Coronavirus, la strada illiberale presa dal governo Conte

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Il virus venuto dalla Cina ha portato con sé anche un convincimento stupido e malsano secondo il quale una democrazia liberale non è così efficiente nel controllo e nel contrasto di un’epidemia come invece lo sarebbe la dittatura. Si tratta di una persuasione al limite dell’autoinganno perché dovrebbe essere abbastanza ragionevole ritenere che se si sopprime la libertà e le attività umane che ne sono espressione non solo si stanno negando diritti fondamentali ma ci si sta anche privando di risorse intellettuali, morali ed economiche che sono necessarie a debellare il morbo naturale e l’ammorbamento sociale.

Il capo politico e istituzionale che vuole tutelare la salute e salvaguardare la propria nazione non può nemmeno lontanamente pensare di rinchiudere tutto il suo popolo nelle case ma, al contrario, deve far leva sulla forza morale di quel popolo per contrastare l’epidemia, altrimenti alla lunga, ma nemmeno poi tanto alla lunga, farà come il celebre barone di Munchhausen che pretendeva liberarsi dalla sabbie mobili sollevandosi per il codino o come quel tale che seduto sul ramo di un albero lo tagliava per sentirsi più al sicuro.

La scelta del professor Giuseppe Conte di svestire i panni di presidente del Consiglio e indossare quelli di un dittatore romano per sospendere la vita nazionale attraverso l’adozione di confusi decreti del presidente del consiglio dei ministri – DPCM – si è rivelato un rimedio inefficace sia sul piano sanitario sia sul piano politico, istituzionale e costituzionale che ha finito per innescare un altro tipo di contagio con la proliferazione su scala regionale e comunale di capi e capetti, duci e ducetti, con annessi sotto-capetti e camerieri. Per fronteggiare l’epidemia da Covid-19 non bisognava inventare nulla di nuovo ma attenersi alle leggi, al previsto piano di emergenza e alla via maestra della Costituzione che, invece, è stata abbandonata proprio da quella classe politica che l’ha sempre esaltata, evidentemente per puro esercizio retorico.

Su questa linea costituzionale, quasi una sorta di linea del Piave, io mi son sempre ritrovato non solo per non mettere in discussione la libertà e la sua vita civile ma anche per contrastare l’epidemia non contro bensì attraverso e grazie alla forza della libertà costituzionale. Mi son ritrovato solo o con pochi altri, ma non è certo la solitudine che mi spaventa perché: “Qui io sto fermo, non posso fare altrimenti, Dio mi aiuti. Amen”. Ora, però, vedo, e da più parti, che iniziano a levarsi voci che si appellano al presidente Mattarella affinché sia rispettata la Costituzione, si riapra il Parlamento e si riporti il governo nei suoi argini. Questo – è bene chiarirlo – non solo per tener saldo il nostro regime politico-istituzionale ma anche e soprattutto perché le nostre libertà politiche e civili sono il presupposto per tutelare la salute dei malati e dei cittadini.

Ecco perché stamane mi ha fatto gran piacere leggere il “fondo” di Sabino Cassese sul Corriere della Sera in cui finalmente si dice a chiare lettere: “È comprensibile – ma non è giustificabile – l’avere scelto la strada sbagliata di creare in fretta e furia un nuovo diritto dell’emergenza sanitaria, uscendo dai binari delle leggi di polizia sanitaria già esistenti, a partire dalle norme della Costituzione sulla profilassi internazionale fino a quelle del Servizio sanitario sulle epidemie e al testo unico delle leggi sanitarie”.

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13 Commenti

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  1. Mi sfugge il senso del ragionamento. I virologi ci spiegano che il virus si trasmette per contatto, quindi occorre ridurre la frequenza dei contatti. Soluzione,peraltro, adottata in tutti i Paesi del mondo. Anzi, la Cina che sembra aver superato la diffusione per via dei contatti interni, sta procedendo con graduali aperture. Come si possa pensare , nel nostro Paese , di tornare dall’oggi al domani alla normalità..

  2. Gentile Rita

    A proposito di metafore forse è lei che non conosce la funzione della preterizione, cara: è una delle figure retoriche più efficaci per denigrare il prossimo (es. “non ti dico quanto sei scemo!”) Lei l’ha usata così.

    L’origine mitica della capra lei sapeva benissimo che era fuori contesto e dunque ha utilizzato il termine capra, sapendolo bene, soltanto nella sua accezione dispregiativa. Questo atteggiamento era definito dai greci HYPOKRISIS.

    Anche perché, dopo la sua ampia captatio, lei ha ricominciato sullo stesso registro: “Ho l’impressione che lei faccia fatica a capire…”

    Ma veniamo alla sostanza: lei afferma di non essere una virologa; neanche io. La differenza tra me e lei è molto semplice: lei aggiunge le sue opinioni pur non avendo le competenze per farlo (avendolo dichiarato chiaramente), io NO.

    E questo vizio (voler dare soluzioni ad un problema non avendo alcun titolo per farlo) insieme all’ipocrisia secondo me impoverisce il confronto in genere e rappresenta uno dei problemi più seri dell’Italia di oggi.

    Buona giornata

    • Sulla questione posso dire qualcosa. Il “titolo” è solo un titolo e niente di più. Mi spiego, per evitare di fare il discorso completamente opposto.

      Essere biologo o virologo, avendo fatto un percorso di ricerca almeno decente, permette sì di avere più esperienza rispetto ad altri su questioni di biologia o virologia. Ma ciò non toglie che rimaniamo umani, che possiamo sbagliare, e soprattutto che quello che conosciamo è una frazione infinitesima di quello che non si sa. Oltre a questo, la conoscenza in un campo non si traduce automaticamente in conoscenza in un altro campo. Esempio classico sono grandi ricercatori che sono stati pessimi manager (in Italia ce ne sono un po’ di questi casi).

      Nel corso della mia carriera mi è capitato di studiare un po’ di tutto, dalla biologia molecolare all’oncologia passando per l’immunologia. Questo mi rende un po’ più preparato a digerire le notizie di ordine sanitario che arrivano, *ma* non mi rende onnisciente. Inoltre potrei dirle molte cose sull’usare, per esempio, il farmaco X per trattare una malattia, ma ignoro completamente, per esempio, il costo del suddetto farmaco per lo Stato, o gli eventuali problemi logistici per procurarlo per una grande fetta della popolazione.

      Perché l’acredine nei confronti di certi esperti del governo? Perché propongono soluzioni che sono ideali dal loro punto di vista… ma solo dal loro. Pregliasco è stato citato (spero vivamente che si sia trattato di un pezzo sensazionalistico e non l’abbia detto veramente) che in casi in cui i membri di una coppia devono uscire, anche in casa devono osservare la regola della distanza di un metro, anche nei comuni rapporti di coppia. Funziona benissimo dal punto di vista medico… ma dal punto di vista psicologico e sociale è devastante (incertezza, sfiducia, e logoramento dei rapporti). Ma ovviamente Pregliasco non lo sa perché non è uno psicologo, ma un virologo.

      Il ruolo del governante serio sarebbe ascoltare questi esperti, uniti ad altri (economia, scienze sociali, ecc..) e formulare il miglior compromesso. Cosa che non succede almeno in Italia perché Conte, al di là della sua debolezza intrinseca, è in preda al panico e tutto il governo ha paura (si veda come sono seduti ad un metro e mezzo di distanza nelle conferenze stampa).

      Da ultimo, queste persone non hanno avuto mai un grande “bagno di folla” salvo rarissimi casi. E quindi non hanno minimamente idea delle conseguenze che le loro parole hanno (a differenza di chi sta al governo od all’opposizione, visto che questi problemi sono giornalieri). Ricciardi, quando paventa chiusure di 6-9 mesi senza sapere in realtà come andranno le cose e come si comporta realmente questo virus (di cui si sa veramente poco in termini di biologia) non fa altro che spaventare ulteriormente la popolazione e creare incertezza.

      Quindi, lo scetticismo, come diceva Carl Sagan, è sempre importante qualunque cosa ci venga proposta (senza necessariamente diventare misantropi).

    • Purtroppo troppi “STUDI” possono anche fare male e far perdere il comune “buon senso” Ricorda quel medico che aveva notato che il lavarsi le mani, da parte di chi opera interventi chirurgici,  avrebbe diminuito la mortalità degli operati e che finì al manicomio?

    • Sono davvero contenta che lei abbia tirato fuori le sue capacità argomentative evitando di appoggiarsi ai soliti insulti, perché argomentando si offrono al lettore ulteriori stimoli di approfondimento. Però può essere facile che lei tratti questa mia validazione come forma di ipocrisia.

      Pazienza.

      Due cose, però, volevo farle notare:

      1) Sal scrive: “lei aggiunge le sue opinioni pur non avendo le competenze per farlo (avendolo dichiarato chiaramente), io NO.” Orbene, è importante avere delle opinioni ed esprimerle perché ciò serve, nel confronto, a chiarirci le idee e a vedere se sono sballate o meno, e comunque sottolineando che di opinioni si tratta e non di dogmi, non essendoci a monte la competenza necessaria. Anche lo scienziato può avere delle opinioni ma queste non possono essere mescolate con l’andamento della sua ricerca che deve seguire i protocolli scientifici. Purtroppo oggi molti specialisti mescolano i due registri (opinione personale e ricerca) nel fare le loro comunicazioni e creano confusione.

      2) “E questo vizio (voler dare soluzioni ad un problema non avendo alcun titolo per farlo) insieme all’ipocrisia secondo me impoverisce il confronto”. Avere delle ipotesi o suggerire strade diverse a livello colloquiale mi sembra una buona forma per far circolare idee che altrimenti rimangono asfittiche. E’ anche per questo che collaboriamo a questo sito, ognuno per quanto sa, per le competenze che ha, ecc. e non solo per scaricare le proprie frustrazioni. Ma, quanto a me, non mi sono mai arrogata il diritto di “dare soluzioni” non avendo, appunto, titolo per farlo. Richiamarmi alla storia, a fatti ‘accreditati’, non mi sembra un vizio ma un contributo.

      Buona giornata.

       

       

  3. @Gentile Rita

    A proposito di metafore forse è lei che non conosce la funzione della preterizione, cara: è una delle figure retoriche più efficaci per denigrare il prossimo (es. “non ti dico quanto sei scemo!”) Lei l’ha usata così.

    L’origine mitica della capra lei sapeva benissimo che era fuori contesto e dunque ha utilizzato il termine capra, sapendolo bene, soltanto nella sua accezione dispregiativa. Questo atteggiamento era definito dai greci HYPOKRISIS.

    Anche perché, dopo la sua ampia captatio, lei ha ricominciato sullo stesso registro: “Ho l’impressione che lei faccia fatica a capire…”

    Ma veniamo alla sostanza: lei afferma di non essere una virologa; neanche io. La differenza tra me e lei è molto semplice: lei aggiunge le sue opinioni pur non avendo le competenze per farlo (avendolo dichiarato chiaramente), io NO.

    E questo vizio (voler dare soluzioni ad un problema non avendo alcun titolo per farlo) insieme all’ipocrisia secondo me impoverisce il confronto in genere e rappresenta uno dei problemi più seri dell’Italia di oggi.

    Buona giornata

  4. Mi domando perché tutta sta critica su Conte e il governo e zero su Fontana Zaia e le rispettive amministrazioni regionali che hanno chiesto ed ottenute misure di contrasto molto più liberticide di quelle da loro richieste

  5. Rispondo a sal

    Questo discorso ineccepibile per la forma lo faccia ai milioni di meridionali ke vivono con lavoro giornaliero di risulta abbiano finito i soldi per la spesa famiglie co figli da sfamare e pil cui reddito e la giornata ke prende il capofamiglia nei campi o in nero.stare in casa e necessario ripeto ma il tutto nell ambito di una gradualità e programmazion inesistente.se non moriremo di coronavirus l avvocato del popolo ci farà morire di fame.

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