Cronaca

“Contestualizzare” le frasi di Sempio? Un precedente (su Stasi) deve preoccuparlo

Il caso Garlasco, il soliloquio dell'indagato e le spiegazioni della difesa. Però con "il ragazzo dagli occhi di ghiaccio"...

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Prendendo in prestito il titolo di una celebra canzone dei Matia Baziar, c’è tutto un mondo intorno al caso di Garlasco. Un mondo che nel pomeriggio del 6 maggio è rimasto letteralmente senza fiato dopo aver appreso ciò è trapelato da alcune indiscrezioni divulgate in prima battuta dal Tg1, secondo le quali, in un soliloquio intercettato, Andrea Sempio non solo avrebbe ammesso di aver visto i video intimi di Chiara Poggi, ma anche di aver raccontato una balla sul motivi che lo spinsero a fare quelle sospette tre telefonate prima del suo efferato omicidio.
Ebbene, malgrado ciò, che se confermato aggraverebbe molto la già precaria posizione dell’indagato, la criminologa Roberta Bruzzone, che comanda la sempre più esigua pattuglia di “giapponesi” che non vogliono uscire dalla giungla del colpevolismo pro-Stasi, ha minimizzato tale eventualità.

Intervenendo come sempre nel talk pomeridiano La Vita in Diretta, condotto su Rai1 da Alberto Matano, ha usato la parola magica con cui alleggerire preventivamente l’eventuale condizione processuale di Sempio: il verbo contestualizzare. A suo dire, dato che le cose potrebbero essere spiegate in senso opposto a quanto le prime analisi porterebbero a pensare, magari immaginando che si potesse trattare di semplici parole in libertà pronunciate dopo aver appreso di essere stato indagato, la cosa potrebbe rivelarsi assai meno grave.

Tuttavia, sebbene in linea teorica anche questo ragionamento, per quanto difficile poi da scollegare da un cumulo di indizi che a questo punto sembrano andare versi una unica direzione, possa essere preso in considerazione, nei riguardi di Alberto Stasi la Bruzzone pare aver utilizzato ben altra rigidità, soprattutto in relazione alle famigerate “immagini raccapriccianti”, che per chi le ha visionate raccapriccianti non sono, presenti nel computer dell’attuale condannato.

A questo punto della sanguinosa faccenda, nella prospettiva che escano altre sconcertanti rivelazioni, mi aspetto un fuggi fuggi generale da parte di chi fino ad oggi sostiene, vuoi per interesse o vuoi per intima convinzione, la colpevolezza del “Biondino dagli occhi di ghiaccio”. Pertanto, se la popolare criminologa non vuole correre il rischio di restare con il classico cerino in mano, giunti al fin della licenza, credo che abbia solo due opzioni: o rinchiudersi in un lungo silenzio stampa, magari ritirandosi a meditare in qualche convento di clausura, oppure compiere una virata a 360 gradi dalla sua attuale posizione sul caso. Tertium non datur.

Claudio Romiti, 7 maggio 2026

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