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Conte zittisce l’opposizione perché dall’Ue ha avuto quattro europacchi - Seconda parte

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4. Il Recovery fund.

Se il Mes è l’aspetto più scandaloso dell’europacco, il Fondo per la ripresa è quello più desolante. Già, perché, come ha ribadito Gualtieri, è il punto cui l’Italia tiene di più. Il Fondo – citiamo Gualtieri e Conte – andrebbe infatti finanziato con l’emissione di titoli comuni, gli eurobond. Su questa misura così importante, però, l’Eurogruppo ci ha propinato solo aria fritta. Innanzitutto, dei titoli comuni su cui farnetica l’inquilino di via XX settembre e quello di Palazzo Chigi, non c’è traccia. Il comunicato dei ministri delle Finanze parla di fondi che dovrebbero arrivare dal bilancio europeo: peccato che a febbraio, mentre in Italia deflagrava l’epidemia, a Bruxelles sia saltata l’intesa su quello 2021-2027.

Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo, addirittura ha menzionato solo “tre reti di sicurezza” (il Mes, lo Sure e la Bei), relegando il Recovery fund in coda alla sua dichiarazione e, soprattutto, smascherando la balla di Gualtieri e Conte. Centeno ha infatti sottolineato che “alcuni Stati membri hanno espresso l’opinione” secondo cui le finalità del Fondo andrebbero raggiunte “attraverso l’emissione di debito comune; altri hanno sostenuto che bisognerebbe trovare mezzi alternativi”. In parole povere, non solo gli eurobond sono lontani anni luce, ma non c’è accordo su come conferire al Recovery fund le risorse per attivarlo. Tant’è che il portoghese laconicamente conclude: “Il dibattito sugli aspetti legali, pratici e finanziari preparerà il terreno per una decisione”. Alle calende greche. Difficilmente entro il Consiglio Ue di dopo Pasqua (molto dopo Pasqua: il 23 aprile).

Le nostre imprese e le nostre partite Iva, però, stanno affogando adesso. E l’Europa, anziché soccorrerle, litiga per stabilire che pagherà il salvagente.Insomma, sir Giuseppi Churchill sognava sé stesso a Yalta. E invece s’è ritrovato a Caporetto.

Alessandro Rico, 11 aprile 2020