tutte, incanagliendo ancor più il clima civile di una nazione che mai come in questo momento dovrebbe porre l’amor di Patria al di sopra di ogni pur legittima divisione.

Non meraviglia perciò che, come delle iene o degli sciacalli, i politici e i giornali di sinistra si siano buttati sul cadavere della povera vittima, per succhiarne tutto il vantaggio politico possibile e uccidendola per così dire una seconda volta. Il sillogismo che si è cercato di far passare, prendendolo da un classico e usurato repertorio, è che il nigeriano sia stato ucciso per il predominio nella nostra società di sentimenti xenofobi e razzisti, i quali, ca va sans dire, vi sarebbero stati travasati dalle destre, e in particolare dai leghisti e Matteo Salvini, per supportare le loro politiche sull’immigrazione. Un chiaro sofisma, cioè la trasposizione in un ambito di ragionamento di un concetto che si applica ad altri e diversi.

La politica sull’immigrazione della destra è anzi, a ben vedere, il migliore antidoto contro il razzismo: essa infatti vuole porre le condizioni perché in Italia si arrivi con un regolare permesso e ci si sottoponga a un iter che, facendo dell’immigrato che ne ha i requisiti, un cittadino a tutti gli effetti, lo metta in condizione di non delinquere, di integrarsi perfettamente, di riconoscersi in una comunità non come uno ospite ma come sua parte, allontanando risentimenti e frustrazioni reciproci con gli autoctoni ed evitando soprattutto una deleteria guerra fra poveri (soprattutto nelle periferie).

Che gli immigrati delinquano più degli italiani, e che casi come quello di Civitanova ma a parti invertite siano la maggioranza (anche se oscurati dai media), lo attestano le statistiche. Sarebbe però sbagliato attribuirne la causa agli immigrati in sé: è la condizione stessa di clandestino,  senza lavoro e cittadinanza, che istiga chiunque a delinquere. L’ “ospitalità” è una cosa seria, che non può essere ridotta allo strumentale “apriamo a tutti le porte” che predica la sinistra. D’altronde, anche noi privati ospitiamo solo se abbiamo una casa che lo permette e dopo esserci sincerati che gli ospiti non ce la distruggano.

Ma è inutile ragionare su questi temi con una sinistra ideologica, che vuole essa sì approfittarsi di questi poveri cristi per fini politici.  E pensare che costoro hanno accusato Salvini di strumentalizzare per voti gli sbarchi quotidiani in Sicilia! In quella presunta strumentalizzazione si appalesava un problema politico vero, serio; in questa è dato leggere solo l’ipocrisia e la voglia di delegittimare moralmente l’avversario per conservare il potere. Tutto alle spalle del povero cristo.

Corrado Ocone, 31 luglio 2022