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Conte e la fuffa dei codici etici

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Tutta la retorica del “grande numero 2”, esimio prof. Giuseppe Conte, ex Presidente del Consiglio, si fonda sul nuovo codice etico che, con grande fatica, quello che è rimasto dei 5 Stelle si è dato. Ora, non che io sia contrario a darsi regole di comportamento, non sia mai, ma che di queste regole se ne senta il bisogno solo dopo aver guidato due Governi e mentre se ne partecipa al terzo, proprio non si può sentire. Dopo aver insultato, vilipeso ogni avversario politico, dopo aver abdicato ad ogni regola che solennemente si affermava, oggi i meschini a Cinque stelle sentono il bisogno di un codice, vabbè.

Ma lasciamoli al loro destino, quello di cui voglio parlare sono proprio i codici etici in quanto tali, summa di sconcertanti banalità, ovvietà che si sommano a cretinate, obiettivi etici che sconfinano nell’idiozia. Da qualche anno a questa parte viviamo immersi in questi codici etici: aziende pubbliche e private, Enti e Amministrazioni pubbliche, associazioni, partiti, sindacati financo centri sportivi ed estetici. Sembra che nessuno possa fare a meno del suo pomposo codice etico. A parte il furioso copia incolla che imperversa tra tutti, entusiasti di rubarsi vicendevolmente precetti e principi, che rende tutti questi documenti stranamente simili, con paradossali risultati come il netto rifiuto di ridurre le persone in schiavitù, pratica che nel nostro paese non ha mai molto albergato almeno dai tempi di Giulio Cesare, o la ferrea decisione di non abusare di sostanze alcoliche o stupefacenti, abusare! Insomma quello che colpisce di più è la straordinaria precisione dei precetti e la totale vacuità degli strumenti per farli rispettare, siamo draconiani nell’individuare i principi e lassisti nel perseguire le colpe.

Il codice etico è la panacea di tutti i mali: produciamo idrocarburi, saremo molto sensibili all’inquinamento ed useremo caratteri verdi ad inizio di ogni pagina; lavoriamo nel settore degli appalti pubblici, saremo implacabili nel Whistleblowing, impronunciabile parola che significa permettere di fare la spia senza essere identificati come spioni, e via così di banalità in banalità. Non schiavizziamo, non rubiamo, non inquiniamo, non corrompiamo fino all’apoteosi dei 5 Stelle con la “cura delle parole” ovvero non diciamo più le parolacce e, come compete ai bravi bambini, potevano aggiungere di evitare di prendere caramelle dagli sconosciuti. Nel meraviglioso mondo dei codici etici regnano buon senso, rispetto delle regole e delle persone tutto è ordinato e chiaro, il mondo reale è imperfetto, violento e subdolo: insomma è reale.