Cultura, tv e spettacoli

Così Zalone asfalta il politicamente corretto

Con una risata da 41 milioni smaschera radical chic, ricchi ipocriti e la nostalgia di Dio che la cultura woke vorrebbe cancellare

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41 milioni di euro di incasso complessivo e 5 milioni di spettatori al 2 gennaio 2026 per il film “Buen Camino” di Zalone-Nunziante, un cinema italiano che scuote. Battute irriverenti e scorrettissime da far tremare la schiera della cultura woke e non solo, tematiche scottanti su cui si glissa anche in certe conversazioni tra amici per evitare di farseli nemici; un caso, quello di Checco Zalone, che riesce a mettere in luce i nostri nervi scoperti e a farceli osservare, ma con quel giusto distacco che solo una risata permette. Si aggiunga alla narrazione uno scandalo raro sullo schermo, quello cristiano.

La ricchezza dell’azienda Zalone, sudata da papà Eugenio in sessant’anni di duro lavoro, viene sperperata dissennatamente dal figlio che riesce a sommare nel suo esibizionismo egoriferito tutta la distopia social e sociale che ci assedia giorno e notte. Da una parte una ricchezza smargiassa priva di sacrificio e piena di ostentazione, dall’altra un’ex moglie bellissima Linda, Martina Colombari, nelle vesti di una modella redenta e sposata ora a una socialità radical chic, estremamente corretta, equilibrata, vestita di tessuti pregiati, ma indossati con lo snobismo di chi disprezza fintamente la ricchezza che possiede. Vediamo allora un dualismo alla Checco: da una parte l’ostentazione capitalista dall’altra l’affettazione radical altrettanto spaccona, ma coperta da un “correttismo” salvifico.

Infine, c’è Cristal, la figlia diciassettenne che scappa lontano da questi due mondi, diametralmente opposti, ma vuoti allo stesso modo. Vuole fare da sola un pellegrinaggio a piedi da Saint-Jean-Pied-de-Port attraverso Navarra, Castiglia e León, fino a Santiago de Compostela, vuole percorrere quegli 800 chilometri fino alla meta, perché dice: ho tutto, ma sento la mancanza di qualcosa. Difficile essere così autentici e semplici in questo mondo ormai, lei che aveva cultura e intellighenzia da una parte, soldi e potere dall’altra, è nitidamente alla ricerca di senso e si mette in cammino con un popolo variegato, a tratti grottesco, di pellegrini che mendicano un significato, insieme. C’è poi Zalone, un padre senza paternità, che si fa convincere dalla grazia di Alma, una figura stupendamente libera, a intraprendere questo cammino insieme alla figlia.

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Fa ridere, certo, perché, nostro malgrado, ci specchiamo in quelle storture, in quella caratterizzazione esagerata alla Zalone che prende in giro le nostre false credenze e ce le spiattella in faccia, ma che ci permette altresì di prenderne le distanze, riavviare il sistema e ricalcolare le priorità. E non si limita a questo, ci racconta anche della nostra storia cristiana, di un pellegrinaggio che ha avuto inizio nel IX secolo, dopo la scoperta delle reliquie di San Giacomo, un cammino che percorse San Francesco d’Assisi nel 1214. Tutti partono con una domanda e, alla fine del viaggio, la risposta che Alma dà ironicamente a Checco è emblematica “Ho scelto Gesù, mi accontento di poco”.

Diceva Calvino: “Se non tengo presente l’universo, perdo il senso delle proporzioni” e, guarda caso, a dare le giuste proporzioni è proprio questo cammino che permette a tutti i pellegrini di scoprire l’universo già dentro sé.

Fiorenza Cirillo, 4 gennaio 2026

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