Esteri

Così Hamas tratta i civili palestinesi

Tredici operatori umanitari trucidati perché aiutavano la popolazione

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Il Gaza Humanitarian Foundation che da giorni sta distribuendo generi di prima necessità alla popolazione palestinese ha emesso il seguente comunicato: “Questa sera, (11/06/2025) intorno alle 22:00 ora di Gaza, un autobus con a bordo 20 operatori del Fondo Umanitario di Gaza, palestinesi locali che lavorano fianco a fianco con il nostro team americano per fornire aiuti vitali, è stato brutalmente attaccato. Al momento dell’attentato il team si stava dirigendo verso un centro di distribuzione vicino alla zona occidentale di Khan Yunis. Stiamo ancora raccogliendo i dettagli, ma ciò che sta venendo alla luce è sconvolgente: almeno cinque persone sono state uccise, diverse ferite e si teme che membri dello staff siano stati rapiti. Condanniamo questo attacco spregevole e pianificato con la massima fermezza. Si trattava di operatori umanitari. Persone in missione. Padri, fratelli, figli e amici, che hanno rischiato la vita per aiutare gli altri. I nostri cuori sono spezzati. Siamo al fianco di ogni vittima, di ogni famiglia e di ogni persona ancora dispersa. Questo attacco non è avvenuto per caso. Negli ultimi giorni Hamas ha apertamente minacciato il nostro personale, gli operatori umanitari e i civili che aiutiamo. Il mondo è rimasto in silenzio di fronte a queste minacce. GHF ritiene Hamas pienamente responsabile della morte di lavoratori dediti al servizio del pubblico palestinese presso le nostre sedi nella Striscia di Gaza centrale e meridionale. Stasera il mondo deve vedere le cose per quello che sono: un attacco all’umanità intera”.

Tutto questo è stato confermato da Hamas che sul canale GAZA NOW ha dichiarato: “Tredici collaboratori dell’occupazione sionista sono stati giustiziati a Khan Yunis, a sud della Striscia di Gaza, tra cui cinque mercenari che collaboravano con Yasser Abu Shabab. Alcune delle esecuzioni sono state eseguite davanti alla casa del leader martire Yahya Sinwar”. War Zone, canale Telegram propal, la voce in italiano di Hamas, in un suo post è andata addirittura oltre scrivendo.
“Ecco la fine che fanno i traditori che collaborano (anche membri Isis) con lo Stato terrorista di Israele. I membri di Abu Shabaab, armati e protetti dai terroristi israeliani, sono gli stessi che rubano gli aiuti umanitari per far ricadere la colpa sulla Resistenza palestinese. Quelli che, insieme a Israele, sparano sui civili di Gaza in fila per un pezzo di pane sono stati annientati dalla Resistenza. La caccia ai collaborazionisti è aperta. Non ci sarà pietà per i traditori al servizio di Israele”.

Così Hamas tratta i civili palestinesi che non obbediscono ai suoi ordini. Ora bisogna solo aspettare per vedere se e come questa notizia verrà riportata dalle più importanti redazioni e dalle agenzie di stampa. È comunque necessario ricordare, repetita iuvant, che il blocco degli aiuti umanitari da parte dello Stato Ebraico è partito dopo le sistematiche razzie da parte dei terroristi di Hamas che, armi alla mano, salivano su ogni camion entrato nella Striscia di Gaza e ne rubavano il carico. Filmati a testimonianza sono stati trasmessi da molte emittenti internazionali e sono ancora reperibili in Rete. Hamas ha depredato milioni di dollari di aiuti internazionali e ha usato la carità del mondo per finanziare la guerra. Ha trattenuto il materiale che poteva avere uso bellico e rivenduto il resto al mercato nero con prezzi che solo in pochi potevano pagare. Per gli altri fame e avanzi.

Solo la disperata situazione della popolazione civile, ridotta allo stremo da questi continui furti e dalle loro conseguenze, ha convinto Israele e Stati Uniti a riprendere gli aiuti appaltando però il servizio alla Gaza Humanitarian Foundation che, consegnando direttamente alle famiglie, impedisce ad Hamas di impossessarsi di ciò che il mondo sta donando alla popolazione civile. L’attentato della notte scorsa durante il quale tredici volontari civili (quelli dichiarati da Hamas), sono stati uccisi senza pietà è un avvertimento macchiato di sangue a coloro che ancora collaborano con la fondazione americana. Inutile girarci intorno, è la distribuzione diretta il danno più importante ai terroristi perché non potendo razziare non possono autofinanziarsi. Secondo informative che arrivano dai servizi segreti occidentali il blocco e la ripresa controllata degli aiuti impedisce ad Hamas di attuare la sua politica di furti e rapine e, di conseguenza non riesce, o riesce solo in parte, ad acquistare armi da contrabbandare dal Sinai o dall’Egitto e a pagare gli stipendi.

Questo è il motivo delle minacce ai volontari che aiutano la GHF nella distribuzione, minacce sfociate con il massacro di tredici persone che volevano lavorare per sfamare le loro famiglie sicuramente provate dai tanti mesi di guerra. Pubblicare poi che fra le vittime ci fossero mercenari che collaboravano con Yasser Abu Shabab, organizzazione estranea alla distribuzione diretta, o appartenenti all’ISIS, è solo un altro modo per coprire il vero scopo e infangare la memoria delle vittime.

Michael Sfaradi, 12 giugno 2025

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