Cronaca

Concedergli tutto non li placherà

Dalle piazze ai palazzi, la violenza cresce nell'acquiescenza di chi scambia la distruzione per progresso

La barbarie comincia col tumulto, quasi sempre con un innesco pretestuoso, si perfeziona nella ricorrenza, si consacra nell’istituzione. D’altronde non basta servire la sbobba nelle mense dei nostri figli per tacitare le pretese del nichilismo. Ora vogliono di più, ed era ovvio e prevedibile, poiché il predatore che percepisce debolezza, lassezza e compiacenza, a un certo punto smette di accontentarsi e vuole prendersi tutto. Quelli sono venuti qui per distruggere, per depredare, orda del Coprofago di Raspail, non per diventare come noi, ma per annientarci. Non ci riusciranno, ma lasceranno abbastanza macerie dietro di sé.

Ma i chierici dell’autodemolizione non chiedono altro, trattando un mondo e millenni di civiltà come se ciascuno di noi fosse un Lamech di linea cainita, erede di una colpa che non conosce espiazione e per la quale ogni rinuncia è ancora troppo poco. La bestialità allogena è frutto di uno scontro interno che la precede e le sopravvivrà, che la rende possibile col plauso dei complici infiltrati tra le maglie dello Stato e della società civile.

Quelli, i collaborazionisti, hanno cercato e cooptato una violenza, per loro, rassicurante, emissaria di un comunismo esotico da gulag subtropicali, rivelando la loro concezione di progresso come decomposizione e accelerazione necrotica, coltivata con solerzia d’entomologi. I tifosi delle scarpe gratis, delle strenne gratis, delle tasse e dello stato sociale sono loro il nemico. Non prendono neanche parte agli scontri, ma li caldeggiano. Sono i vostri vicini, che vi odiano da tempo immemore e hanno disprezzato ogni vostro singolo successo.

Del resto, nessuno può sventrare un tempio che non sia stato eretto, né consumare ciò che altri non abbia prima custodito. Anche la distruzione ha bisogno di un mondo che la preceda. Quello tra pionieri e parassiti è lo scontro metafisico che attraversa la nostra storia e precipita nel presente: una lotta micidiale tra chi custodisce e chi pretende di vivere sulle macerie altrui. La storia, al momento opportuno, non farà sconti di pena: rovescerà sui vivi i suoi miasmi e colmerà le fosse scavare da un’idolatria del boia travestita da amore del prossimo.

Pino Petrolio, 23 ottobre 2026

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