Conti correnti a rischio, l’effetto Bio-On

Ci si chiede perché gli italiani non investano e lascino tutti i soldi in conto corrente? Perché non si fidano, questo probabilmente è il vero problema dei nostri giorni: la mancanza totale di fiducia nei confronti del mondo degli investimenti, nei confronti delle istituzioni. E non manca occasione perché questa sfiducia non venga alimentata. Sono 10 mila i piccoli investitori che sono rimasti invischiati nel nuovo scandalo finanziario chiamato Bio-On. Diecimila persone che si sono lasciate catturare dalla rete del guadagno facile e che ora, invece, rischiano di ritrovarsi con un pugno di mosche tra le mani e di veder volatilizzati i loro investimenti.

Bio-On, entrata in borsa esattamente cinque anni fa, aveva bruciato le tappe, arrivando fino ad oltre 1,3 miliardi di capitalizzazione e mettendo in tasca, a chi è uscito dall’investimento al momento giusto, un guadagno in tripla cifra. Poi in piena estate il tonfo: il fondo Quintessential, un fondo americano speculativo, ne denuncia la incapacità produttiva ed ipotizza la falsificazione dei bilanci da parte della società stessa. È l’inizio della fine. Il titolo tracolla in borsa. Nei mesi scorsi Bion-On resta sull’otto volante fino alla sospensione dovuta all’arresto dei vertici societari dell’altro giorno avvenuta quando ormai la capitalizzazione si era ridotta a 200 milioni con una perdita di oltre l’80%. Ma quei 200 milioni di capitalizzazione quanto varranno nel momento in cui Bio-On dovesse essere riammessa agli scambi? In questo momento è facile ipotizzare che quei titoli possano essere considerati carta-straccia.

Ora ci sono 10 mila persone che tremano, le stesse che avevano pensato di aver fatto l’affare della loro vita. Per non parlare dei dipendenti di Bio-On e delle loro famiglie, che ora rischiano seriamente di perdere il posto di lavoro. Ma dov’è chi doveva controllare? Qui non si parla di normale andamento di mercato. Non si parla di un’azienda andata in crisi perché il business ha smesso di funzionare. Qui si parla di frode. Una lunga schiera di funzioni e funzionari dov’erano mentre Bio-On continuava a correre sul listino? Perché è dovuto intervenire un fondo americano per scoperchiare il vaso di Pandora? Ed anche in questo caso, è normale che un fondo che dichiari di guadagnare sul crollo di un titolo favorisca proprio l’andamento negativo di quel titolo?

È stata la denuncia di Quintessential a far partire i controlli della magistratura. Senza quella denuncia Bion-On sarebbe ancora in vetta ai titoli del listino della sua categoria. Fa specie che moltissimi gestori di fondi avessero già abbandonato l’investimento in Bio-On dimostrando lungimiranza e capacità di lettura del mercato. Tuttavia, neanche questo ha acceso campanelli d’allarme in chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto? È chiaro, a questo punto, che c’è più di qualcosa da rivedere nel “sistema italiano”, dimostratosi in difetto dal punto di vista dei controlli ed in difficoltà nel regolamentare anche l’azione, non proprio normale, di un fondo come Quintessential.

Il caso dell’azienda bolognese è comunque l’ultimo di una serie che sta mettendo a dura prova l’umore dei risparmiatori italiani. Dal fallimento delle 4 banche nel 2015 (Etruria, Marche, Cariferrara, Carichieti) a quello delle popolari venete, sono stati bruciati circa 12 miliardi di azioni ed obbligazioni subordinate, per non parlare della perdita di valore delle azioni di istituti come Mps e Carige, i cui corsi sono stati  praticamente azzerati, e di alcune tranches non ancora rimborsate di titoli obbligazionari.

E poi è stata la volta dei PIR. Lanciati con forza, prima tanto “spinti” anche dal Mef e poi bloccati dal governo Di Maio-Salvini. Prima dello stop erano stati investiti anche, e soprattutto, da piccoli risparmiatori ben 17 miliardi di euro. Dopo il blocco del governo giallo-verde anche chi aveva già versato, impaurito dalla situazione di poca chiarezza, ha cominciato a disinvestire, perdendo sia denaro in termini di controvalore, sia i benefici fiscali che avrebbe maturato nel tempo. Un recente report di Equita Sim evidenzia una fuoriuscita di oltre 700 milioni. Ma qualcuno si è chiesto chi c’è dietro i 17 miliardi dei PIR? Quali storie personali e familiari raccontano quei risparmi? Non si tratta di semplici numeri, ma di progetti di vita che, probabilmente, non verranno mai realizzati.

È così che si vuole creare fiducia? In questi giorni il nuovo esecutivo sembra stia tornando a considerare una riapertura anche attraverso un dialogo più serrato con le associazioni di categoria, Assogestioni su tutte. Ci sarebbe la volontà di riaprire il discorso PIR. Ma dopo quanto è accaduto chi si fiderà più? Chi non penserà che, magari, il successivo governo del Paese non cambi di nuovo le carte in tavola? La fiducia è stata intaccata, quella fiducia che è la vera moneta di scambio nel rapporto istituzioni finanziarie- banca-risparmio. Sui PIR ci vorrà uno sforzo bello grande per riconquistarla. Ma non basta.

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10 Commenti

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  1. Il fondo QCM che ha shortato Bio On è questo:

    Claudio Grego (padre di figlio Gabriele) siede attualmente nel CDA della Cassa Compensazioni & Garanzie di Borsa Italiana, insieme anche a Jerusalmi che è l’attuale AD di di Borsa Italiana.
    Per un eccesso di modestia, Claudio Grego preferisce non pubblicizzare troppo questo suo incarico (Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners – GOP.it) quando si presenta come co-Responsabile del Dipartimento Wealth & Trust dello Studio di GOP &Partners.

    Nel frattempo Gabriele Grego (figlio di cotanto padre) shorta a sangue una società di borsa italiana (tramite derivati?) con il suo fondo QCM e strombazza ai quattro venti la usa scelta, pubblicizzando il parero tecnico di un esponente (Salom) del cda di società che controllo direttamente un competitor della società shortata.

    Mentre nell’intera vicenda borsa italiana latita in maniera clamorosa da mesi … la procura nell’indagare sui vertici Bio ON espropria il consiglio di amministrazione di un’azienda innovativa. Sulla base di cosa? Su delle poste contabili che potevano o non potevano essere messe a seconda dell’interpretazione di una normativa internazionale che cambia ogni giorno.

  2. Tutto giusto, però forse non è chiara una cosa. La maggior parte della gente, tra cui me, non è interessata ad investire e, se lo fa, non lo fa su “titoli”, “azioni” e ogni altro genere di aria fritta assortita e intangibile. Per cui il discorso per molti è questo: se c’è la fiducia, si lasciano i soldi in banca, se non c’è la fiducia, si lasciano i conti vuoti e i soldi si mettono sotto il materasso, metaforicamente o no che sia. Mi sembra ottimistico dire che se c’è non c’è la fiducia, si lasciano i conti in banca e se c’è, s’investono. E infatti… fuga di capitali… parliamone!

  3. Buonasera a tutti,
    Capitata per caso in questo spazio dissertivo circa gli scenari futuri dei Conti Correnti dei poveri risparmiatori italiani, dopo le dichiarazioni del Sig. Mustier( vere o manipolate dal sistema chissà?) Circa la prossima applicazione dei tassi negativi sui conti correnti Unicredit dei clienti con depositi superiori ai 100000 euro e l’erronea informazione di un inflazione( ormai inesistente) Che erode il capitale posto sotto il materasso od altrove che non siano istituti Bancari o altro( adesso anche le Assicurazioni possono proporre prodotti finaziari…) Resta la lucida analisi del Sig. Alfredo Branzanti che ben ha evidenziato i 3 punti cruciali della fuga da parte del risparmiatore medio dal sistema degli investimenti:
    1) Assenza totale di Educazione finanziaria ( e mi permetto di dire non solo…) Già a livello elementare. Poiché si sa che un Popolo Ignorante si manipola meglio.
    2) Carenza di professionalità o vigliacco timore da parte degli addetti ai lavori ( consulenti bancari retail o private che siano) Di perdere i Benefit dei progetti obbiettivi di Budget Aziendale che hanno come conseguenza Consigli Pilotati al Cliente con la conseguente Perdita sia Finanziaria che di Fiducia.
    3) Consob e sistema delle porte girevoli che ripresenta inesorabilmente il Dilemma del: chi Controlla i Controllori?
    Ciò detto, credo continuero, così come ho cominciato a fare circa 4 anni fa, a prelevare,prelevare e ancora prelevare e fortissimamente prelevare dal sistema bancario tutto quel poco o tanto che possiedo poiché non esistendo più alcun tipo d’investimento garantito non vedo perché devo rischiare di pagare i buchi degli NPL o i risvolti del Bail In, qual’ora oltre alle venete, toscane, marchigiane, genovesi ecc dovessero andare in sofferenza altri istituti bancari, se permettete cerco di ragionare con la mia testa e per il male minore…mi spiegate perché in banca non mi propongono mai un investimento in ETF ? Od in altro prodotto finanziario a basso costo di gestione senza commissioni d’ingresso od uscita?
    Direi che se davvero vogliamo raccontare la favola dei 1000 euro che messi sotto al materasso, dopo 10 anni, si dimezzano…sarebbe corretto dissertare anche sulle polizze di ramo 3 united linked e dell’utopia dei PIR….
    Preferisco non dichiarare quanto vi ho perso negli ultimi 4 anni, per vergogna ed ignoranza.
    Buone Cose e sopratutto Buona Fortuna.
    Silvia.F.

  4. Gasbarro pone questioni concrete e Bio On rappresenta solo l’ennesima vicenda di una gestione della finanza che non può creare alcuna fiducia da parte dei potenziali investitori. Alla sfiducia, che caratterizza i risparmiatori, nei confronti del mondo degli investimenti e delle istituzioni aggiungerei quella nei confronti delle imprese, perché quella bolognese è l’ennesima storia di ordinaria imprenditorialità italiana, fatta di frodi, falsificazioni e menzogne. Da trent’anni opero come investitore non professionale (svolgo una professione diversa), ma continuativo, in titoli azionari, che svolgo personalmente con discreta soddisfazione. Credo che il nostro paese si caratterizzi per tre ordini di problemi 1. l’assenza storica di forme anche basilari di educazione alla finanza ed agli investimenti, che rende vulnerabili molte persone, attratte, talvolta con inganno, da guadagni facili che non esistono (sono riservati ai grandi squali), perché la vera soddisfazione risiede nei passi piccoli, ma produttivi. La divulgazione è comunque parte del superamento di questo gap e sono, pertanto, benvenuti articoli come questo; 2. una carenza di professionalità troppo spesso evidente fra coloro che dovrebbero rappresentare un supporto informativo per i potenziali investitori; 3. i controlli che non hanno ancora trovato, malgrado le ripetute situazioni ricordate da Gasbarro, una dimensione di efficacia, sia verso le imprese attive nella finanza, sia verso i fondi (l’azione di Quintessential, distruttivo come tutti i fondi Usa, che dovrebbero essere molto limitati sul nostro mercato, è emblematica), tale da ricreare le condizioni di fiducia.

    • La prima colpevole,mi pare evidente,è la consob.
      Come sulle banche è banca d’Italia che da quando si è istituita la BCE ha il “mero” ruolo di controllore e come si è potuto notare in più occasioni(governo Monti con i suoi proclami di sicurezza sulle banche e governo Renzi sempre,affidandosi ai prospetti bd’I,anch’esso attribuendo solidità a mps)si direbbe aver mancato al compito.
      Ma il suo direttore Visco ancora regge il timone.
      Caro Branzanti dissento,in parte,dal tuo pensiero negativo sull’azione dei fondi speculativi in quanto se essi si limitano ad un azionariato minoritario,possono essere d’impulso al disvelamento di tali frodi.
      Per quel che riguarda invece le vicende di telecom sono contrario all’azione di Elliott,e di qualunque altro fondo speculativo,per il fattore legato alle comunicazioni che,a mio parere,hanno bisogno di essere pianificate in un solido piano industriale.
      Tipo per il milan invece potrebbe essere un buon investimento win-win che,invece sta prendendo una brutta piega perche dato in gestione a Scaroni.
      Comunque se il milan sarà svenduto nn peserà sul bilancio statale,cosa che se invece succedesse a telecom implicherebbe un gravoso esborso dello stato italiano.
      Difatti nn ho ancora capito il perché CDP si sia schierata con Elliot e,soprattutto,perché sia entrata nel capitale di telecom?
      Vivendi stava lavorando benissimo e il suo piano industriale era parco in dividendi ed espansivo sugli investimenti.
      Però potrei sbagliarmi e ti chiedo eventuali lumi. Un saluto

      • Caro Orlo la pebso come te sulle gravi responsabilità di consob e Banca d’Italia per i mancati controlli (eufemismo), di cui la vicenda delle popolari venete, nel suo insieme di truffe, falsi in bilancio e menzogne è emblematica. Sui fondi penso che il loro ruolo di minoranza possa essere davvero di stimolo e controllo sulla gestione. Il mio giudizio era relativo solo a quelli Usa, per la filosofia speculativa di natura distruttiva, non orientata alla generazione di valore (del resto gli Usa si sono appassionati alla costruzione di muri, ma di solito le cose preferiscono bombardarle, non costruirle) da cui sono animati. Quindi anch’io non capisco Cdp su Telecom, mentre sul milan mi sembra che la società non abbia un gran futuro, a meno di trovare un oligarca russo o uno sceicco, e che Elliot si sia pentito di essere stato coinvolto. Ma certamente non sarebbe un danno per la collettività come accadrebbe in Telecom. Un saluto a te.

  5. PROFEZIA
    “a breve la bolla finanziaria dell’ambientalismo”.
    Sarà quella la fine del mondo, non la bufala del riscaldamento globale
    Siamo solo all’inizio, miliardi di euro si stanno investendo in “bond” verdi con l’assicurazione di ricchi dividendi.
    A breve, dicevo, la bugia dalle gambe della lotta ai cambiamenti climatici sarà riconosciuta da tutti, ma sopratutto dagli investitori che si ritroveranno titoli di aziende che producono prodotti costosi che non diminuiranno di un picogrammo la quantità di CO2, vendibili solo grazie agli incentivi statali, ossia dalle tasse ambientaliste. E saranno queste ad innescare la bolla finanziaria ambioentalista.

  6. Ottimo articolo, è vero, mancano anche professionalità in coloro che operano all’interno delle banche. Io ho dovuto suggerire ad una “agente personale” come fare per disinvestire. Per quelloche mi riguarda la mia fiducia è stata minata dai tempi del crollo Parmalat e dalla gestione dei risparmi della mia famiglia da parte di Unicredit.

    • Egregia Maurizia Piva, poche parole, ma che spiegano bene un grande problema.

      Il Dr. Laurence J Peter e Raymond Hull nel loro libro “The Peter Principle” ……… dicono che,

      “Every empoyee tends to rise to his level of incompetence” che si traduce ….

      “Ogni dipendente tende a salire fino al suo/a livello di incompetenza” …..

      Questo andrebbe bene, se il dipendente avesse iniziato con tante competeze, ma se non fosse così?

      L’ Italia è piena di persone “Oneste, Capaci e Intelligenti”, ma siamo anche conosciuti per il paese dei “furbi”, con l’arte di “arrangiarsi” troppo spesso in modi di dubbia onestà. Di soluzioni, se ne parla sempre, ma i risultati?

      Cordiali saluti.

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