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Come l’Istituto Luce: il Tg1 festeggia il “compleanno” di Draghi

Il servizio da cinegiornale per un anno di governo di Supermario. Una sequela di successi con accenti di tenerezza

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Sabato 12 febbraio, all’ora di cena, milioni di italiani, tramortiti, con la forchetta a mezz’aria, hanno rimpianto, quelli almeno che li ricordano, i cinegiornali dell’Istituto Luce: c’era più misura, e anche un filo di ironia. L’edizione di ieri invece grondava regime, il prodotto perfetto della gestione Maggioni, riuscita nell’impresa di superare i vertiginosi livelli del notiziario grillesco. Già l’idea di celebrare “il compleanno del governo di Mario Draghi” era ardita, ma questi han proprio gettato il cuore oltre l’ostacolo, e non solo quello: il Tg1 ha scelto l’afflato più imbarazzante, senza un filo d’imbarazzo: una architettura di eventi di (ir)razionalismo piacentiniano, una parata celebrativa wagneriana da fare impallidire Leni Riefensthal, una sequela di successi stratosferici con accenti di una tenerezza sconvolgente ora, di una fierezza fremente poi.

Il Tg1 vuole Draghi santo subito

Draghi e il Paese; Draghi e l’Europa; Draghi e il mondo; Draghi e Dio; Draghi e l’economia; Draghi e il Covid; Draghi e la saggezza; Draghi e la competenza; Draghi e la sagacia; Draghi e la speranza. Un anno vissuto gioiosamente, se si crede al Tg maggionesco, tutti insieme a lottare per la libertà, la salute, la prosperità. In prima linea, in pole position, avanti a tutti, esempio, modello, faro, mistero senza fine bello e irraggiugibile.

Ora, fosse solo questo, uno potrebbe anche buttar giù un bicchiere di vino, ma tu senti questi che bischerate, e passare alla frutta: il fatto è che alla frutta ci stiamo già, è una frutta guasta e a sentire la realtà così capovolta, a sentirsi trattare da coglione, ti sale l’acido. Scorrono le immagini con Draghi insieme ai grandi della terra ed è chiaro che Lui, anzi LVI, è un po’ più grande, e intanto ricordi che siamo sull’orlo di “una guerra molecolare fatta in cielo di un firmamento di guerre stellari”, come diceva Lino Banfi preside, nel mezzo di una crisi ucraina, che per giunta rischia di fare esplodere i prezzi già stellari dell’energia, e l’Italia non ha voce in capitolo, è rappresentata da questo Luigi di Maio e da Draghi nella dialettica mondiale, tesissima, non appare, non esiste, non tocca palla. Né sembra preoccuparsene, fa una conferenza stampa dove ci si aspetterebbe di sentirlo ragionare, rassicurare su questo ed altri aspetti angoscianti e lui che fa? Parla di sé, stizzito, bisbetico, dice che è richiestissimo, che può andare a lavorare dove gli pare, tanto le offerte non gli mancano.

Il silenzio del Tg1 su Colle e chiusure

Il mondo si apre alla paura di una guerra dai metodi imprevedibili ma di sicuro effetto catastrofico, ma anche alla speranza di poter tornare a girare senza la fobia del morbo: l’Italia fa il contrario, Draghi fa il contrario, e la chiude ancor più in se stessa con misure fuorilegge, insostenibili: dal 15, chi senza lasciapassare esoterico passa i guai al lavoro, multe bestiali, punizioni corporali, crocifissione in sala mensa. Non contento, Draghi con la candelina governativa dice allegri, vi stiamo concedendo tutto, vi lasciamo liberi. E ci senti la voce della rabbia, dell’ambizione frustrata, della voglia di farla pagare al popolaccio infame e a quel bivacco di manipoli che, in Parlamento, in un migliaio hanno saputo mandare a catafascio i misteriosi disegni del Grande Reset, sapientemente orchestrati dal Nonno Bianco hanno rosolato il Drago a fuoco lento chiudendogli le porte del Colle.