Cronaca

Garlasco, le gemelle Bruzzone imperversano

Tra prudenza dichiarata e giudizi mediatici: le contraddizioni nel metodo della psico-criminologia televisiva

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Durante l’ultima puntata di Quarto Grado, rispondendo ad una domanda postale da Caterina Collovati in merito al profilo personologico di Andrea Sempio, Roberta Bruzzone ha premesso quanto segue, pur dandone un giudizio di massima non esaltante: “non lo conosco personalmente, non mi azzardo a fare una diagnosi”.

Tutto molto corretto quindi, almeno nei riguardi dell’attuale indagato. Ma, perché c’è un ma grosso come una casa,
non molto tempo fa, in un acceso scontro televisivo con l’ottima Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, la psico-criminologa espresse commenti durissimi circa la personalità dell’attuale condannato, soprattutto sul piano della sua sessualità.

Riferendosi ai famosi video raccapriccianti, che poi si è scoperto che raccapriccianti non sono, la Bruzzone fu lapidaria: “La quantità di materiale pornografico adulto di cui lui è in possesso – afferma la criminologa – e i temi di quel materiale fanno ampiamente ipotizzare una dipendenza da contenuti sessuali estremi. Tecnicamente, proprio dal punto di vista dei manuali di psichiatria. Un soggetto che dipende da questo tipo di contenuti, non ne fruisce perché si eccita, ma perché gli servono per dissipare angoscia, frustrazione, tensione psicologica. Quindi l’idea che una persona possa aver ucciso un’altra persona con impeto di rabbia, di vergogna, di frustrazione e poi abbia fruito di questo tipo di contenuti non è anomalo dal punto di vista personologico – in chiave teorica – perché servono proprio per acquisire lucidità. In via generale, definirei malata una persona così, non so se Stasi sia guarito adesso”.

Ebbene, molti ricorderanno cosa poi rispose quest’ultima quando la Bocellari le chiese da dove avesse attinto le sue informazioni per esprimere cotanta sicurezza: “attraverso i virgolettati pubblicati sulla stampa”, disse candidamente la popolare esperta del crimine. Dunque, laddove manca la conoscenza diretta, come nel caso di Sempio, le sintesi giornalistiche bastano e avanzano per esprimere una diagnosi impietosa e senza appello nei riguardi di Stasi.

A questo punti, e per l’ennesima volta, ci chiediamo se non ci sia in circolazione una gemella della dottoressa Bruzzone, la stessa che in passato sosteneva a spada tratta l’innocenza del “Biondino dagli occhi di ghiaccio”. Se così non fosse, sul piano della tenuta logica della sue affermazione, Houston, abbiamo un problema!

Claudio Romiti, 6 maggio 2026

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