Ha ragione Carlo Nordio. E non lo affermiamo per piaggeria, ma perché intimamente convinti che il gran casino di Garlasco “comunque vada, finirà male”. Il ministro della Giustizia è tornato a ripeterlo oggi dopo che nei giorni scorsi aveva espresso tutti i suoi dubbi sulla condanna di Alberto Stasi e sulle modalità con cui al tempo erano state condotte le indagini e i processi. La verità su Andrea Sempio, Chiara Poggi, le sorelle Cappa e tutto il resto è che “o il detenuto è innocente (Stasi), e allora ha sofferto una pena atroce ingiustamente”, oppure “è colpevole e allora è l’attuale indagato (Sempio) a dover affrontare senza colpe un cimento doloroso, costoso in termini di immagine, di spese e di sofferenze”.
E guardate che non si tratta di un dettaglio secondario. Per nulla. Non tanto perché rimestare a 18 anni di distanza nella melma di un caso che ha un colpevole con tanti ragionevoli dubbi sembra improbabile possa portare a definire una verità vera; ma soprattuto perché oggi tra sospetti onirici sul Santuario della Bozzola e l’ipotesi che il killer “si sia guardato allo specchio” (titolo bellissimo, ma come lo dimostri?) abbiamo perso di nuovo, per l’ennesima volta, la bussola. Dunque cerchiamo di orientarci.
Dice giustamente Nordio che “dopo un proscioglimento è irragionevole una condanna”, soprattutto se le assoluzioni sono due: “Come puoi condannare ‘al di là di ogni ragionevole dubbiò, se due giudici hanno già dubitato?”. Logico, soprattutto se il secondo appello (come nel caso di Stasi) si mette ad analizzare gli stessi documenti sulla base dei quali era già stato assolto. Ma ovviamente dalle parti dell’Associazione Nazionale Magistrati non sono d’accordo. Secondo il segretario dell’Anm Rocco Maruotti, non è “né irragionevole né irrazionale” il fatto che una sentenza di assoluzione “venga riformata” e non è vero che una prima assoluzione sarebbe “un ostacolo insormontabile” ad una successiva sentenza di condanna.
Tutto bellissimo. Ma il dibattito giuridico accademico sul processo penale non può non tenere conto della realtà dei fatti. E la realtà è che alla fine in Italia, quando il killer non confessa, il più delle volte restiamo appesi a mezze verità che non forniscono certezze. Oppure a processi che si prolungano per anni salvo infine assolvere gli imputati che, intanto, sono stati mediaticamente devastati anche grazie alle fughe di notizie ben pilotate dalle Procure. Per questo una sentenza di assoluzione, se non intervengono nuove prove da dibattere in un nuovo processo, dovrebbe valere come pietra tombale sul lavoro dei magistrati. I quali non possono tenere sotto torchio per una vita intera un uomo che dopo indagini, incidenti probatori, perizie e controperizie, errori madornali e pastrocchi nei rilievi, non sono stati in grado di dimostrare colpevole ogni oltre ragionevole dubbio.
Visto il gran caos di Garlasco, sarebbe ora di inserire l’istituto dell’assoluzione “per ragionevole dubbio sulla competenza di pm e investigatori che conducono le indagini”. Se l’inchiesta non è impeccabile, e quella su Stasi non lo era, l’imputato non può essere condannato. Punto.
E attenzione: l’errore fatto per Stasi non va ripetuto con Sempio, il quale – lo ricordiamo – è già stato indagato e archiviato in passato. Davvero pensate che i nuovi elementi su Andrea ci porteranno da qualche parte senza lasciarci l’amaro in bocca di un possibile, doppio, errore giudiziario? Per l’ex comandante del Ris di Parma Giampietro Lago, quanto emerso in queste ore “non sembra introdurre elementi forti e nuovi” tali da “aver la forza di cambiare lo scenario”. Tradotto: se pensate che la condanna di Stasi sia ballerina, questo nuovo procedimento lo è ancora di più. Guardate la famosa “impronta 33” attribuita a Sempio, considerata da tutti la prova regina della sua presenza nella villetta: esiste ancora il reperto grattato via dalla Scientifica 18 anni fa, ma secondo il genetista Marzio Capra “è andato interamente consumato nel tentativo di trovare del Dna che comunque non sarebbe stato databile”. Quindi potremmo essere qui a discutere del nulla, non essendo verificabile nel processo. Secondo: “Sui para-adesivi – svela all’Adnkronos sempre il genetista – c’è un forte rischio contaminazione, l’ipotesi è che non avendo utilizzato pennelli singoli per evidenziare ciascuna traccia, non si può escludere che ci sia stato un ‘trasferimento’ di materiale pennellando da una all’altra”. Davvero, sulla base di tutto questo, vorreste dipingere il nuovo mostro Sempio e correre dietro ai sogni sul Santuario della Bozzola?
Giuseppe De Lorenzo, 28 maggio 2025
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