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Così Di Maio s’è bevuto Conte - Seconda parte

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Il nome di Super Mario era una garanzia per la nostra azione diplomatica e la sua immagine di uomo fedele a lui avrebbe non solo fatto dimenticare a tutti le smargiassate di gioventù ma gli avrebbe persino dato una patina di uomo di Stato. Alla vecchia e democristiana maniera certo, ma. si sa, per gli Alleati conta solo la fedeltà e l’affidabilità. Tenendo ferma la rotta europeista e atlantista, di Maio ha capito che non sbaglierà. Le gite in macchina oltralpe con Di Battista, alla ricerca di gilet gialli, o l’impeachment di Mattarella convulsamente chiesto senza che forse nemmeno si rendesse bene conto di cosa stesse parlando, sono testimonianze archeologiche ormai.

E anche Mattarella, come un buon padre di famiglia, sa perdonare il figliuolo prodigo con l’aria pulita e da bravo ragazzo. Moriremo democristiani? E il calzino da rivoltare che fine ha fatto? L’occhio vispo e il sorriso sornione, l’eloquio vuoto ma gentile, stanno lì a mostrarci che neanche stavolta forse ci sarà per noi scampo.

Corrado Ocone, 26 maggio 2021