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Conte e la fuffa dei codici etici - Seconda parte

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I codici etici sono l’altra faccia del politically correct: tutto viene appiattito sulla base di principi assolutamente generici che si auto dichiarano inclusivi e che in nome di questa inclusività si considerano eterni. Credendo di vivere nell’epoca della verità assoluta, mentre abbattiamo monumenti che consideriamo oltraggiosi alla morale progressista, così cerchiamo di plasmare un’etica politically correct. L’etica di cui avremmo bisogno non è quella retorica dei codici, ma quella reale delle tradizioni e dei costumi che ci serve ogni giorno per decidere i nostri comportamenti di fronte al bene ed al male al quale, inevitabilmente, assistiamo, o l’etica della libertà di Rothbard che vuole porre la libertà individuale come fondamento di ogni etica.

Ma quello che sopra ogni cosa dobbiamo temere è lo Stato etico e dobbiamo reagire quando qualcuno vuole imporci una morale collettiva a forza di codici etici, decreti Zan ecc., in fondo sarebbe facile basterebbe ascoltare Luigi Einaudi. “Votano soprattutto liberale coloro i quali sanno che lo Stato non può garantire a nessuno la tranquillità, la sicurezza, la salvaguardia conto i rischi. Coloro i quali ritengono che, nell’odierno mondo travagliato, avanzino solo i popoli e gli uomini decisi a correre rischi. Lo Stato siamo noi e solo noi possiamo creare uno Stato il quale sia al nostro servizio.”

Antonio De Filippi, 19 agosto 2021