Nati per la Libertà (Louis Carabini)

Quante volte vi è capitato di trovarvi in un salotto in cui i temi, condivisi e apprezzati da tutti, erano: «gli stipendi dei manager sono troppo alti; yacht da trenta metri sono un pugno in un occhio; le aziende non dovrebbero licenziare i dipendenti per aumentare i profitti».

Più ipocritamente troverete e leggiamo di continuo il refrain sulla disuguaglianza che cresce, che poi tiene tutto dentro. Ebbene Louis Carabini ha scritto Nati per la Libertà (Ibl Libri) che risponde proprio a queste domande. La copertina del libro è talmente brutta che per un minuto ha spaventato anche il sottoscritto, ma il contenuto è talmente interessante che ve lo consiglio. Si legga ad esempio la questione riguardante la cosiddetta avidità delle imprese e degli imprenditori e provate a guardarla secondo un altro angolo: «prendersela con i profitti per abbassare i prezzi è esattamente l’opposto di quello che i leader politici e gli opinionisti dovrebbero fare. Gli alti profitti sono il mezzo più efficace per abbassare i prezzi in quanto attraggono investitori e imprenditori in un ramo che altrimenti trascurerebbero».

Imporre un tetto al profitto sarebbe micidiale, poiché farebbe inceppare questo meccanismo virtuoso. Riguardo ai licenziamenti seguite la logica: «Se a qualcuno fosse impedito di ridurre il numero di lavoratori per ridurre le spese dell’azienda gli dovrebbe essere impedito anche di ridurre ogni altra spesa. È la logica del ragionamento. Perché? Ogni spesa è il reddito di qualcun altro e quando le spese vengono tagliate il lavoro di qualcun altro è messo a repentaglio. Se decidiamo di smettere di farci lavare i vetri delle finestre allora il lavoratore dei vetri è licenziato. Se l’imprenditore decide di non fare la consueta festicciola di Natale e come se licenziasse chi fa il catering. Se si impedisce, infine, ad un imprenditore di licenziare dipendenti per aumentare i profitti o ridurre le perdite, come prima cosa di imprenditore sarà riluttante ad assumere. In sostanza se non puoi licenziare non assumi».

Sulla disuguaglianza ci sono pagine magnifiche, che per prima cosa mettono in discussione il banale luogo comune secondo il quale le disuguaglianze in America sarebbero fenomenali. Intanto l’autore nota come le persone che si trovano nelle fasce più basse della popolazione per reddito, sono molto mutate nel corso dei decenni: ciò banalmente vuol dire che negli States c’è mobilità sociale. Il Nostro dimostra infine come il reddito e il patrimonio anche per i più deboli sia enormemente aumentato negli ultimi anni.

E la stoccata finale: «Chi afferma che il divario tra redditi stia peggiorando con l’uso di quella parola sottintende che qualcosa è sbagliato e ha bisogno di essere corretto. Chi fa quest’affermazione sottintende che se i ricchi fossero meno ricchi allora i poveri sarebbero meno poveri. Tuttavia ciò è sbagliato… Guadagnare ricchezza non è un gioco a somma zero».

Nicola Porro, Il Giornale 13 maggio 2018

 

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4 Commenti
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Angeloni Alessandro
Angeloni Alessandro
22 Maggio 2018 5:53

Caro Nicola ho 65 anni, da quando ne avevo 18 che cerco di far capire certi concetti, che non bisogna essere degli economisti da premio nobel, sono pura logica.
Ma come non sono riuscito quando avevo 18 anni con mio padre, comunista convinto, a far capire tali concetti, mi ritrovo quasi 50 anni dopo che ancora non sono chiari per la maggior parte delle persone.
Quando vedo (lo so che sei daccordo) che ci sono tante persone che vogliono l’acqua pubblica, mi rendo conto che sono passati 50 anni ed non è cambiato nulla.
Io nel mio piccolo non ho mai smesso di lottare per far capire certi concetti, e continuerò sempre, anche se dopo quasi 50 anni non ho avuto molti risultati.
Sicuramente comprerò e leggerò “Nati per la Libertà ” ma penso che non troverò novità rispetto al mio pensiero.

Douglas Mortimer
Douglas Mortimer
21 Maggio 2018 22:53

“mettere in secondo piano il resto, per esempio la felicità umana o la sostenibilità della vita sul pianeta.”
@Giacomo:

Frase senza senso. La felicità dipende molto anche dalla situazione economica, e qualsiasi dato dimostra che i paesi con più ricchezza sono quelli che tutelano meglio l’ambiente proprio perché hanno le risorse per farlo. L’URSS è stato un incubo ambientale.
Questo libro è indirizzato proprio a te.

Grazie al capitalismo e alla ricchezza prodotta la popolazione sulla terra aumenta, i poveri sono enormemente diminuiti rispetto a 20 anni fa.
Il problema dei comunisti è credere che la ricchezza sia come un vaso comunicante, pensano che più a me significhi meno a te. Una menzogna totale.

Giacomo
Giacomo
21 Maggio 2018 21:40

Non ho letto il libro, ma fatico a credere di riuscire a trovare la forza per farlo.
Si dicono sì tante sciocchezze anche contrarie al capitalismo, ma questo non ne dimostra la validità. Il modello capitalista non è da perseguirsi, perché mettere al centro di tutto il capitale vuol dire mettere in secondo piano il resto, per esempio la felicità umana o la sostenibilità della vita sul pianeta.
Comunque, chi contesta il capitalismo e lo fa con cognizione di causa, generalmente pensa ad un modello di mercato diverso.

Giulio
Giulio
21 Maggio 2018 18:15

Menenio Agrippa lo aveva già spiegato 2500 anni fa con il suo celebre apologo, e il popolo romano aveva capito…