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Colle, la contraddizione dell’opzione Draghi

Domani vertice di centrodestra per la partita Quirinale. E intanto sul Colle aleggia il nome di Draghi

Colle opzione Draghi

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È importante per il centrodestra non essere estromesso dalla corsa al Colle, arenandosi in una discussione interna paralizzante e precorritrice di sicuro fallimento e, così, dissipando la maggioranza (relativa) che detiene in Parlamento. L’elezione del Presidente della Repubblica non si può decontestualizzare dalla fase in cui sono incardinati i partiti che sostengono il governo di unità nazionale. Ecco perché l’opzione Draghi al Quirinale dovrebbe prevedere una soluzione parallela per la gestione dell’orizzonte residuo della legislatura, considerando gli onerosi impegni sull’implementazione dei progetti finanziati dal Pnrr, sugli interventi da varare per sterilizzare il rincaro dell’energia e sulla strategia di rientro alla normalità post-pandemica.

L’ipotesi Draghi al Colle

Traslocare al Colle la figura di SuperMario significherebbe confutare il pretesto di inevitabilità che ne ha consentito l’ascesa a Palazzo Chigi. Il governo Draghi nasce da una inedita convergenza multipartitica che ha riconosciuto all’ex banchiere centrale doti tecniche e autorevolezza internazionale come requisiti essenziali sia per gestire l’emergenza sanitaria sia per assicurare alla ricostruzione post-pandemica le risorse del Pnrr.

Con Draghi al Quirinale decadono le ragioni dell’eccezionalità che hanno indotto la politica ad un ruolo ausiliario, anzi si decreterebbe l’auto-confinamento dei partiti nell’area di una incolore subalternità. Il centrodestra disponendo della maggioranza relativa dei voti in Parlamento ha il diritto di esprimere un orientamento senza temere i niet pregiudiziali della sinistra che si ritiene investita, per dogma costituito, della prerogativa di stabilire chi è ammissibile alla carica di Presidente della Repubblica. Nell’elezione del Capo dello Stato il Parlamento gode di una centralità assoluta e nel suo alveo si inserisce la candidatura di Silvio Berlusconi e di altre figure di area politica affine.

Centrodestra al bivio

L’assemblea dei grandi elettori avrà il compito di consacrare la legittima ambizione del centrodestra ad indicare il successore di Sergio Mattarella. Il 24 gennaio inizieranno i lavori del “conclave laico”, tuttavia è presumibile che nelle prime tre votazioni, richiedenti per l’elezione del Presidente della Repubblica i due terzi (673) della seduta plenaria, dal comignolo di Montecitorio non sgorghi la fumata bianca. I primi tre scrutini saranno utili a verificare la solidità del centrodestra, misurandone la stabilità numerica e la coesione del perimetro politico. Qualora dovesse materializzarsi il cecchinaggio dei franchi tiratori sull’eventuale candidatura di Berlusconi occorrerebbe evitare l’effetto spiazzamento con l’immediata disponibilità di un’alternativa.