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Colle, la contraddizione dell’opzione Draghi - Seconda parte

Domani vertice di centrodestra per la partita Quirinale. E intanto sul Colle aleggia il nome di Draghi

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Mentre se il centrodestra confermasse nelle prime tre votazioni la compattezza del proprio schieramento (451) potrebbe attrarre dal quarto scrutinio, dove occorre la maggioranza assoluta (505), le posizioni dei gruppi più refrattari ai disegni egemonici della sinistra antiriformista. Pensiamo al gruppo parlamentare più numeroso, quello dei 5 Stelle, che è ormai una massa proteiforme sui cui l’ex premier Conte non ha il controllo assoluto per canalizzarne in modo disciplinato il voto.

Il peso dei peones

A 15 mesi dalla fine della legislatura, con l’affollato gruppo dei peones accasati nel Misto, sono pronosticabili dinamiche tarate su logiche individuali e più propense a soluzioni che non anticipino il naufragio della legislatura.

La vera vittoria del centrodestra consiste nel coagulare un consenso necessario all’elezione di un nome di area qualificato, sancendo la discontinuità con una tradizione di ostilità che ha sempre patito dal Quirinale. Matteo Renzi e gli esponenti del nutrito gruppo Misto potrebbero inserirsi nello schema dalla quarta votazione, gettando un seme nel campo del centrodestra, da cui può fiorire una nuova stagione, e consentendo ai partiti di emanciparsi da una sorta di lockdown politico.

Andrea Amata, 21 gennaio 2022