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Contrordine virologi, il vaccino non basta

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Non bastava la girandola di ipotesi sul virus, adesso c’è pure quella sull’antivirus. Sul vaccino. E l’informazione mainstream, quella per intenderci ispirata dalle varie Ue, Omse compagnia affarista, debbono correre, poverette, in soccorso della verità edulcorata. Succede che, dopo gli annunci trionfali del ministro Speranza, nomen non omen, che lo dava già per scontato, la lunga marcia verso l’antidoto si sta rivelando una lunga strada accidentata: prima lo stop di AstraZeneca, incappata durante i test in un caso di mielite, così abbiamo letto, salvo poi trovare la faccenda molto ammorbidita, almeno nei termini: “una infiammazione spinale”. Ah, beh, che vuoi che sia.

Virologi cabaret

Panico, minimizzazioni (“una sola su 50mila sottoposti a verifica”), grande arrampicarsi sui vetri insaponati con le dita unte d’olio: partono i virologi utilité a spiegarci che loro “avevano ragione” (naturalmente, hanno sempre ragione, specie quando sbagliano cioè ogni volta) nel preoccuparsi, e che comunque è una splendida notizia perché gli standard etici, sanitari, spirituali, esoterici vengono rispettati, restano altissimi – e già questo, è come dire che il dubbio era lecito, più che fondato. Solo che a escluderlo, il dubbio, erano proprio loro, i virologi cabaret. Sed non satiata, tocca pure correre, a sirene spiegate, a interpellare, come fa Repubblica, il direttore esecutivo di Ema, l’agenzia europea del farmaco: e Guido Rasi fa quello che può, in un sublime equilibrismo più politico che scientifico: no ai facili entusiasmi ma neppure agli allarmismi, la metodologia di controllo delle sperimentazioni funziona (e vorremmo pure vedere…), ci saranno tante soluzioni, noi all’Ema abbiamo 38 ipotesi di vaccino ma nel mondo sono più di 100… “Ma non saranno troppi?”, chiederebbe Alberto Sordi fruttarolo delle Vacanze Intelligenti.

Ma il vaccino dov’è?

Insomma, il vaccino-Fenice, donde sta? Doveva essere qui, subito, adesso, pronti, via, si parte, però no, arriva in autunno, massimo in inverno, alla peggio a inizio 2021, tuttalpiù in primavera; adesso la Oms s’allarga: non prima del 2022, come minimo. E intanto? Intanto tocca convivere con i veterinari alla Ilaria Capua che un giorno sì e l’altro pure cambiano oracolo, adesso ci spiega che la mascherina è il nuovo preservativo, e chissà se qualcuno si è sentito offeso nel farsi dare della faccia da…, e chissà Freud se non si rivolta nella tomba come una rumba. Ancora nessuno ha capito niente del virus, e nessuno ha capito di più del rimedio, insomma grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente. Per chi deve durare, un nome a caso: Giuseppi. Perché finché c’è emergenza c’è speranza, perché la pandemia è un grande affare e non solo per Big Pharma, perché qui tra mascherine ballerine, banchetti rotanti, presìdi deliranti (anche presidi, poveretti, visto com’è ridotta la scuola), distanziamenti asociali, suicidi di risacca, più fomenti il casino e più la gente, stordita, confusa, spaventata, non ha forza né voglia di reagire. Lezione cinese.

Emergenza infinita

E fosse ancora questo il male peggiore; no, ne discende una conseguenza questa sì apocalittica davvero: che col virus pipistrello, o quello che è, toccherà convivere probabilmente per sempre, sentire proprio Rasi: “Il tempo di durata degli studi è variabile, dipende da una serie di condizioni”; “Nessun vaccino è efficace al 100%. Non conosciamo la capacità di copertura che ha il singolo prodotto”; “Quando un vaccino è pronto non ci sono automaticamente anche tutte le dosi necessarie, per averle, e in questo caso ne servono centinaia di milioni, bisogna aspettare ancora perché devono essere prodotte. E quindi è bene ricordarlo: l’arrivo di un vaccino non coincide con la scomparsa dell’epidemia”. Meglio di così si muore.

Potevano anche dirlo subito, che il vaccino-Fenice era una panacea, un miraggio, un inganno. Potevano pure spiegarcelo, che gli annunci di copertura integrale, di tutela globale erano attendibili quanto i discorsi da balcone di Giggino Di Maio. E, soprattutto, i virologi da ballando con le stelle, cioè astrologi, potevano anche risparmiarsi l’ennesima ribalta: ci avrebbero fatto assai migliore figura tacendo, ma contro la vanitas vanitatum et omnia stupiditas non esiste vaccino.